Diventare modella. Le modelle di oggi, i social media

Diventare modella. Le modelle di oggi, i social media
Diventare modella. Le modelle di oggi, i social media

In questa parte dell’intervista ad Andrea Autieri di The Lab Models, agenzia di modelle a Milano affrontiamo il tema delle ‘nuove modelle’, quei personaggi che grazie ai nuovi media, ai social media, diventano un po’ di tutto, anche modelle. Anche quando non avrebbero i numeri e le caratteristiche per fare questo lavoro. Andrea ci aiuta a capire questo fenomeno. Molto interessante, anche se un po’ (opinione personale) deprimente.

Parliamo della modelle attuali e di come i social media hanno cambiato tutto, anche il mondo della moda e delle modelle. Mentre parliamo, sul tavolo qui davanti a noi vedo Vogue Italia con “la Gigi Hadid” in copertina. Io personalmente, una come la Gigi Hadid non la considero una modella. Tu la consideri una modella?

 

Queste donne che sono uscite negli ultimi anni… bisogna considerarle modelle nel senso che Gigi Hadid ha fatto la sua prima campagna all’età di 5 anni, Guess by Marciano. Era bionda, bellissima, una bambina stupenda. Poi ha avuto altri interessi eccetera… L’avvento dei social network ha cambiato la pubblicità. È cambiato veicolo tramite il quale uno stilista fa promozione. Comprare una pagina pubblicitaria su un giornale costa. Dire ad una modella “ti mando un vestito fatti un selfie, taggami visto che tu hai un milione e mezzo di followers…” in quel momento, con una foto, con un investimento molto basso tu raggiungi 1,500,000 di persone senza spendere soldi.

Questo ha fatto nascere il fenomeno delle IT girl. Gigi Hadid, se andiamo a contare i suoi followers su instagram sicuramente supererà il milione di followers. Lo stesso discorso vale per le Kardashians… io ne faccio tutto un blocco. Arrivano da un programma televisivo che ha spopolato in America, anche grazie alla mamma che ha gestito la carriera delle figlie, da gran manager…

Però se io parlo con mia mamma, chiaramente, di Gigi Hadid o delle Kardashians non sa nulla, perché mia mamma non ha accesso al mondo internet, al canale instagram eccetera. Parli con una ragazzina di dodici anni, il suo sogno è essere come le Kardashian.

Poi le dinastie in America hanno sempre funzionato, dai Kennedy passando per i Clinton adesso, i Rockefeller, ti rendi conto che le famiglie sono sempre quelle.

Sta succedendo lo stesso nella moda, le Kardashian, le Hadid – perchè adesso c’è Gigi ma c’è anche Bella. Tra l’altro – per inciso – ci stanno adesso infilando anche il fratello delle Hadid. La mamma poi, se non mi sbaglio è diventata testimonial di un prodotto di bellezza.

Siccome al momento il potere fashion è stato dislocato negli Stati Uniti, i fotografi migliori – non solo americani ma mondiali – vivono a New York, gli stylists migliori vivono a New York, i casting director più influenti vivono a New York… di conseguenza New York detta le linee guida che poi i mercati più importanti cioè Milano Parigi e Londra tendono a seguire. Parigi un po’ meno rispetto agli altri due, perché Parigi è sempre stato un po’ l’eccezione alla regola, Milano invece è un mercato che segue quello che fanno laggiù.

Come mai parte tutto da New York?

Perché tutto nasce nel periodo delle sfilate, che è il periodo in cui si raggiunge l’apice della visibilità per le modelle.

Il casting director è americano o italiano, i più importanti al momento sono americani, più un italiano. Vivono a New York, scelgono le modelle a New York e quindi partono da New York.

Siccome queste donne non si fermano solo a New York, ma seguono il flusso delle sfilate, e cioè New York, Londra, Milano e Parigi… il casting director si crea un basket di modelle, una sua cerchia di modelle preferite che poi tende a riconfermare alle sfilate che ha in giro per il mondo.

Ecco perché l’Italia come altri mercati tende a seguire quello che e già stato deciso a New York. Quindi ecco perché spesso a Milano ci è difficile lanciare una new face, cosa che invece non succedeva quindici o venti anni fa quando le maison più importanti erano italiane e sfilavano in Italia. Se Versace sfilava qui, la donna partiva da qui e tutti volevano fare Milano.

Adesso Milano sembra quasi che abbia meno potere, cosa non giusta, non vera, ma resta il fatto che siamo assoggettati e costretti a subire delle scelte che arrivano direttamente da New York.

Adesso ci troviamo con uno ‘show package’ da trenta donne tutte molte interessanti, e ti capita il casting director che ti chiede: “ma ha fatto New York? Cosa ha fatto a New York?” E tu dici no… parte da Milano. Ah, ok, perfetto. Quindi ha meno appeal sul designer, alla fine.

(Come dicevo all’inizio, una situazione deprimente [Alessio Cristianini])

Ringraziamo Andrea Autieri di http://www.thelabmodels.com/ Agenzia di Modelle a Milano.

Alessio Cristianini e Charlotte Mesman

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