Fabio Breccia, regista e scrittore. Quando talento e destino ti portano dove non osavi sperare

Fabio Breccia è oggi un regista pubblicitario – non solo pubblicitario – molto apprezzato e impegnato su molti fronti. Scorrendo l’elenco delle produzioni che portano la sua firma troviamo i più importanti nomi sul mercato di oggi.

Fabio Breccia, regista e scrittore
Fabio Breccia, regista e scrittore

Fabio Breccia è oggi un regista pubblicitario – non solo pubblicitario – molto apprezzato e impegnato su molti fronti. Scorrendo l’elenco delle produzioni che portano la sua firma troviamo i più importanti nomi sul mercato di oggi, da TIM a Huawei, da Disney a Wind, e via discorrendo. Ma registi non si nasce, si diventa. Ci vuole passione innazitutto, capacità chiaramente, e poi si deve avere la capacità e la fortuna di riuscire a fare le cose giuste nel momento giusto. Come ad esempio rifiutarsi di apparire in un reality show incentrato su un gruppo di giovani registi. Da quel rifiuto è partita la carriera di Fabio Breccia, regista e scrittore. Ecco la sua storia.

Come hai iniziato? Quali sono stati i tuoi primissimi passi nel mondo della produzione video?
Ho una formazione tecnica, a 19 anni ero un operaio specializzato su macchine a controllo numero. A modo mio grande lettore, sin da bambino ho letto tantissimi romanzi, il mio hobby era la scrittura. Casualmente ho saputo di un corso da videomaker gratuito, ed ho voluto provare per curiosità. Ho rispolverato dei vecchi video di skate che avevo fatto quando appunto praticavo skateboard con gli amici e mi sono immerso in quella che non potevo credere diventasse una professione.

Grimaldi Lines adv 2019 from Fabio on Vimeo.

Dopo quel corso è iniziata una formazione confusa e ‘randomica’. Ho iniziato a fare il montatore in uno studio del capoluogo della mia regione, Ancona, quando potevo uscivo in troupe come assistente operatore, ho seguito corsi di qualsiasi tipo (da fonico di presa diretta, a post produzione su vari livelli). Ultimo passo un concorso per videoclip su una rivista specializzata che metteva in palio una borsa di studio per una scuola di cinema privata che ha sede a Cinecittà. Vinta quella mi sono trasferito a Roma.

Onestamente ho iniziato pensando che sarebbe stato bello mantenermi facendo riprese di matrimoni e negli anni gli orizzonti si sono sempre più allargati, le mie ambizioni aumentate, ed ora il lavoro di regista è diventato il centro della mia vita.

Ricordi ancora il tuo primo, vero lavoro retribuito? E la tua prima ‘macchina da presa’?
Avevo da poco finito di seguire il primo corso da videomaker quando un operatore freelance, amico e collega di uno dei miei insegnanti, mi ha contattato per seguirlo da assistente per la realizzazione di alcuni lanci da fare con due famose VJ di MTV Italia.

Kocca adv 2018 (long version) from Fabio on Vimeo.

Era un lavoretto che una mini-troupe di MTV realizzava in trasferta nelle marche, io dovevo portare batterie e pannelli all’operatore contrattualizzato in loco, ma per me fu un’esperienza incredibile. Conoscere dei volti televisivi noti e poter dire di aver lavorato per MTV.

Tre o quattro anni dopo finii erroneamente in quello che pensavo fosse un colloquio di lavoro e si dimostrò un casting per giovani registi che dovevano diventare protagonisti di un reality o talent Sky. Mi rifiutai di andare in video, ma il mio ancor striminzito showreel finì nelle mani del capo autore che era anche autore di un programma tv Italia 1. Lui stesso pochi giorni dopo mi contattò chiedendomi di curare la regia delle esterne di quel programma, così tornato nelle Marche dopo la scuola di cinema, mi trasferii nuovamente a Roma. Ricordo che quando mi chiamò la produzione per discutere il mio compenso buttai giù il telefono inventando una scusa e chiamai un operatore per il quale avevo lavorato da assistente chiedendo “quanto prende un regista su Italia1?”

Sono un appassionato di fotografia e negli anni mi sono comprato tante macchine fotografiche, con diverse di queste ho girato alcuni video, ma non ho mai avuto una macchina da presa o telecamera mia personale.

Crieri 2018 (dir.cut) from Fabio on Vimeo.

Pensi che sia importante frequentare prima una scuola per potersi avvicinare a questa professione?
La formazione, le basi di linguaggio e comunicazione sono fondamentali. Molti talentuosi e coraggiosi autodidatti si buttano nel mercato, anche con ottimi risultati. Molto spesso però si lanciano in emulazione, riproducono quello che vedono, si appiattiscono in un unico stile.

Lo studio e l’interazione magari con “vecchi maestri” ti dà le basi per affrontare qualsiasi dubbio, qualsiasi situazione.

Sembrerà assurdo, ma secondo me anche la via dell’innovazione, della ricerca di un linguaggio nuovo, è molto più diritta se si conoscono le basi. Al contrario sarebbe solo una serie di tentativi alla cieca.

Quale è il tuo sogno nel cassetto? Il progetto su cui magari stai già lavorando, ma che non sei ancora pronto a realizzare?
Ultimamente una produzione romana ha letto il soggetto che ho scritto per un corto che vorrei girare. Mi è stato detto “lo abbiamo letto ad alta voce, con questa musica di sottofondo, beh due ragazze qui avevano gli occhi lucidi”.

Questa è la cosa più vicina al mio sogno. Non un progetto in particolare, ma semplicemente poter raccontare e poter emozionare. Più di poter vendere.

Poi nel cassetto ho un trattamento vecchio 17 anni ed un romanzo che scrivo da 4 anni. Qualcosa che bolle c’è.

Il filmmaker del 21esimo secolo spesso comprende più figure professionali che in passato erano separate: regista, operatore, autore, direttore della fotografia… e via discorrendo. Quali sono gli aspetti di cui ti occupi personalmente per quanto riguarda la produzione dei tuoi video?
Ho mosso i miei primi passi come filmmaker del 21esimo secolo, l’ho fatto per anni, e l’ho odiato. La vedo una figura utile solo alle produzioni per ridurre le spese. So montare con Avid, Final Cut, Premiere e Resolve (non che il software faccia il montatore). Appassionato di fotografia. Scrivo. Di lavoro faccio il regista. Eppure trovo che la cosa bella del mio lavoro sia collaborare, condividere, arrivare al compromesso con i propri collaboratori. Io personalmente mi occupo di regia quando lavoro. Poi per hobby o progetti personali capita anche di occuparmi del catering.

Cosa non ti piace nel mondo in cui tu ti muovi, vivi e lavori? Quali sono le cose che potendo cambieresti, o perché ingiuste, anacronistiche o non ‘logiche’?
Il mondo della pubblicità sta vivendo una rivoluzione, o per lo meno un forte assestamento. Sia nella struttura organizzativa, sia nel linguaggio, nei linguaggi. Le agenzie stanno subendo un duro colpo e capita spesso ormai di trovare clienti che non si avvalgono di creativi e che si rivolgono direttamente alle produzioni. I budget sono sicuramente più bassi di quelli dei favolosi anni 90, che comunque io non ho vissuto.

Di fatto per emergere come regista serve prima di tutto il talento, ma anche una certa disponibilità di tempo e perché no anche danaro, per realizzare dei prodotti che ti rappresentino, per scrivere sceneggiature e script, per presentare le proprie capacità al mondo. Il mio sogno è che tutti in qualche modo possano coltivare il proprio talento e mostrarlo agli altri. Le tecnologie sempre più accessibili ed economiche sono il primo passo. Solo vent’anni fa pensare di girare e montare un video a casa, da soli, senza soldi, sarebbe stato impossibile.

Più nello specifico, nel mercato, ci sono pochissime regole. Ho visto registi girare un video investendo di proprio e spacciandolo poi per uno spot Adidas. Registi di videoclip che rimontano i videoclip realizzati per cantanti italiani e spacciati per spot per grandi brand internazionali. Produzioni famosissime che in gara per un cliente chiamano il regista storico di quel brand chiedendo di poterlo rappresentare nella suddetta gara e poi non lo presentano a sua insaputa, solo per metterlo fuori gioco.

Ci vuole sempre talento, se non ne hai non emergi, squalo o no che tu sia. Ma ci vuole anche pelo sullo stomaco.

Se dovessi dare un consiglio ad un esordiente, visto appunto il caos del mercato, sarebbe quello di puntare su uno stile diverso. Di non replicare quello che fanno gli autori in voga, bensì di fare qualcosa che spicchi, che si differenzi.

Cosa avresti fatto nella vita se non fossi diventato un director?
L’ho detto all’inizio, avrei lavorato alle macchine a controllo numerico, fatto stampi probabilmente.

Ringraziamo Fabio Breccia – Director
http://www.fabiobreccia.com/
https://vimeo.com/fabiobreccia/
https://www.instagram.com/fabio_breccia/

ADVERSUS

 

Se ti è piaciuto questo articolo, non perdiamoci di vista. Aggiungi ADVERSUS ai tuoi preferiti. Basta premere contemporaneamente i tasti CTRL e D sulla tua tastiera. Prova! :-)

LINK SPONSORIZZATI
TOP ARTICOLI SU ADVERSUS

Send this to a friend