Testosterone e invecchiamento. Quando il calo del testosterone va contrastato

 
Testosterone e invecchiamento. Quando il calo del testosterone va contrastato
Testosterone e invecchiamento. Quando il calo del testosterone va contrastato

Continuiamo a parlare del calo del testosterone nell’uomo che, pur sano, con il passare degli anni vede i livelli di questo ormone scendere progressivamente. Un calo naturale e fisiologico, che però in alcuni casi può essere alla base di problemi, anche importanti. Problemi ai quali per fortuna la medicina è in grado di dare una risposta, come ci spiega il Dott. Alessandro Pizzocaro, Aiuto primario in Endocrinologia referente per l’Andrologia presso Istituto Clinico Humanitas a Milano in questa intervista.

Cosa succede quando, in un soggetto sano che sta invecchiando, i livelli di testosterone iniziano a scendere? Quali i cambiamenti a livello fisiologico nell’uomo (parliamo di un individuo sano) più evidenti?
A differenza della donna che va in menopausa a 50 anni, nel maschio l’andropausa, intesa come blocco completo della funzione riproduttiva maschile dovuto all’età non esiste.

Dopo i 40 anni nel soggetto sano il testosterone si riduce gradualmente del 0.5-2% all’anno; anche la produzione di spermatozoi rallenta gradualmente e pertanto l’uomo dovrebbe essere in grado di procreare e di avere un’attività sessuale per tutta la vita. Tuttavia nei soggetti con malattie croniche quali il diabete, l’obesità, la sindrome metabolica e le cardiopatie, i valori possono frequentemente abbassarsi al disotto della norma per l’età. Difatti l’ipogonadismo legato all’avanzare dell’età è relativamente frequente ed interessa circa il 6% dei maschi sopra i 40 anni. Tuttavia considerando la difficoltà nel riconoscere i suoi sintomi, spesso condivisi con altre patologie legate all’età, è presumibile che la sua incidenza sia più alta.

I principali sintomi legati ai bassi livelli di testosterone (ipogonadismo) sono la mancanza di desiderio sessuale, l’impotenza e la riduzione delle erezioni spontanee al mattino; spesso il malato ipogonadico è più stanco, depresso, ha un aumento del grasso addominale, e ha valori di glicemia più alti.

Difatti un basso valore di testosterone influenza negativamente non solo la funzione sessuale e riproduttiva ma si associa anche maggior rischio cardiovascolare, osteoporosi, diabete e obesità. E’ ormai opinione comune che i livelli di testosterone siano un indicatore dello stato di salute e benessere  del soggetto in età avanzata.

La terapia ‘integrativa’ per riportare il testosterone ai livelli normali va prescritta solamente a chi ha disturbi importanti ed evidenti, oppure chiunque – pur sentendosi bene ma riscontrando i problemi o alcuni dei problemi sopra elencati – può farvi ricorso?
Il trattamento con testosterone è di tipo “sostitutivo” e pertanto deve essere effettuato solo quando viene riscontrato un difetto di tale ormone agli esami del sangue. In presenza di sintomi che possono “mimare” l’ipogonadismo (quali le disfunzioni sessuali, la debolezza muscolare) ma con valori normali di testosterone NON è indicato un trattamento con testosterone in quanto rappresenterebbe non una sostituzione ma “DOPING”, assumendosi i rischi ad esso connessi di cui il più importante è l’incremento dell’ematocrito, ossia della viscosità del sangue e quindi di eventi cardio-cerebrovascolari. Bisogna in tali casi valutare altre cause al di fuori dell’ipogonadismo, responsabili dei sintomi lamentati dal paziente.

È necessario fare esami specifici prima di iniziare la terapia, ci sono condizioni e situazioni in cui la terapia a base di testosterone è sconsigliata oppure addirittura pericolosa?
L’esame cardine è il prelievo per il testosterone totale che deve essere effettuato al mattino presto a digiuno.

Esistono dei valori “soglia” per definire la carenza di testosterone (ossia l’ipogonadismo) riconosciuti dalle principali società scientifiche. E’ ormai chiaro che per valori di testosterone totale al di sopra di 12 nmol/L (ossia 350 ng/dl) non si ha alcun vantaggio ad effettuare la terapia sostitutiva.

I valori bassi di testosterone devono essere confermati su almeno 2 campioni.

In caso conferma dell’ipogonadismo prima di trattare con testosterone si devono effettuare gli accertamenti necessari per individuare e, se possibile, rimuovere le cause di ipogonadismo. Il trattamento con testosterone è controindicato in caso di valori elevati della viscosità del sangue (in particolare si valuta l’ematocrito) e di carcinoma prostatico.

In realtà è ormai ampiamente dimostrato che non solo il trattamento con testosterone non provoca  il cancro alla prostata, ma addirittura può essere protettivo dalle forme più aggressive che spesso si manifestano proprio quando il testosterone è basso. Pertanto la controindicazione al trattamento è relativa ai pazienti che hanno un carcinoma prostatico già noto.

Come viene somministrato il testosterone? Quali le modalità più efficaci?
Attualmente le formulazioni disponibili in Italia, parimenti efficaci, sono via transdermica (gel da spalmare sulla cute quotidianamente) oppure intramuscolo mediamente una iniezione  ogni 3-4 settimane per i prodotti a durata d’azione più corta o ogni 3 mesi per quelli ad azione prolungata. Le compresse per via orale non danno valori fisiologici stabili e pertanto non vengono più usate

Quanto dura la terapia?
Essendo una terapia “sostitutiva” non viene curata la patologia responsabile della bassa produzione di testosterone e pertanto il trattamento, a meno che non insorgano controindicazioni importanti, dovrebbe essere somministrato tutta la vita. Tuttavia frequentemente nell’ipogonadismo ad insorgenza tardiva (quello che si manifesta con l’avanzare dell’età) i valori di testosterone frequentemente sono solo lievemente ridotti e spesso alla sospensione del testosterone tornano normali. In questi casi, per quanto non esistano ancora studi osservazionali robusti, si fanno dei periodi di trattamento limitati (anche di alcuni mesi) valutando in accordo col paziente i costi/benefici della terapia.

A chi ci si rivolge quando si pensa di averne bisogno, o di poter avere un beneficio  da questa terapia? Quale è lo specialista di elezione in questi casi?
E’importante parlarne col proprio medico di Medicina Generale, il quale consiglierà un controllo dei livelli di testosterone e quindi in caso di riscontro di bassi valori suggerirà una visita andrologica (meglio in questo caso se l’andrologo è di estrazione endocrinologica)

Ringraziamo il Dott. Alessandro Pizzocaro Aiuto primario in Endocrinologia referente per l’Andrologia presso Istituto Clinico Humanitas a Milano

Alessio Cristianini per ADVERSUS

 
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