Televisione, social media e ipersessualizzazione delle ragazze

I bambini prima e gli adolescenti poi non hanno ancora sviluppato un senso critico...
Le responsabilità di televisione, riviste e social media nell'ipersessualizzazione delle ragazze adolescenti
Le responsabilità di televisione, riviste e social media nell’ipersessualizzazione delle ragazze adolescenti

Basta accendere la televisione, sfogliare una rivista di moda (soprattutto quelle più ‘patinate, chic ed esclusive nel mondo della moda‘), sintonizzarsi su un canale di video musicali… per rendersi conto di come l’immagine delle ragazze, spesso giovanissime, sia sempre più sessualizzata. Ipersessualizzata come dicono gli psicologi. Britney Spears ai suoi tempi era un’educanda, al confronto. Basta entrare in una cartoleria o in libreria per trovare tutto il necessario per il trucco per le bambine, con tanto di diario del trucco, prodotti per truccarsi, pagine prestampate per progettare su carta il make up desiderato. Guardate le bambole in vendita negli scaffali… sexy? Troppo? Forse sì. E gli smalti per le unghie e i trucchi pensati per le ultra-giovanissime, con tanto di campagne marketing mirate? E non stiamo parlando di adolescenti, ma di bambine.


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Cosa significa tutto questo, cosa comporta questo bombardamento di stimoli rivolti alle ragazzine sotto il profilo psicologico, sociale, morale? E le famiglie che ruolo giocano, e quale dovrebbero avere? Più di quanto si possa immaginare, come ci spiega la Prof. Roberta Rossi dell’ Istituto di Sessuologia Clinica di Roma in questa intervista.

Si parla molto e sempre più spesso del fenomeno – del problema – dell’ ipersessualizzazione delle adolescenti. Prima di approfondirlo, le chiediamo la sua opinione in merito: esiste questo problema?

Forse conviene fare un passo indietro e pensare al fenomeno più generale della ipersessualizzazione dei bambini, soprattutto le femmine, che ha portato lo scorso anno il Parlamento Europeo ad una risoluzione dal titolo  “Combattere l’ipersessualizzazione dei bambini”. In quella sede è stata espressa una “preoccupazione per l’eccessiva sessualizzazione dei bambini, un fenomeno diffuso nei media, nelle campagne di marketing, nei programmi televisivi e nei prodotti di uso quotidiano” sottolineando quanto  questo fenomeno possa avere un grave impatto sull’autostima, il benessere, le relazioni e le pari opportunità dei bambini e, in certi casi, può essere gravemente dannoso per la loro salute fisica e mentale. Questo fenomeno generale crea il terreno fertile per una ipersessualizzazione delle ragazze in età adolescenziale, fenomeno che esiste, quindi, e del quale dovremmo prenderci carico prima o poi.

Come si manifesta, in base alla sua esperienza clinica, questa ‘ipersessualizzazione’? Cosa vuol dire, dal punto di vista pratico, quando applichiamo questo concetto alle nostre figlie o alle nostre nipoti?

L’elevato grado di oggettivazione e sessualizzazione che i corpi femminili subiscono nelle società occidentali  portano, tra le altre, ad una conseguenza particolarmente rischiosa: quella definita nel 1997, da Fredrickson & Roberts, come  auto-oggettivazione. Questo termine si riferisce al processo attraverso il quale le donne e le ragazze sono a poco a poco spinte ad adottare la prospettiva di un osservatore esterno sul loro sé fisico, al punto da arrivare a vedere se stesse come principalmente un oggetto guardato e valutato sulla base del proprio aspetto. Questa auto osservazione ha una serie di effetti negativi per le ragazze, tra cui maggiore vergogna e ansia per il corpo, disturbi alimentari, umore depresso e una anticipazione della sessualità. Questo ultimo aspetto, a fronte di una maggiore informazione e una più apparente sicurezza di sé, mostra il fianco alla prova dei fatti, con una minore consapevolezza della sessualità, dei bisogni emotivi, fisici e relazionali rischiando di determinare una insicurezza della funzione sessuale in età adulta.

Parliamo delle responsabilità, senza peli sulla lingua. Di chi è la colpa?

Viviamo in una società che accelera tutto, compreso lo sviluppo individuale. Vogliamo persone competenti ed efficienti prima del tempo e tutto questo non fa che anticipare i ritmi. Credo che la società sia fatta da tutti noi e siamo tutti coinvolti a livello di responsabilità, inutile scagliare lance, sono sempre stata convinta che la politica riflette più o meno quello che siamo.

Come possono i media arrivare ad influenzare a tal punto la mente delle ragazze più giovani?

I media hanno un enorme potere in generale, e non sono certo io ad affermarlo, rappresentando lo specchio nel quale spesso ci riflettiamo.  L’enorme diffusione dei media dagli anni cinquanta in poi, ha permesso a tutti di poter accedere ad una grande piazza dove si svolgono diversi teatrini, e dai quali ormai non possiamo prescindere; ha influito su pensieri, opinioni, comportamenti e modi di essere. I bambini prima e gli adolescenti poi non hanno ancora sviluppato un senso critico definito e quindi sono più a rischio nella assimilazione dei modelli proposti, certo magari l’adulto potrebbe aiutare invece di esasperare e sostenere certi modelli ma sappiamo che anche gli adulti a volte difettano di senso critico….

Quale è il ruolo che i genitori hanno in tutto questo? Colpe, errori, omissioni…?

Ecco appunto, credo che i genitori abbiamo un ruolo importantissimo nella socializzazione dei propri figli, ma non dimentichiamo che oggi i bambini/e prima e gli/le adolescenti poi,  passano gran parte del loro tempo in contatto con altre agenzie formative, la scuola in primis e le associazioni che forniscono attività fisiche o ricreative. Quindi un mondo molto variegato con comparti separati che spesso non dialogano tra loro per un tentativo di linearità pedagogica. I genitori da soli non possono assolvere a tutte le funzioni, per questo credo sia importante aiutare loro, la scuola e gli altri luoghi di formazione a confrontarsi e non guardarsi, come spesso accade, con ostilità o indifferenza.

Cosa si fa? Le chiediamo di risponderci come Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa… ma anche come donna. Come si reagisce a questa tendenza? Come la si contrasta? Quale il ruolo che può e deve giocare la famiglia in tutto questo?

Come già detto in precedenza non rimetterei tutto sulle spalle della famiglia. Dobbiamo assumerci delle responsabilità  in modo più generale, ognuno per quello che ci compete; sapere che in ogni gesto o frase ci possono essere dei messaggi che possono   andare a ledere il rispetto degli altri, l’accettazione della diversità,  la libertà, i diritti, tutti aspetti che sono sottolineati da varie parti a livello politico e sociale ma che poi nella pratica comune si perdono. Sarebbe, inoltre, necessario sviluppare dei programmi di promozione della salute sessuale e di pari opportunità  che prevedano la possibilità di affrontare i temi legati alla sessualità in modo chiaro fornendo in tal modo agli adolescenti  una base critica  di riflessione. Ma tutto questo lo vedo ancora lontano, e quindi sollecito ognuno di noi a fare il possibile nel quotidiano.

Ringraziamo la Prof. Roberta Rossi
Istituto di Sessuologia Clinica www.sessuologiaclinicaroma.it
Servizio gratuito di consulenza telefonica (0685356211) tutti i giorni feriali dalle 15 alle 19.
Servizio gratuito di consulenza mail consulenza@sessuologiaclinicaroma.it

Per maggiori informazioni sul tema segnaliamo il servizio di consulenza telefonica gratuita dell’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma disponibile dal lunedì al giovedì dalle 15:00 alle 19:00 al numero 06 85356211. Un team di psicologi con specializzazione in sessuologia clinica risponderà alle vostre domande e fornirà indicazioni utili rispetto ai temi della sessualità.

In collaborazione con Margherita.net

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