Il digiuno intermittente serve? Fa bene, può fare male?

Il digiuno intermittente serve? Fa bene, può fare male?
Il digiuno intermittente serve? Fa bene, può fare male?

Periodicamente si torna a parlare del digiuno, di uno o tre giorni, come una pratica in grado di migliorare la qualità della vita, lo stato di salute, addirittura di allungare la vita. Lo dicono ricerche condotte a livello universitario, ricerche che non possono non essere tenute nella dovuta considerazione o ricondotte a livello di ‘si dice’ come spesso capita quando si parla di diete. Abbiamo chiesto al Prof. Nicola Sponsiello, Medico Dietologo, Docente (a c.) presso diverse università, di aiutarci a capire bene come funziona il digiuno, se fa bene e perché, a chi potrebbe far male. Ecco cosa ci ha detto il Prof. Sponsiello.


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Il cosiddetto fasting, o digiuno totale di uno, tre o a volte più giorni, sale periodicamente agli onori delle cronache. A volte come curiosità, ma a volte anche come oggetto di ricerche scientifiche ‘serie’. Ci può aiutare ad inquadrare questa pratica molto diffusa in certe culture e religioni da un punto di vista scientifico? Innanzitutto, bere solo acqua per tre giorni può essere pericoloso?

Credo che la confusione su questo argomento nasca dai diversi effetti che il digiuno intermittente può avere. Si sono misurati aumenti della produzione di un mediatore (SIRT) che ha effetti sulla modulazione dell’invecchiamento; ci sono evidenze di modulazioni del nostro metabolismo (utilizzo di nutrienti); c’è un riequilibrio ormonale su più ghiandole; si regola meglio la morte cellulare programmata (apoptosi). Ci sono ancora diversi dubbi di carattere pratico, ovvero: la durata e la modalità della restrizione calorica. Un recente lavoro ci spiega che molti degli effetti positivi si possono avere anche con digiuni molto brevi (16 ore) da farsi con una relativa frequenza. Negli scorsi anni invece si riteneva che solo coi 2-3 giorni di semi-digiuno si potesse avere risultato. In ogni caso come ogni strumento, anche questo ha i suoi aspetti delicati, in effetti c’è il rischio che in soggetti predisposti, questa pratica possa aumentare la resistenza insulinica, con rischi di incremento di peso repentini.

Quali sono i possibili effetti benefici del fasting sulla salute e sulla psiche? Lo scorso anno è stata data risonanza ad una ricerca del Prof. Valter Longo della University of Southern California, in cui si sosteneva che digiuni regolari potrebbero allungare significativamente le aspettative di vita.

Gli studi sono concordi, c’è chi ne ha fatto quasi un unico filone di studio, ma da più parti c’è coralità nell’attribuire al digiuno intermittente molti effetti benefici. Basta, in realtà, provare a saltare completamente una cena per percepire un benefico senso di leggerezza e di efficienza, il giorno dopo. In fondo si tratta di fare quello che naturalmente capitava all’inizio della storia umana: il cibo non era semplice da trovare, capitava di non averne. I vantaggi psichici derivano quindi prevalentemente da un minor “stress” indotto dalla digestione. C’è anche un senso di ebbrezza temporaneo che ha diverse radici, che non guasta. Sul lungo termine, però, non ci sono ancora certezze.

Quali invece i potenziali pericoli di un regime alimentare così drastico?

I rischi sono di due ordini: metabolico e compensativo. Quello metabolico (già citato sopra) riguarda la possibilità di innescare una condizione di insulinoresistenza in soggetti predisposti, ovvero: dopo ogni pasto la produzione di insulina aumenta con una serie di conseguenze negative. Quello compensativo riguarda meccanismi di gratificazione successivi al digiuno che portano a mangiare troppo (autogiustificandosi) dando luogo ad un incremento del peso. Serve attenzione e consapevolezza nell’amministrare bene i pasti successivi il digiuno.

Quale la sua opinione in merito, e i consigli che può dare a chi sta o stava pensando, magari senza una supervisione medica, di mettersi a digiuno totale per un periodo?

La forma breve (quella delle 16-18 ore) di digiuno, fatta 2-3 volte al mese non richiede particolare cura. Importante, in ogni caso, è idratarsi bene e con attenzione, l’acqua non deve assolutamente mancare. La forma lunga invece almeno una volta va indirizzata da un esperto. Importante sapere se si è in condizioni organiche adeguate e come gestire i pasti successivi. Per tutti invece si deve considerare che ci può essere una limitazione dell’esercizio fisico (contingente) e un non lontano rischio di aumentare di peso nelle giornate successive.

In conclusione sebbene la strategia sia interessante e sostanzialmente consigliabile, va detto che una pratica motoria ben gestita nel modo e nel tempo ha vantaggi sulla salute addirittura superiori a quelli del digiuno. Se dovessi consigliare una persona sana su quale scelta fare, non avrei dubbi nell’indirizzarla verso l’esercizio fisico adatto, ormai riconosciuto come vero e proprio strumento di salute.

Per approfondimenti:

1) Chaix A et al, Cell Metab. 2014 Dec 2;20(6):991-1005.
2) Vilà-Brau A et al, J Lipid Res. 2013 Mar;54(3):592-601
3) Hatori M et al, Methods Enzymol. 2015;552:145-61

Ringraziamo il Prof. Nicola Sponsiello, Medico Dietologo, Docente (a c.) presso diverse università
www.nicolasponsiello.com

Alessio Cristianini per ADVERSUS

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