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Vittoria HazielIntervista a Vittoria Haziel

"...toscana di nascita, romana di adozione, torinese per predestinazione. Laureata in Giurisprudenza all'Università La Sapienza di Roma, oscilla tra ostinato rigore e bizzarria estrema. Studiosa di Leonardo da Vinci (suo Maestro) e della Sindone a livello internazionale, ha anticipato di anni sui media italiani le principali intuizioni (o scoperte) di Dan Brown..." (dalla sua biografia ufficiale).

E qui ci fermiamo con la trascrizione, perché inizia la nostra intervista, nella quale conosceremo meglio Vittoria Haziel e parleremo delle sue idee, di Leonardo Da Vinci, del suo ultimo libro dedicato a Leonardo e alla Sindone. Ci teniamo solo a ricordare che l'intervista viene pubblicata qui su Adversus il giorno 2 maggio, ricorrenza della morte di Leonardo Da Vinci (e del padre di Vittoria). Leonardo è il secondo protagonista (silenzioso ma presente) di questa intervista.

Abbiamo contattato Vittoria Haziel per l'intervista solo pochi giorni fa, ignorando completamente questa ricorrenza. L'intervista era pronta per la pubblicazione il 2 maggio, di prima mattina. Per chi crede nelle coincidenze, si tratta solamente di un caso, chiaramente.

Iniziamo dal suo 'cognome', Haziel, che è molto particolare e soprattutto non è un cognome ma è l'acronimo di "Ho Ancora Zuzzurellanti Idee Eretiche e Libere" (H-A-Z-I-E-L ndr). Perché lo ha scelto, e come rappresenta lei e soprattutto il suo modo di pensare e vedere il mondo? Nei libri sugli angeli Haziel è il Cherubino che protegge i nati tra il 1° e il 5 maggio. Io sono nata il 3, quindi molti anni fa accettai la protezione di un'energia alata, che ti fa stare cioè una spanna sopra la terra. Il libro dice "Haziel è una sorta di love machine", e in questo mi sono completamente ritrovata, anche perché sono stata concepita a… Portovenere.

Più magia di così! Negli anni ho scoperto l'altra faccia dell'angelo, cioè il diavolo suggerito dall'acronimo. Li riconosco tutt'e due alla pari in me, anche se sono stata costretta a fare più il secondo che il primo. Ma provvederò al più presto a mettere in pari la bilancia.

Lei ha dedicato (almeno) due libri a Leonardo da Vinci, come è nato il suo interesse per Leonardo? Per puro caso, studiando la Sindone, appunto. Era il 1988, ma avevo già inserito un elemento di coincidenza che poi si è rivelata "acasuale", come direbbe Jung: mio padre e Leonardo sono morti lo stesso giorno, il 2 maggio. Così, quando arrivò il mio secondo figlio, in ricordo dei due grandi l'ho chiamato Leonardo. Ma lo studio su quella che ormai oggi io chiamo a testa alta "Icona Da Vinci", sarebbe arrivato otto anni dopo. Nel tempo, la navigazione nella straordinaria galassia leonardesca non mi ha fatto più tornare indietro, se non in occasioni obbligate. Mai tenere troppo i piedi per terra. Si rischiano le sabbie mobili.

Vittoria HazielNel suo più recente libro 'La confessione di Leonardo' (Sperling & Kupfer 2010) lei torna su un tema a lei caro, e cioè la vera origine della Sindone conservata a Torino. Sindone che secondo molti studiosi non solo non risalirebbe a circa duemila anni fa, ma sarebbe addirittura - ci permetta di semplificare - un 'quadro'. Lei attribuisce a Leonardo da Vinci la paternità dell'opera... Certo, ci vorrebbe più di qualche riga per riassumere un percorso che compie quasi vent'anni. Ma si può sintetizzare. Una rettifica: direi tela più che quadro. Nel mio saggio ho fatto in pratica il Pubblico Ministero, e la mia laurea in legge con successiva breve professione forense mi sono tornati molto utili. E' di Leonardo il "modus operandi", a lui riportano una serie di indizi, prove, più di una confessione, a lui risalgono le firme in codice e non, come le sigle visibili a occhio nudo sulla tela.

Insomma, il famoso presunto lenzuolo funerario è un capolavoro dell'arte firmato "Leonardo" dalla testa ai piedi. La chiave per entrare è il segno sulla fronte, vera e propria password. In tutta questa indagine istruttoria, di originale firmato Haziel c'è la parte intitolata "Il rebus sindonico": lì decodifico il vero Codice da Vinci.

Ci permetta una curiosità. Nella sua biografia leggiamo che lei ha (con)vissuto in Italia e all'estero. Dove? Nella mia prima vita matrimoniale - anni '70, un nome fa - ho seguito mio marito a Monaco di Baviera. Vivevo in una bellissima zona residenziale che si chiama Sholnn (non so se è giusto come ho scritto il nome), la villa di cui abitavamo un appartamento al piano terra era vicino a quella di Beckenbauer, il famoso calciatore tedesco. Ho un ricordo piacevole di quel periodo, ma non mi appartiene: la mia vita era ancora sospesa. Sono "nata" molto più tardi, passati i quarantacinque, direi più vicino ai cinquanta. Ma quando è accaduto avevo già i denti, le gambe, e una testa capace di pensare da sola.

Vittoria HazielSi dice che Leonardo fosse un maestro nel nascondere dappertutto messaggi in codice. Lei dove nasconde di preferenza i suoi messaggi in codice? Bella domanda! Visto che lei è intelligentemente biricchino, le racconterò di un vezzo femminile, tanto per fare un esempio curioso. Una volta, prima di una delle centinaia di presentazioni del titolo leonardesco, trovai in un negozio di bijoux un paio di orecchini davvero particolari, fatti a Parigi: la parte vicina al lobo dell'orecchio è una piccola medaglia con la scritta "kiss", agganciata a un'altra medaglia più grande sotto a quella con la scritta "Bonheur" e il disogno di un cuore.

Pendenti da questa, in fondo, una ballerina in mezzo a due pugnali grandi quanto la sua figura. Li ho scelti come messaggio in codice proprio di quella serata: arte, ma anche spada. Colomba e serpente, rigore e bizzarria. Lei crede che qualcuno lo avrebbe capito, se non lo avessi spiegato in modo esplicito? Ma in realtà le dirò che più che nasconderli, io i "codici" li trovo. La mia vita è tempestata di coincidenze straordinarie: veri e propri codici che testimoniano l'esistenza della potente energia alla quale sono convinta di essere collegata. Li ho raccolti in un piccolo diario, ma le pagine non bastano a contenerli tutti. Ognuno ha i suoi. La condizione è una sola: farci caso. E' così che la vita rivela la sua magia.

Quanti 'messaggi in codice' ci circondano nella vita quotidiana, messaggi scritti e non scritti, che il nostro occhio non riesce a vedere e tantomeno ad interpretare? Altra bella domanda! Diciamo subito due cose: la prima è che in fondo tutta la vita è una caccia al tesoro, la seconda che in realtà i percorsi di conoscenza sono molto più semplici di quel che sembra (potrei citare Confucio: la verità sta nelle cose semplici, e voi la cercate nelle difficili). Il delitto ai danni delle persone è portarle nella direzione di percorsi complessi, confonderle per poter meglio manipolare le loro teste.

Stessa cosa che lasciarle ignoranti. Sono gli strumenti di qualsiasi potere. Il segreto sta nell'imparare qual è la "diritta via" e sfuggire dalle maglie strette di questa rete.

Più pericolosi di tutti sono gli "imprinting": quei codici comportamentali e di istruzioni per l'uso della vita, che sono stati immessi nella memoria del nostro "pc" quando noi eravamo incapaci di intendere e di volere. Questi si possono annullare o modificare con tutta una serie di consapevolezze. E' un difficile lavoro di deprogrammazione e riprogrammazione. Non siamo obbligati a farlo, ma ne abbiamo facoltà, come si dice.

Vittoria HazielI codici ricercati da noi, invece, sono nati per parlare di alcune verità solo a poche persone (dai codici cifrati militari a quelli praticati dai bambini per le loro società segrete messe al riparo dagli adulti). Per il resto, direi che quella che viviamo è una vera e propria SOCIETA' IN CODICE: pin bancari e telefonici, password di computer, codici a barre di qualsiasi prodotto venga immesso sul mercato. Eccetera, eccetera. Anch'io me ne sono fatta uno, con le iniziali del mio nome e cognome anagrafico: MC2 (M.C.C.). Le dice qualcosa? Più che un codice, è la nota formula dell'energia di Einstein. Forse è per questo che non mi manca?

Ci tolga una curiosità. Dove va uno studioso di Leonardo da Vinci a sfogliare i documenti che lo riguardano? Servono dei permessi particolari? Come si fa? Semplicemente uno studioso va nelle Biblioteche nazionali o civiche, e cerca I codici leonardeschi. La prima fase del mio studio è stata tutta romana: vivevo nella capitale. Ho passato giorni e giorni a consultare i testi di Leonardo, paziente, con la lente per guardare bene la scrittura al contrario e verificare che la traslitterazione stampata nella pagina accanto fosse esatta (sono cresciuta nella cultura del sospetto, per via di un padre alto funzionario di Polizia). I codici leonardeschi di solito sono tra i "manoscritti rari" e sacralmente bisognerebbe mettersi i guanti bianchi di filo per sfogliare quelle pagine.

Ovviamente sono copie anastatiche. Gli originali sono intoccabili. Comunque, ci sono due centri in Italia che hanno tutte le pubblicazioni su Leonardo: uno è l'Ente Raccolta Vinciana all'interno del Castello Sforzesco di Milano, di cui è presidente il professor Pietro Marani, uno dei massimi esperti di Leonardo; l'altro è la Biblioteca di Vinci. Superfluo dire che io abbia fatto il topo di biblioteca nell'uno e nell'altro, e poi sia andata in pellegrinaggio in giro per il mondo dietro alle "ceneri" delle opere del genio toscano sparse per le varie nazioni, e soprattutto ad Amboise, deliziosa cittadina della Loira dove il mio Maestro è morto nel castello a lui donato dal re di Francia Francesco 1°, dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita, dopo avervi trascorso gli ultimi tre anni.

Lei vive a Torino, e si occupa di temi molto 'esoterici'. Perché Torino viene considerata la città più 'esoterica' in Italia? È solo una leggenda metropolitana, oppure c'è un motivo? Mi rimetto al suo giudizio e a quello dei lettori: l'Autoritratto di Leonardo e la Sindone - che io considero la sua creatura più sublime - dopo chissà quali peregrinazioni sono finite vicine di casa: tutt'e due a Torino, a Palazzo Reale. Tutt'e due esposte di rado perché temono la luce. Io sono nata lo stesso giorno della prima ostensione della Sindone (3 maggio, appunto, successivamente spostata al 4). Ma non mi dilungo perché l'elenco è corposo e rimando al sito chi voglia approfondire l'aura di magia che fa da cornice al resto, cioè a una rigorosa ricostruzione "scientifica", basata su documenti e testimonianze.

Una curiosità sulla città: a Monteu da Po, nel punto di confluenza della Dora con il Po, a due passi dalla città, i romani misero uno dei loro municipi cui diedero il nome di "Industria". Per la capitale dell'industria è una bella profezia esoterica, no? Basta che non andiamo alla ricerca del Graal, come una coppa che starebbe nel luogo indicato da una delle statue della Gran Madre. Dobbiamo cercarlo dentro di noi. Fuori tutto è solo specchio di noi. Riflette quello che siamo e in cui crediamo.

Esiste un Leonardo da Vinci del XXI secolo? O di Leonardo ne può esistere solamente uno? Sa che lei fa davvero delle domande capaci di mettermi in crisi? Difficile, eppure ci riesce. Personalmente ho conosciuto e a lungo frequentato un "Leonardo", che adesso è molto vecchio: inventore, artista eclettico e artigiano sublime. Come il genio toscano, faceva persino un liquore con i petali di rosa, i suoi pensieri erano un distillato di saggezza. Ma troppi requisiti gli mancano per fare di lui un "Leonardo".

Un altro ce l'ho in casa (anche se abita a Milano): quello dei due figli che ne porta il nome, appunto: musicista, scrittore, inventore persino di nuove professionalità. Ma la società di oggi, altamente specializzata, rema contro i "Leonardi" a tutto tondo. Pensi anche al mio campo: quello della scrittura. Io sono un'altra "Leonarda", perché scrivo libri di argomento diverso. Così facendo metto in crisi editori e lettori.

Oggi la regola imperante per essere un autore di "best seller" è quella di scrivere sempre lo stesso libro (genere, protagonista). Ancora non so come io invece riesca a partorire dei "long seller": pensi al mio cavallo di battaglia leonardesco, appunto, che zitto zitto "corre" al trotto dal 1998, in Italia e all'estero! Naturalmente sto parlando di corsa a ostacoli… Un record, un'eccezione.

Concludendo, direi che i "Leonardi" sono senz'altro voci fuori dal coro: contro qualsiasi catena all'esplosione dei talenti, da quelle religiose a quelle sociali. Fanno una mostruosa fatica a vivere come pecore fuori dal gregge, ma li riconosci subito. Hanno talmente tante marce in più, che alla fine accelerano fino a staccarsi da terra e volare. Liberate il "Leonardo" che è in voi, vi prego.

E se davvero la vuole sapere tutta fino in fondo, ebbene sì, ecco la mia confessione (davvero uno "scoop": è la prima volta): in un certo senso penso di essere una reincarnazione del mio Maestro al femminile, e visto il suo motto "tristo è quel discepolo che non avanza il suo Maestro", ce la metto tutta per non contraddirlo.

Per esempio, lui non faceva gli anagrammi, e io invece di LIONARDO DA VINCI (il suo vero nome) posso dire ANDRAI COL DIVINO, ma anche RINDIAVOLANDOCI. E siccome torniamo da dove eravamo partiti, cioè dagli opposti dell'angelo e del diavolo, per ora possiamo salutarci. Che il Davinci sia con tutti voi, e con i romanzi cui da oggi mi dedicherò, per un'esistenza più "light".

Grazie

Alessio Cristianini | Adversus
2 maggio 2010

Le opinioni espresse nelle interviste appartengono all'intervistato/a e non rispecchiano necessariamente quelle di Adversus (che spesso e volentieri sono ancora più critiche e negative di quanto espresso dagli intervistati...)

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