5G, vecchie e nuove radiofrequenze, Wi-Fi. Quali i possibili rischi per la salute?

Viviamo annegati in un invisibile mare di campi elettromagnetici. E non sappiamo ancora – lo diranno i libri di storia – che effetti questi hanno sul nostro corpo.

5G, vecchie e nuove radiofrequenze, Wi-Fi onnipresente. Quali i possibili rischi per la salute e cosa fare per cercare di ridurli?
5G, vecchie e nuove radiofrequenze, Wi-Fi onnipresente. Quali i possibili rischi per la salute e cosa fare per cercare di ridurli?

Ma i cellulari fanno male? È una domanda che sentiamo girare da un paio di decenni, da quando cioè i primi cellulari hanno iniziato ad entrare nelle nostre tasche, nelle borsette delle donne, e ad appoggiarsi alle nostre tempie. La domanda rimane sempre la stessa, senza una risposta chiara. Probabilmente non sono pericolosi secondo molti, forse sì secondo altri. Nessuno se la sente di dire ‘assolutamente no!’ in ogni caso. Intervista a Maurizio Martucci, autore del libro ‘Manuale di autodifesa per elettrosensibili’ (Terra Nuova Edizioni).

Manuale di autodifesa per elettrosensibili
Manuale di autodifesa per elettrosensibili

Eppure, nonostante numerosissimi studi mettano in dubbio la sicurezza di questi aggeggi che emettono e ricevono frequenze radio, e delle antenne che raccolgono e ritrasmettono i segnali, come sono andate le cose? Sono andate in modo tale che in pratica oggi chiunque, anche i bambini, ha in tasca uno smartphone, che quasi ogni tetto – guardate in alto ogni tanto se riuscite a staccare gli occhi dal telefonino – ha qualche antenna installata. Sono andate in modo tale che dove non ci sono tetti le antenne vengono installate in cima a dei pali altissimi a volta camuffati da alberi alquanto improbabili.

Succede che, dovunque vi troviate, se provate ad accendere il wifi del vostro smartphone trovare decine di segnali provenienti da router wi-fi privati, pubblici o semipubblici.

Succede insomma che viviamo praticamente annegati in un invisibile mare di campi elettromagnetici. E non sappiamo ancora – lo diranno i libri di storia – che effetti questi hanno sul nostro corpo, e sulle nostre menti.

Maurizio Martucci, due lauree, giornalista e scrittore ha da poco pubblicato un libro dal titolo ‘Manuale di autodifesa per elettrosensibili’ (Terra Nuova Edizioni), dove tutti questi temi vengono affrontati in maniera molto chiara ed esauriente, e il quadro che ne emerge non è esattamente esaltante. Abbiamo chiesto a Maurizio Martucci di rispondere ad alcune nostre domande, per cercare di capire meglio come stanno le cose.

Quali sono i pericoli dimostrati e confermati del cosiddetto ‘inquinamento da Elettrosmog’, quelli dei quali ormai nessuno può più negare l’esistenza?
Partiamo da un distinguo: tutto ciò che è evidente e dimostrato da validati studi medico-scientifici, non è detto che sia confermato da regolamenti o norme di precauzione, tantomeno da riconoscimenti sanitari. Così possiamo tranquillamente dire che esiste l’elettrosensibilità, problema serio reale: un numero sempre più crescente di persone ne soffre nella società occidentale, molti anche in Italia. Si tratta di una malattia ambientale altamente invalidante, nel libro riporto alcuni casi e testimonianze raccontando le storie ‘invisibili’ di chi per colpa dell’elettrosmog ci ha rimesso la casa, il lavoro, la vita sociale o addirittura la vita!

L’elettrosensibilità è una patologia immuno-neuro-tossica tipo allergia, con reazioni violente multi-organo appena il corpo impatta con campi elettromagnetici anche di bassissima intensità. Poi ci sono i tumori maligni, soprattutto al cervello, crescenti quelli del nervo trigemino, giuridicamente accertati dalla magistratura italiana con sentenze, anche in giudicato, che stabiliscono il nesso telefonino=cancro! Per non parlare poi di stress ossidativo, senso di stordimento, nausea, vomito, danni al DNA, superamento della barriera ematoencefalica: ci sono circa un migliaio di studi che attestano gli effetti biologici per colpa delle irradiazione di pericolose radiofrequenze, dal 2011 nella ‘black list’ dell’Organizzazione Mondiale della Sanità…

Cosa succederebbe se (e dico se, perché anche la ricerca medica a volte deve piegarsi alle più forti leggi del profitto e del mercato) venisse dimostrata in maniera inconfutabile la pericolosità delle radiofrequenze utilizzate per la trasmissione di dati ad altissima velocità tra gli smartphone e le antenne che trasmettono e ricevono il segnale?
Che dall’oggi al domani crollerebbe tutta l’immaginifica impalcatura su cui, sbrigativamente, stanno costruendo l’illusione futuristica dell’iperocomunicazione di massa, dello stare sempre connessi, dell’all inclusive a costo zero. Lo scontro è proprio sugli interessi: da una parte quello delle aziende private che, nella loro ottica, hanno l’unico interesse nel business e nel fare profitto. Dall’altra però, l’interesse alla salvaguardia della tutela della salute pubblica, a cui sono demandati gli organismi di controllo. In mezzo ci sono i cittadini, gli utenti, l’anello debole della catena. Sono loro a pagarne le conseguenze, se non c’è una corretta informazione che dica chiaramente a quali rischi siamo esposti ogni giorno vivendo immersi in un pericoloso brodo elettromagentico che non ha precedenti nella storia dell’umanità.

Provi lei a togliere il segnale dello smartphone a chiunque, oggi. Come si fa a sensibilizzare rispetto a questi problemi una popolazione che vive praticamente con il naso incollato al telefonino, e che va letteralmente nel panico più totale se facebook o youtube sono giù? Come si fa, realisticamente, secondo lei, a spiegare a qualcuno che non può più mandare al mondo – in tempo reale  – la foto del gelato che sta mangiando?
L’educazione al corretto uso delle nuove tecnologie è uno dei punti cardine di un processo intentato da un ex lavoratore di Brescia, vita rovinata per un tumore da cordless e cellulare, contro il Ministero della Sanità. La causa gira proprio su questo: c’è bisogno di una corretta informazione, e solo gli organi pubblici deputati, come il dicastero della salute, può farlo, come avviene ad esempio in Francia o California. Infatti da alcuni tempi il Ministero ha inserito sul proprio sito Web un decalogo di buone pratiche sull’uso dello Smartphone e non solo. E poi, è ormai pronta pure la tecnologia meno pericolosa: il Li-Fi, la trasmissione dati non più in radiofrequenza ma attraverso lo spettro visibile della luce. L’alternativa c’è, come il più sicuro cablaggio, la rete attraverso il cavo, è solo una questione culturale, oltre che di scelte politico-economiche…

E adesso arriva il 5G. Quale è il salto in avanti che questa frequenza compie rispetto a quanto abbiamo avuto fino a questo momento? Se non sbaglio il 5G servirà tra le tante cose anche a connettere tutti gli elettrodomestici di casa alla grande ‘internet delle cose’…
Il salto sarà enorme e nel vuoto, nel senso in assenza di studi preliminari sugli esiti a medio-lungo termine di queste nuove alte frequenze appena messe all’asta dal Governo, andremo incontro ad un vero e proprio tsunami di microonde millimetriche. Saremo invasi di radiofrequenze: non basteranno più le circa 60.0000 antenne stazioni radio-base spesso sui tetti dei palazzi, nemmeno i circa 24.000 Wi-Fi pubblici, senza contare i router privati. Adesso col 5G avremo molto probabilmente altri milioni di micro-antenne, una ogni lampione della luce, una ogni decina di metri, ovunque, non solo in città ma pure nei paesini più remoti, in campagna, parchi, aree protette e pure in autostrada. Il rischio è che le Smart City si possano tradurre in veri e propri forni a microonde a cielo aperto, coi cittadini a fare da cavie, in attesa che i limite soglia vengano innalzati dagli attuali 6 V/m a ben 61 V/m… ma questo nessuno lo dice, nessuno lo sa. Lo scrivo nel libro…

Quanto contano i politici ‘italiani’ che siano di destra o di sinistra poco importa, in tutto questo? Hanno qualche potere, hanno voce in capitolo, oppure di fronte ai poteri forti a livello europeo e oltre possono fare ben poco?
Certo che contano, eccome, nonostante il progetto 5G sia partito dall’Unione Europea. Il problema di fondo è che i politici sono letteralmente incompetenti in materia. Non hanno la corretta informazione. Prendiamo il ministro Di Maio, che l’altro giorno ha beatamente acceso la prima antennina del 5G a Bari: lo fa ammaliato da un’ideologia progressista di un intelligente futuro ‘smart’ che però cozza contro la tutela della salute pubblica: so che molte associazioni di malati ed elettrosensibili in questi giorni hanno scritto a Di Maio e agli altri politici, facendo appello al buon senso, come ripetuto dai medici ambientali dell’ISDE Italia che hanno chiesto una moratoria, ma niente. Non vogliono capire il rischio a cui ci stanno esponendo. Mentre nel resto del mondo, abbiamo il precedente di quattro comuni tra Florida e California che hanno già negato l’accesso al 5G sul loro territorio. Perché? Perché i politici hanno raccolto le paure denunciate dai cittadini. Lo stesso, però, non pare funzioni in Italia…

Il titolo del suo ultimo libro ‘Manuale di autodifesa per elettrosensibili’ ci impone di farle questa ultima domanda. Come ci si difende? Cosa dobbiamo fare? Rassegnarci, sperare che gli allarmi siano infondati e intanto continuare a guardare netflix sul cellulare, andare a vivere in campagna? Quali sono i suoi consigli pratici per chi è sensibile a questo problema ma obiettivamente può fare ben poco per sottrarsi alla realtà in cui è – letteralmente – immerso fino al naso?
Non si tratta di allarmare nessuno, ma né di pensare che i dati forniti ad esempio nel mio libro siano infondati o sopra dimensionati. Tutt’altro! Mi ripeto: il problema c’è, esiste, è grave e reale, ma soprattutto di urgente risoluzione. Il modo migliore per difendersi è semplice: cercare le informazioni utili che magari il main stream non offre, accrescere la propria consapevolezza sul rischio, evitando soprattutto che a cadere nella trappola siano le categorie più deboli, come i malati, bambini e adolescenti. Il fenomeno del cosiddetto ‘zombismo’ non altro che la parte sociologica del nesso, la cronaca ci dice che in Italia muoiono sempre più giovani in piena salute, senza fattori di rischio preesistenti, per morte improvvisa, nel sonno, di notte, dicono per morte ‘naturale’. Quando la ricerche, ad esempio, come la più grossa mai condotta al mondo sulle radiofrequenze delle antenne promossa dall’Istituto Ramazzini di Bologna parla di elettrosmog come rischio infarto, problemi cardiocircolatori… Come la mettiamo? La migliore difesa è l’informazione e la consapevolezza. Cominciando pure dalla classe medica, all’oscuro del rischio…

Manuale di autodifesa per elettrosensibili
Come sopravvivere all’elettrosmog
autore: Maurizio Martucci
editore Terra Nuova Edizioni
collana Stili di vita
pagine 240
pubblicazione 07/2018
ISBN/EAN 9788866813910

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