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Esercizi di allungamento del pene 'fai da te' o Jelqing: potenziali rischi

DI ADVERSUS



Parliamo del cosiddetto 'Jelqing', quell'esercizio di 'allungamento del pene fai da te' che molto successo sta riscuotendo nella internet 'underground'. Parliamo soprattutto dei rischi legati a questa pratica. Ne parliamo con il Dott. Giovanni Beretta Specialista in Andrologia - Urologia - Patologia della riproduzione umana Direttore dell'Unità di Andrologia del Centro Medico Cerva di Milano e del Centro Italiano Fertilità e Sessualità di Firenze.

Attraverso gli esercizi prescritti da questa tecnica (che non descriveremo ma che si può facilmente trovare su internet, basti cercare la parola 'jelqing' su Google) si promette un aumento nelle dimensioni del pene. Sono in pratica esercizi di 'stretching' e pratiche simili, che uno può eseguire a casa, con o senza l'aiuto di appositi strumenti allo scopo di aumentare le dimensioni del pene. Alla possibile inutilità di questa pratica si possono però associare dei concreti rischi per la salute, e per l'integrità e la funzionalità della parte in oggetto. Ne abbiamo parlato con il Dott. Giovanni Beretta Specialista in Andrologia e Urologia, ecco cosa ci ha detto.

La prima domanda è: ma è possibile davvero alterare la struttura del pene, dei suoi tessuti, in modo che questo diventi più 'grande', oppure si tratta di una leggenda metropolitana che però a giudicare dal seguito che ha su internet ha anche molto successo di pubblico 'praticante'?

Per capire la mia risposta bisogna ricordare alcune elementari nozioni di anatomia dell'apparato genitale maschile . Il pene è formato da tre "tubi" (i due corpi cavernosi ed il corpo spongioso, attraversato dall'uretra) che sono strutture anatomiche particolari costituite da lacune, cavernule, sinusoidi di tessuto fibro-elastico dove la compenente elastica è predominante e, quando "stimolati", hanno la capacità di riempirsi di sangue ed espandersi teoricamente all'infinito come un "palloncino" ma affinché il corpo cavernoso assuma la forma che ha e soprattutto la rigidità e la consistenza che caratterizza il pene quando è in erezione e quindi permettere la penetrazione i corpi cavernosi sono circondati, cioè incapsulati in una "guaina" fibrosa, soprattutto fibrosa con pochi e rari elementi di elastina.

Questa guaina è chiamata albuginea e non si estende se non quanto è consentito della sua conformazione anatomica, conquistata durante lo sviluppo puberale . E' appunto questa struttura fibrotica, pochissimo o per niente elastica, che ci informa che un pene non si può espandere, allungare o raddrizzare a proprio piacimento utilizzando solo degli esercizi di 'stretching' o manovre simili.

Quali sono i rischi più frequenti e più importanti a cui si sottopone una persona che decida di provare questa tecnica? Quali i danni che può provocare alla parte interessata? Anche in base alla sua pratica professionale?

Come si può intuire da quello precedentemente detto queste manovre, se fatte in modo esasperato e ripetitivo, oltre che a non portare alcun "miglioramento" in termini di volume, lunghezza ed in generale aumento delle dimensioni del pene possono creare tutta una serie di effetti irritativi a livello meccanico con insorgenza di problemi vascolari (infiammazioni , cioè vasculiti) oppure irritazioni dell'uretra che è il canale che porta l'urina dalla vescica all'esterno e che passa proprio sotto i corpi cavernosi, attraversando il corpo spongioso (uretriti meccaniche).

Questi sono i problemi più comuni a cui si possono aggiungere, nelle manipolazioni più esasperate e maniacali, anche problemi dermatologici o addirittura anatomici e/o neurologici.

Quali invece le tecniche di allungamento del pene che propone la medicina moderna, quelle più sicure e provate?

Si tratta di procedure complesse come la sezione del legamento sospensore e lo scollamento dei corpi cavernosi dalla sinfisi e dalle branche ossee ischio-pubiche.

Questi sono, come si può intuire, interventi molto delicati e con indicazioni molto ristrette e precise e questo per le gravi e possibili complicanze dovute alle lesioni che si possono avere a livello delle strutture vascolari e nervose che sono presenti in queste regioni anatomiche e che sono determinanti per avere una regolare e valida erezione.

Nell'uomo obeso è stata pure segnalata la possibilità di utilizzare la liposuzione del grasso sovrapubico, presente nel monte di Marte, che determina un arretramento del piano cutaneo consentendo così un allungamento del pene sia "virtuale" che reale.

E' possibile poi, in alcuni casi, aumentare anche la circonferenza del pene con tecniche che prevedono l'impianto, al di sotto della cute dell'asta, di tessuto adiposo precedentemente aspirato.

Anche questa procedura chirurgica comunque non è priva di importanti complicazioni quali infezioni o necrosi del tessuto adiposo impiantato oppure il ritorno graduale alle dimensioni di partenza sempre per il riassorbimento del grasso precedentemente innestato.

Infine, due parole sulle dimensioni del pene, che tutti vorrebbero avere 'più grande'. Quali sono le dimensioni normali, e quando un pene viene considerato troppo piccolo e pertanto viene consigliato un intervento (chirurgico) per aumentarne le dimensioni?

Oggi abbiamo numerose notizie cliniche e "commerciali" che sembrano confermare alcuni dati sicuri. Il primo che le cito è uno studio commissionato da un'industria di profilattici ed eseguito da una équipe medica su 300 uomini che, dopo opportune "stimolazioni visive", ha rilevato che il 75 per cento circa dei "valutati" è risultato con una lunghezza del pene in erezione compresa tra 12,9 e 15,7 centimetri e con una circonferenza di 12,4 centimetri.

Un altro recente studio italiano più attendibile, effettuato dalla Clinica Urologica di Firenze e pubblicato sull' "European Urology" nel 2005 mostra che alla visita di leva nei 3.300 soggetti valutati, con età compresa tra i 17 e i 19 anni, la lunghezza del pene, allo stato di flaccidità, è risultata in media di 9 centimetri e la circonferenza di 10 centimetri mentre la lunghezza media del pene, stirato e misurato dal pube all'apice del glande (la punta del pene), è stata di 12.5 centimetri, con un minimo di 7.5 ed un massimo di 17.5 centimetri.

Infine altri dati interessanti sono emersi da un'altra recente indagine della Società Italiana di Andrologia (SIA), presentata anch'essa agli inizi del 2005, dalla quale è emerso che ben il 23% degli italiani si ritiene insoddisfatto delle dimensioni del suo pene anche se poi in realtà le vere misure sono regolari ed il problema sembra essere soprattutto di natura psicologica, funzionale.

Questi dati sono il risultato di un'indagine complessa e "voluminosa" ottenuta da ben tre edizioni della Settimana della Prevenzione Andrologica a cui anche il sottoscritto ha dato il suo modesto contributo.

Grazie

ADVERSUS

Si ringrazia il Dr Giovanni Beretta
Specialista in Andrologia - Urologia - Patologia della riproduzione umana
Direttore dell'Unità di Andrologia del Centro Medico Cerva di Milano e del Centro Italiano Fertilità e Sessualità di Firenze

Sito web: http://www.andrologiamedica.org/

 
 

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