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| Intervista ad Alviero Martini
Alviero
Martini
Uno degli stilisti italiani più apprezzati e 'talentosi', Alviero
Martini è soprattutto uno spirito libero, un artista a tutto tondo
che nella vita ha spaziato attraverso numerose diverse forme di espressione
artistica, la moda in cima a tutte. E i viaggi.
Abbiamo intervistato Alviero Martini, abbiamo parlato di moda, di
viaggi, di anni '70, di 'sociale'. E di molto altro.
Quando si sento il nome di Alviero Martini
lo si associa istantaneamente a due concetti: moda e viaggio. Perdoni
la banalità della prima domanda, che però è anche
d'obbligo. Da dove nasce la sua passione per i viaggi e cosa rappresenta
per lei il viaggio?
L'essere nato in provincia mi ha creato qualche tormento da piccolo,
ma la curiosità è stata una grande spinta: volevo scoprire
e fare parte del mondo, non solo della campagna che mi circondava.
A 5 anni la prima fuga da casa, ho preparato un fagotto con un calzoncino
e maglietta, di soppiatto sono uscito di casa prendendo la strada che
portava a casa dello zio, proprietario da pochi giorni di una fiammante
Balilla e il mio intendimento era di partire con lui per un viaggio...
ma la mamma è arrivata sul più bello, mentre stavo al
volante e un sonoro ceffone ha messo fine, provvisoriamente, al primo
viaggio.
Poi il fascino dei treni, e a 14 anni il primo volo da solo, sempre
alla ricerca di emozioni, esperienze, sensazioni e confronto con altre
culture, ovvero... l'essenza del viaggio.
E la moda? Ci può raccontare come ha
iniziato?
A 14 anni ero garzone di bottega presso un negozio di abbigliamento
a Cuneo, e la sera facevo il giro delle sartorie. In una di queste ho
trovati i Signori Mirarchi, marito e moglie appena arrivati dalla Calabria.
Gentili ed ospitali, mi invitavano spesso a fermarmi a cenare con
loro, e poi si facevano orli, si accorciavano maniche ecc. ecc. Fino
a quando il fascino del tavolo di sartoria è emerso: Il sarto
un giorno mi da una pezza di tessuto, un gessetto, una forbice: "disegna
e poi taglia una gonna!, poi la imbastisci e la proviamo". Vedere
realizzato un semplice capo con le mie mani mi ha convinto che quello
sarebbe stato il mio mondo!
Non vogliamo confondere troppo i nostri lettori,
ma c'è anche stata una parentesi come attore nella sua vita,
prima di diventare Alviero Martini lo stilista di moda...
Se è per questo di parentesi ne ho avute parecchie!, l'arte,
la pittura, la scultura, la grafica, il vetrinismo, l'illustrazione,
la scenografia, i costumi e ... la recitazione. A 18 anni seguivo un
corso di teatro allo Stabile di Torino, saggio di fine anno e poi l'impresa:
con altri amici fondiamo la Cuneoteatro, una cooperativa che ogni anno
sfornava una paio di spettacoli per le scuole, per il decentramento
e a fine stagione si recitava al Teatro Toselli, la piccola Scala di
Cuneo. Poi qualcuno mi ha sussurrato che era arrivato il momento di
sperimentare la professione: parto per Roma, 6 mesi a piedi, tra Piazza
Navona e Pantheon, come tutti i miei colleghi ora famosi, e un giorno
"il provino": il grande Vittorio Gassman cercava attori per
una opera di Pasolini , "Affabulazione". L'incontro non solo
si è rivelato fortunato, ma poi con Gassman siamo rimasti in
rapporti famigliari fino alla sua scomparsa. Un grande! Ma io nel frattempo
disegnavo, mandavo bozzetti su e giù per l'Italia, tra film Tv
e spot televisivi... sentivo che era con le mani che volevo esprimermi...
E così è stato, interrotto bruscamente nell'80, sono tornato
ai disegni e alla moda.
ALV (che è l'acronimo di Andare Lontano
Viaggiando) ma anche - chiaramente - l'inizio del nome Alviero, è
il suo nuovo progetto nella moda, che coniuga ancora una volta stile,
viaggio, abbigliamento ed accessori. Può introdurci nel mondo
di ALV, raccontarci qualcosa di più?
Il codice genetico di chi crea uno stile, una moda, è una segno
riconoscibile, tangibile, e tanto più è forte, tanto più
arriva internazionalmente. Il mio è il viaggio, che ho portato
in tutto il mondo con l'idea della carta geografica. Poi 4 anni fa ho
deciso un nuovo percorso. Studi, analisi, fantasie, sogni ed ecco che
emerge ancora una volta il viaggio: invento il nuovo marchio, prendo
il mio nome, lo sintetizzo in 3 lettere ALV, e mi viene quasi automatico
di trovargli una spiegazione logica, ed ecco che mi frulla per la mente
Andare Lontano Viaggiando, che evoca in breve tutto il mondo dei viaggi
e dei sogni che essi creano. Ma Alv vuole anche dire Amare La Vita!
Lei nasce in provincia e vive nel mondo. Cosa
si porta dietro, delle sue origini, e quanto deve alle sue origini,
l'Alviero Martini cosmopolita, creativo e artistico che conosciamo?
Credo sia spiegato bene nella prima domanda, tuttavia mi preme sottolineare
che quando si vive nel mondo non si pensa molto da dove si viene, se
non per ricordare che da li si è anche fuggiti, almeno io cerco
di vivere le realtà locali, ho abitato a Roma, Londra, New York,
Milano, e Rio. Poi molti viaggi, in tutto il mondo e ogni volta mi calo
nella realtà locale. Non c'e un solo posto al mondo che non sia
valsa la pena di visitare, certo alcuni luoghi sono più interessanti
di altri, ma oltre al panorama, mi piace confrontarmi con la gente locale,
ed ecco che anche un paesaggio meno esotico ha i suoi abitanti pregni
di storia e cultura che vale la pena conoscere. Non per questo vado
in Medio Oriente e mi metto una jallabah, o un sombrero se vado in Messico,
ma come diceva Goethe "È soltanto con occhi nuovi che si
compie un nuovo viaggio", quindi nessun travestimento, ma essere
se stessi, io, Alviero, nato a Cuneo , oggi qui, domani là.
Lei ha vissuto da vicino la 'swinging London'
degli anni '70. Cosa le ha dato quel periodo, quell'esperienza? Si è
trattato di una rivoluzione culturale come molti sostengono?
Si, Londra nel '70 era meravigliosa, specialmente per un ragazzino che
arrivava dalla provincia. Gli hyppies erano veri, non manichini vestiti
dalla moda. E poi tra i miei miti c'è Mary Quant, mai troppo
osannata per quanta moda ha proposto, e insieme a lei molti altri hanno
cambiato il costume. Poi c'era la musica dei Beatles, i Rolling Stones,
le grandi produzioni teatrali come Jesus Christ superstar, i grandi
coreografi, Roland Petit, Tyla Tarp, le top come Twiggy, attrici come
Vanessa Redgrave, i grandi magazzini nel massimo del loro splendore,
da Biba a Harrod's. Mi sentivo bene, avevo trovato casa, tanti amici
di tutte le religioni, da tutte le parti del mondo. Ricordo volentieri
le soste ad Hyde Park Corner o le gite a Portobello street. Oggi è
diversa, è sicuramente la città più avanti al mondo,
ma come tutte vive di grande congestionamento.
Come vede la moda italiana oggi? È
ancora (se mai lo è stata) la numero uno al mondo?
Assolutamente si! Numero uno sempre, da sempre. Innegabile lo stile
dei francesi, ma gli italiani hanno una marcia in più. Ovviamente
oggi ci si misura con una globalizzazione che condiziona anche parte
della creatività, si fanno anche collezioni mirate a clientele
lontane, ma gli italiani sanno mostrare quello stile che ci invidiano
in tutto il mondo. Una volta si avevano gli americani come massimo mito
per quanto riguarda l'organizzazione e la precisione, era forse vero
per un certo periodo, ma poi anche in Italia è arrivata una grande
efficienza e la produzione non fa che esaltare il nostro Made in Italy,
sempre più richiesto a tutte le latitudini.
Di cosa avrebbe bisogno la moda italiana per
'rilanciarsi'?
Manca solo l'economia! Il cliente finale deve tornare ad avere denari
da spendere e poi tutto riprende. Se non si creano posti di lavoro,
anziché licenziare, se non si costruisce, se non riprende il
mercato dell'auto, insomma se non girano soldi, i vestiti sono i primi
per i quali si rimanda un acquisto. Il sistema è pronto, preciso
e professionale, maestranze, artigiani e aziende, tutti! I governi con
i ministri dovranno seriamente mettere mano al riposizionamento della
finanza per tutti.
Chi è lo stilista, italiano o straniero,
che le piace di più?
Coco Chanel è stata la regina dei miei sogni da ragazzo, pensare
a quanto avesse stravolto il mondo cambiando lo stile nei vestiti femminili.
Poi molti altri, famosi o meno, purché abbiano un loro stile
ben preciso. L'Italia è piena di storia di talenti e di giovani
bravissimi.
Lei è da sempre molto impegnato nel
sociale, anche probabilmente perché viaggiare molto mette in
condizione di confrontarsi con realtà con le quali gli 'stanziali'
non si confrontano se non quando lo decide la televisione. Da dove è
partito, e dove si stanno dirigendo il suo impegno sociale e le sue
attività a favore dei più poveri?
Per la verità da bambino accompagnavo mia madre a fare le "punture"
e non era infermiera, neanche psicologa, bensì contadina, ma
quello che faceva e che mi ha insegnato è quello che viene chiamato
supporto, beneficenza, aiutare gli altri. Da sempre ho avuto sensibilità
a sufficienza per dedicarmi anche al prossimo, senza passare per missionario!
Da alcuni anni mi occupo principalmente di una associazione Onlus, CARE
& SHARE, che significa "prenditi cura e condividi", che
ha sede a Vijaiawada, una poverissima città dell'Handhra Pradesh,
in India. Ci occupiamo di 5600 bambini, quasi tutti abbandonati, orfani,
o malati. Io ne ho adottati 5 e vado ogni anno in dicembre, il 25 mi
vesto da Babbo Natale, e si distribuiscono doni, si gioca e si trascorrono
15 giorni meravigliosi. Poi tutto l'anno faccio found rasing, promuovo
adozioni a distanza. Recentemente in questo villaggio ho fatto costruire
due case, la Rita Home, intitolata a mia madre e Lorenzo Home, a mio
padre. Ognuna accoglie 60 bambini ed è una tale gioia sapere
che i miei genitori "vegliano" su quei bambini, accuditi da
persone straordinarie come Carol e Noel, i fondatori. I miei piccoli
si chiamano Jerry, 4 anni, Naresh 9, Durgarao 10, Shad Sai 13, e Maduri,
una bimba di 12 anni. Mi scrivono e mi aspettano ogni anno e io puntualmente
arrivo, per la loro gioia e per la mia!
Quale è il viaggio che ancora le manca,
che avrebbe sempre voluto fare ma che non è ancora riuscito ad
organizzare?
Ho mancato un paio di volte l'Isola di Pasqua. Una volta viaggio annullato,
la seconda sono arrivato a Santiago e i voli sono stati cancellati,
ma non dispero.. l'isola è là, prima o poi la raggiungerò.
Anche il Vietnam mi manca, ma anche... oddio, se mi ci metto a pensare
mi pare di aver viaggiato poco! Conosco bene l'Italia però. Proprio
con il teatro e le tournee l'ho fatta tutta, dal Nord al Sud Isole comprese,
e non per campanilismo, ma è il paese più bello al mondo.
Volgiamo rendercene conto!
Alessio Cristianini | Adversus
12 aprile 2010
Le opinioni espresse nelle interviste appartengono all'intervistato/a
e non rispecchiano necessariamente quelle di Adversus (che spesso e volentieri
sono ancora più critiche e negative di quanto espresso dagli intervistati...)
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