Shopping compulsivo al maschile. Lo shopper compulsivo

Shopping compulsivo al maschile. Lo shopper compulsivo
Lo shopper compulsivo

Shopping compulsivo al maschile, quando lo shopper compulsivo e lui. Siamo abituati, spesso film e libri dipingono la figura della shopper compulsiva in maniera buffa e divertente, a sentir parlare di donne che non resistono alla tentazione dello shopping, Un po’ meno si parla dello ‘shopper compulsivo’ uomo. Eppure anche gli uomini, quasi quanto le donne, possono soffrire di questo disturbo.

Spesso questo disturbo si manifesta in forma grave e può causare problemi non solo a chi ne soffre ma anche a amici e familiari. Per capire meglio il problema dello shopper compulsivo, come lo si riconosce, quali sono i suoi atteggiamenti, e anche come si cura chi a pieno titolo rientra nella categoria dello shopper compulsivo ci siamo rivolti ad un esperto, il Prof. Roberto Pani, Specialista e Professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia del Comportamento adulto all’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna. Gli abbiamo posto le domande che leggerete continuando nella lettura dell’articolo.

È possibile tracciare, per linee generali, un profilo dello “shopper compulsivo” o della “shopper compulsiva” tipica?

Anche l’uomo negli ultimi anniè entrato gradualmente nella categoria dello shopper compulsivo, nella percentuale approssimativamente del 28 % rispetto alle donne. L’uomo giovane in discrete condizioni economiche acquista, a differenza della donna, oggetti di valore che simbolicamente rappresentano il potere.

A volte anche ragazzi con pochi soldi si sforzano e si indebitano per mantenere compulsivamente tal tipo di collezione compulsiva. Questi giovani comprano orologi e penne di valore, oggetti sportivi, accendini preziosi, telefonini all’avanguardia, computer di ultimissima generazione, strumenti per l’ascolto e la riproduzione della musica, ecc., a volte certe motorini.

Nel caso di persone ricche le auto acquistate sono veramente ingiustificate per il bisogno reale che ne avrebbero, come mi racconta un mio paziente, persona di affari che non potrebbe permettersi di cambiare così spesso l’auto. Un altro paziente mi racconta di compare auto usate e ne ha collezionate dieci non riuscendo davvero a usarle, ma è spinto da un bisogno di recuperare quel che da bambino ammirava delle auto di allora, per esempio Fiat 124, ecc.

Shopping compulsivo al maschile. Lo shopper compulsivo

Come si manifesta questo problema, come si riconosce la shopper compulsiva o lo shopper compulsivo? Quali sono gli atteggiamenti e i comportamenti più frequentemente riscontrabili?

Tali vistose esagerazioni sono spesso associate ad abusi, tipo gioco d’azzardo e altre attività rischiose e spericolate. Non è raro che l’alcol e sostanze eccitanti siano da compagnia a tali raid.

La donna assume un profilo diverso; lei comincia tra i trenta/quaranta anni, appartiene a una famiglia medio borghese, è discretamente piacevole di aspetto e motivata a indossare bei vestiti e accessori. Di solito, circa dieci anni prima, comincia a interessarsi al comprare che di per sé sarebbe una buona e gioiosa predisposizione umana, se questa giovanissima ragazza non sviluppasse una certa ansia e preoccupazione che la orienta a girare per negozi, rivelando già un po’ una certa tendenza compulsiva. Il tempo che questa venticinquenne impiega a visitare i negozi e i magazzini delle città è notevole e colpisce l’enorme consumo di ore impiegate nell’arco della giornata, senza che vi sia ancora un vero acquisto: se è vero, però, che il tempo è denaro, bisogna pensare che queste ragazze spendano già molto denaro. Naturalmente questo tempo acquista valore in relazione alla loro reale attività.

Col passare del tempo vi è come una rottura degli impulsi che sono stati sino allora mantenuti sotto controllo. La donna comincia ad acquistare vestiti, scarpe, cinture sofisticate, poi abiti, bigiotteria, qualche finto gioiello. Molti vestiti, specialmente quelli serali, sono quasi sempre inutilizzati. Queste persone non sviluppano un senso di possesso verso questi acquisti, ma la roba rappresenta soltanto il mezzo strumentale per soddisfare un bisogno impellente di accapararsi qualcosa che rappresenta un vantaggio, ma che rimane fine a se stesso.

Segue a questo periodo ipomaniacale di buying un periodo down perchè aumenta la colpa e la vergogna verso se stessa e verso i familiari che osservano sbigottiti tali acquisti. Si crea però un circolo vizioso perche l’acquisto incontrastato prevede due o tre meccanismi di difesa dell’Ego, già individuati da Freud ai suoi tempi e poi da sua figlia Anna, nel 1936.

La negazione si svolge come rifiuto inconscio e magico-onnipotente di situazioni che sono invece evidenti su un piano di osservazione oggettiva. L’annullamento retroattivo consiste nell’annullare un’azione già svolta, ma della quale ci si pente, per cui si vorrebbe non averla compiuta. L’azione magica dell’annullamento è attuata e agita con un’altra azione ripetuta in modo uguale o maggiore a quella già svolta e già accaduta per disprezzare e svalorizzarne l’importanza reale. Si tratta di una sorte di disprezzo, di trionfo, di sfida e di dominio.

Come dire: ho speso troppo per oggetti che mai userò…. ma che mi importa, ne compro altri…. Così mi passa l’angoscia della colpa, questo che ho acquistato non vale niente, ne posso avere quanti voglio…. Al diavolo gli scrupoli !

Tale meccanismo accende un circolo vizioso: eccitazione per l’acquisto, colpa e vergogna, annullamento retroattivo con nuovi acquisti, colpa vergogna negazione e annullamento sino alla depressione e una nuova eccitazione tramite nuovi acquisti…

I vestiti e gli indumenti comprati di solito non vengono né goduti né utilizzati, ma il loro acquisto significa per la donna io esisto in quanto acquisto, perché mi nutro, in quanto posso controllare gli oggetti.

Quali possono essere le cause di questo disturbo, che a volte può diventare un vero e proprio problema anche per i familiari della persona che ne soffre?

Le cause riportano a una personalità con un Sé inconsistente e fragile, che si difende strenuamente avendo trovato un metodo eccitante che soddisfa provvisoriamente sino a che non diventa malattia. L’eccitazione copre il vuoto di base, la mancanza di scopi, l’assenza del senso e del valore delle cose umane, la sensazione di essere sotto i riflettori caldi di un giudizio sempre scottante, cioè di non valere niente perché non si è all’altezza di quel che gli altri si aspettano, forse a partire da un atteggiamento inconsapevole e in buona fede dei genitori che però ha svalorizzato la bambina o il bambino, che poi si vendicherà prendendosi, si fa per dire, quel che non ha sentito suo e nutriente. Il feticcio statico, inutile non godibile ma che gonfia il proprio Sé.

Quali le terapie? Cosa si deve fare? A chi rivolgersi se si soffre di questo problema?

I pazienti gravi vanno trattati farmacologicamente, specialmente quando mettono a repentaglio l’economia familiare o raggiungono livelli di eccitazione pericolosi, nel senso che alimentano un circolo improduttivo per se stessi perché possono portare anche a tentativi di suicidio. Spesso questa patologia si associa anche ad altre diagnosi, alle quali si sovrappongono (doppia diagnosi). Alcuni giocano d’azzardo e perdono altro denaro, altri assumono droghe e anche il ricovero può essere provvidenziale.

I farmaci più adatti si somministrano con prescrizione accurata integrando opportunamente serotoninergici con modulatori del tono dell’umore e anticiclotimici per controllare la depressione e, al tempo stesso, non gonfiare l’euforia reattiva alla melanconia da vuoto e noia e mancanza di prospettive autentiche. Il medico di presidio è lo psichiatra.

I casi meno gravi si dividono in chi è disponibile ad affrontare la propria situazione e può usufruire di una certa introspezione. Per questi pazienti la psicoterapia psicoanalitica con setting adeguato può essere proficua al fine di un recupero della resilienza, cioè ad una capacità di trasformazione delle risorse inespresse verso una rivalutazione e valorizzazione del Self.

Coloro, invece, che non hanno questa capacità di ascolto minimale e quindi non godono di una cassa di risonanza interiore anche minima, la terapia comportamentale risulta più adatta. Il medico o lo psicologo psicoterapeuta è lo specialista più adatto in entrambi questi casi.

Grazie

Alessio Cristianini | ADVERSUS

Si ringrazia il Prof. Roberto Pani
Specialista e Professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia del Comportamento adulto all’Alma Mater Studiorum , Università di Bologna www.robertopani.com

Se ti piace leggere ADVERSUS, abbonati gratuitamente alla nostra newsletter settimanale, ogni settimana nella tua mail. Fai click qui per saperne di piu.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.