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	<title>Academica: scienza, società e cultura - Uomini su ADVERSUS</title>
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	<title>Academica: scienza, società e cultura - Uomini su ADVERSUS</title>
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		<title>L&#8217;importanza della figura paterna. Parliamo di coppie separate, di figli e di problemi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ADVERSUS]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2019 00:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academica]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini & salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le conseguenze psicologiche e fisiche della separazione, sui più piccoli, quando le figure materna e paterna non possono essere equamente presenti sono spesso molto serie. Disturbi psicosomatici, livello di soddisfazione di vita...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adversus.it/importanza-figura-paterna-coppie-separate-figli-problemi/" data-wpel-link="internal">L&#8217;importanza della figura paterna. Parliamo di coppie separate, di figli e di problemi</a> proviene da <a href="https://www.adversus.it" data-wpel-link="internal">ADVERSUS MAGAZINE</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_15815" aria-describedby="caption-attachment-15815" style="width: 790px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-15815" src="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2019/07/separazione.jpg" alt="L'importanza della figura paterna. Parliamo di coppie separate, di figli e di problemi" width="800" height="450" srcset="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2019/07/separazione.jpg 800w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2019/07/separazione-300x169.jpg 300w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2019/07/separazione-600x338.jpg 600w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2019/07/separazione-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-15815" class="wp-caption-text">L&#8217;importanza della figura paterna. Parliamo di coppie separate, di figli e di problemi</figcaption></figure>
<p>Si parla tanto di separazione, di divorzio, e ultimamente di coppie &#8216;non tradizionali&#8217; spesso concentrando più l&#8217;attenzione sugli adulti e sui loro (indiscutibili) diritti e problemi, trascurando però i figli, soprattutto quelli ancora in tenera età. Le conseguenze psicologiche e fisiche della separazione, sui più piccoli, quando le figure materna e paterna non possono essere equamente presenti sono spesso molto serie.</p>
<p>Noi ne parliamo con il <strong>Dott. Vittorio Vezzetti, </strong>Medico Pediatra (Fondatore dell’International Council on Shared Parenting e Presidente dell’European Platform for joint Custody COLIBRI) e parliamo anche dell&#8217;importanza della figura paterna, e delle conseguenze negative di una insufficiente presenza di questa figura durante la fase di sviluppo dei figli delle coppie separate.</p>
<p><strong>Crescere all’interno di una famiglia serena e in cui padre e madre sono presenti è sicuramente diverso dal crescere in una famiglia in cui liti e tensioni si risolvono poi in una separazione, con tutto ciò che ne consegue. Quali sono le conseguenze più note che la separazione dei genitori ha sulla psiche dei bambini?</strong></p>
<p>In realtà inferiori a quelli che comunemente si crede. Infatti occorre osservare che fino a qualche anno fa la ricerca in questo campo era focalizzata sugli effetti del divorzio “tout court” <u>senza considerare le modalità di divorzio, cioè se dopo il divorzio il minore poteva continuare ad avere contatti frequenti, soddisfacenti e regolari con entrambi i genitori dato che l’affido materialmente condiviso (Joint Physical Custody) era poco frequente in tutto il mondo.</u></p>
<p>Pertanto la necessità di disporre di imponenti serie di dati per trarre delle conclusioni valide su sottogruppi molto piccoli della popolazione ha in passato notevolmente ridotto la possibilità di validare a livello statistico la ricerca sui figli che vivono in una situazione di affido materialmente condiviso. La propensione era (e spesso ancora è) di attribuire al divorzio le conseguenze che riguardano, ad esempio, la perdita di contatto con un genitore o il conflitto familiare.</p>
<p>Soltanto negli ultimi anni, in particolare nei paesi nordici, la diffusione della joint physical custody [1] ha permesso un’ampia ricerca comparativa), e, inoltre, di capire che il tipo di affido può avere un effetto enorme sulle conseguenze di un divorzio in tema di benessere dei figli.</p>
<p>Oggi grazie a studi validati statisticamente su centinaia di migliaia di minori possiamo dire che in media i figli della famiglia unita rappresentano ancora il golden standard ma i minori che vivono tempi sostanzialmente eguali presso i genitori dopo la loro separazione sono posti subito al di sotto. Molto lontani, invece, quelli che purtroppo vivono – come perlopiù accade in Italia- tempi molto diversi presso ciascuno dei genitori. Disturbi psicosomatici, livello di soddisfazione di vita, comunicazione e relazioni coi genitori, disturbi comportamentali sono gli elementi studiati in queste ricerche</p>
<p>(vedi articoli originali<br />
<a href="https://jech.bmj.com/content/69/8/769" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">https://jech.bmj.com/content/69/8/769</a><br />
<a href="https://psycnet.apa.org/record/2012-29462-008" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">https://psycnet.apa.org/record/2012-29462-008</a><br />
<a href="http://www.figlipersempre.ea23.com/res/site39917/res632662_Life-satisfaction-children.pdf" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">http://www.figlipersempre.ea23.com/res/site39917/res632662_Life-satisfaction-children.pdf</a><br />
<a href="http://www.figlipersempre.com/res/site39917/res632676_Risk-behaviours.pdf" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">http://www.figlipersempre.com/res/site39917/res632676_Risk-behaviours.pdf</a>)</p>
<p><strong>È vero che oltre alle conseguenze sullo sviluppo psico-sociale sono anche stati dimostrati problemi di carattere fisico, predisposizione a malattie a volte anche gravi?</strong></p>
<p>La scienza medica ha dimostrato gli effetti diretti sulla salute dei bambini e dei giovani adulti causati da eventi avversi dell’infanzia (childhood adversity). Questi danni possono essere suddivisi in due categorie: da un lato, gli effetti causati da fattori di stress cronici e, dall’altro, gli effetti causati da esperienze traumatiche. Molti sono correlati alla separazione e al divorzio dei genitori. La definizione di childhood adversity comprende:</p>
<p><strong>Chronic stressors</strong> (Fattori di stress cronici) quali la perdita genitoriale (e carenza del contatto genitoriale), la separazione dei genitori con conflitto familiare a lungo termine, la trascuratezza, l’educazione genitoriale inadeguata, la debole salute mentale dei genitori, la povertà e l’uso di sostanze stupefacenti in famiglia.</p>
<p><strong>Traumatic experiences</strong> (Esperienze traumatiche). Quali l’abuso fisico, l’abuso verbale, l’abuso mentale, la violenza assistita entro le mura domestiche e gravi malattie infantili.</p>
<p>E’ importante osservare che i danni psicobiologici correlati alla perdita genitoriale (parental loss) e ad altre childhood adversity riguardano aspetti fino ad oggi poco conosciuti e le cui conseguenze possono manifestarsi dopo 10, 20, o 30 anni. Tra questi ricordo importanti effetti sul sistema ormonale, su malattie psichiatriche e sui disturbi del comportamento alimentare, su mediatori dell’infiammazione, sui cromosomi, sullo sviluppo di strutture cerebrali quali l’amigdala etc. etc. (per approfondimenti tecnici v. <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5193267/" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5193267/</a> )</p>
<p><strong>L’importanza della figura paterna sullo sviluppo psicologico e sociale dei più piccoli viene spesso sottovalutata, o addirittura negata. Ci può aiutare a capire meglio che ruolo svolge la figura paterna nella fase dello sviluppo dei figli, e quali sono le conseguenze della mancanza o della non sufficiente presenza della figura paterna?</strong></p>
<p>Purtroppo fattori culturali molto radicati nella nostra società tendono a svalutare la figura paterna ma esistono ormai tantissimi studi che dimostrano le difficoltà e i rischi di una società fatherless. I fatherless children hanno molti più rischi di essere dipendenti da alcool, tabacco e droghe, di iniziare molto precocemente una indiscriminata attività sessuale, di abbandono scolastico, di disturbi psichici tra cui il suicidio, di soffrire di problemi di identità, di avere una vita familiare e lavorativa instabile etc. etc. Recenti studi evidenziano invece che un coinvolgimento immediato dei padri è vantaggioso e che non vi sono motivi per ostacolare una pariteticità dei ruoli almeno a partire dai 2 anni di età e probabilmente anche meno.  (v. <a href="http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/000/689/COLIBRI_ITALIA_1.pdf" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/000/689/COLIBRI_ITALIA_1.pdf</a> )</p>
<p><strong>Molto spesso nella coppie separate i padri si vedono negare il diritto-dovere di poter essere vicini ai propri figli, almeno non quanto dovrebbero esserlo. Dove risiedono le responsabilità per questa situazione, anche dal punto di vista legislativo? Cosa si sta facendo (se qualcosa si sta facendo) in questo senso, in Italia? </strong></p>
<p>È ovvio che se si parte da una sentenza di separazione o divorzio che stabilisce, come in Italia, un numero di pernotti mensili medio di 6-8 presso un genitore (il più delle volte il padre) , un follow up a dieci anni dimostrerebbe un tasso di perdite genitoriale di almeno il 25% . Se si partisse da sentenze che stabiliscono in media un numero di pernotti mensili non inferiore  a 12-15, il follow up a distanza dimostrerebbe (come in Svezia e Danimarca) tassi di perdita genitoriale pari al 12-13%, cioè la metà. La responsabilità è in gran parte della magistratura che ha interpretato il rapporto “significativo e continuativo” richiesto dalla legge in modo restrittivo seguita da una coorte di periti e assistenti sociali che il più delle volte confermano questa tendenza, ma c’è ormai una responsabilità anche della politica che stenta a formulare quelle correzioni che rendano più stringente la normativa. Questo Governo sta affrontando il problema e mi auguro che riesca a risolverlo almeno nella sua parte più perniciosa.</p>
<p><strong>Soprattutto in questi ultimi anni anche in Italia stanno nascendo nuclei familiari chiamiamoli non tradizionali, nei quali la figura paterna non è proprio presente, sin dall’inizio. Anche quella materna, in coppie di altro tipo. Esistono già degli studi sullo sviluppo psicologico e sociale dei figli nati o adottati da coppie non tradizionali?</strong></p>
<p>La letteratura in questo settore non è vastissima e anche piuttosto recente, poichè recente è il costume dell’adozione da parte di coppie omosex e gli studi meta analitici sugli effetti a distanza possono richiedere decenni. La maggior parte di questa letteratura pare oggi evidenziare a distanza outcomes mediamente peggiori rispetto ai figli di coppie tradizionali. In ogni caso è presto per trarre delle conclusioni definitive anche perché molti studi hanno il vizio di essere stati finanziati da lobby dichiaratamente pro o contro l’adozione omosessuale e questo approccio ideologico sicuramente è in grado di orientare le conclusioni e influenzare il dato scientifico.</p>
<p><strong>Premesso che la separazione è di per se un evento traumatico, non solo sui figli, e che spesso è il male minore rispetto ad una convivenza costellata di liti e problemi, è chiaro che questa andrebbe gestita in maniera adeguata soprattutto nell’interesse dei più piccoli. Quale sarebbe la soluzione ideale, se lei avesse la possibilità di intervenire a livello legislativo, quella che creerebbe per i figli di coppie separate l’ambiente più sano per il loro sviluppo?</strong></p>
<p>La risposta è nella risoluzione del 2079/2015 del Consiglio d’Europa: favorire nei casi standard un affido non solo legalmente ma anche materialmente condiviso promuovendo contemporaneamente la mediazione extra giudiziale. Noi esperti internazionali ben sappiamo che questo approccio a doppio binario ha ridotto in breve tempo le cause giudiziali in Australia del 30% mentre la sola presunzione giurisprudenziale di affido materialmente condiviso ha letteralmente svuotato i Tribunali in Danimarca e Svezia ove solo il 2-5% delle coppie segue un percorso giudiziale di separazione. Inoltre nei Paesi bigenitoriali si è progressivamente assistito a una drastica riduzione del rischio di perdita di contatto con uno dei genitori (solitamente il padre) a distanza di pochi anni dalla separazione. Sto collaborando col testo di riforma della legge 54/06 e mi pare che fortunatamente il legislatore intenda andare in questa direzione che è poi quella che si sta progressivamente affermando in tutto il mondo.</p>
<p>[1] A livello internazionale si definisce  joint physical custody, o affido materialmente condiviso, quella condizione per cui i minori trascorrono, dopo la separazione dei genitori, tempi equivalenti o comunque non inferiori al 35% dei pernotti)</p>
<p style="text-align: right;">ADVERSUS</p>
<p><strong>Ringraziamo il Dott. Vittorio Vezzetti<br />
</strong>Medico Pediatra (Fondatore dell’International Council on Shared Parenting e Presidente dell’European Platform for joint Custody COLIBRI)<br />
<a href="http://www.figlipersempre.com" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">http://www.figlipersempre.com</a></p>
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		<title>Sicurezza online. Le cose da sapere, e come proteggere i nostri dati personali e abitudini di navigazione su Internet</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ADVERSUS]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2019 05:34:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Su Internet la privacy è molto scarsa. E mentre uno può pensare di non essere sufficientemente interessante da essere controllato o spiato – beh, lo siamo tutti. Dagli updates di stato di facebook all’intercettazione delle email alla rilevazione della posizione dello smartphone...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adversus.it/sicurezza-online-le-cose-da-sapere-e-come-proteggere-i-nostri-dati-personali-e-abitudini-di-navigazione-su-internet/" data-wpel-link="internal">Sicurezza online. Le cose da sapere, e come proteggere i nostri dati personali e abitudini di navigazione su Internet</a> proviene da <a href="https://www.adversus.it" data-wpel-link="internal">ADVERSUS MAGAZINE</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14942" aria-describedby="caption-attachment-14942" style="width: 790px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-full wp-image-14942" src="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2019/02/onlinesecurity.jpg" alt="Sicurezza online. Le cose da sapere, e come proteggere i nostri dati personali e abitudini di navigazione su Internet" width="800" height="450" srcset="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2019/02/onlinesecurity.jpg 800w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2019/02/onlinesecurity-300x169.jpg 300w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2019/02/onlinesecurity-600x338.jpg 600w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2019/02/onlinesecurity-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-14942" class="wp-caption-text">Sicurezza online. Le cose da sapere, e come proteggere i nostri dati personali e abitudini di navigazione su Internet</figcaption></figure>
<p>Le nostre vite su Internet sono più trasparenti di quanto molti possono immaginare, e la maggior parte delle nostre attività online quotidiane sono monitorate e conservate per ispezione futura (se necessario). Ma comunque, quando parlo con qualcuno di sicurezza online e protezione delle proprie abitudini online, sento spesso delle risposte del tipo “Sì, ma in ogni caso io non ho nulla da nascondere&#8230;”. Ne abbiamo parlato con <strong>Daniel Markuson, Digital Privacy Expert di NordVPN</strong>, e gli abbiamo chiesto di aiutarci a capire i più importanti problemi di privacy su Internet, e di spiegarci come proteggere i nostri dati personali, abitudini di navigazione, e informazioni che non ci rendiamo neppure conto di condividere con terzi. E i ‘cyber criminali’ non sono neppure i più pericolosi nella lista di potenziali nemici e pericoli online&#8230;</p>
<p><strong>Cosa diresti a qualcuno che pensa di non avere nulla da nascondere, e per questo non deve preoccuparsi di ‘proteggersi’?<br />
</strong>Facciamo chiarezza: su Internet la privacy è molto scarsa. E mentre uno può pensare di non essere sufficientemente interessante da essere controllato o spiato – beh, lo siamo tutti. Dagli updates di stato di facebook all’intercettazione delle email alla rilevazione della posizione dello smartphone – siamo tutti strettamente osservati ogni giorno.</p>
<p>Saresti sorpreso di sapere quanto effettivamente Internet sa di te e quanto prezioso sia questo tipo di informazione per certi soggetti. Le società che si occupano di pubblicità online tracciano il tuo comportamento online per venderti i loro prodotti, mentre i providers di servizi – Google, facebook e altri – vogliono sapere le tue preferenze per poterti offrire soluzioni più accurate.</p>
<p>Infine, noi tutti vogliamo nascondere il nostro traffico dai cyber criminali che cercano ogni opportunità per prendere i nostri dati. Se usi l’online banking, mandi mail contenenti informazioni sensibili, conservi files importanti sui tuoi devices, o usi internet in qualsiasi modo – hai bisogno di protezione. La privacy è importante anche quando non hai nulla da nascondere. Sfortunatamente nessuno strumento magico può renderti completamente anonimo quando navighi su Internet, ma utilizzare un VPN – virtual private network – può aiutarti a rimanere privato e al sicuro nel mondo digitale.</p>
<p><strong>Smartphones e privacy. Sappiamo tutti quanto siano potenti e invasivi della nostra vita quotidiana. Dotati di un GPS, obiettivi fotografici su entrambi i lati, un microfono e chissà quali altre funzioni e sensori, per non parlare quello che molte apps sono in grado di fare con questi strumenti&#8230; Uno smartphone è un cavallo di Troia sotto tutti gli aspetti, ma sta diventando uno strumento del quale la maggior parte delle persone non riesce più a fare senza. Quali sono i tuoi consigli per rendere il più sicuro possibile (se possibile) uno smartphone, cosa fare e cosa non fare per garantire almeno un livello di privacy accettabile quando si usa uno smartphone?<br />
</strong>Le persone immagazzinano informazioni molto personali, come passwords, messaggi privati, foto, video, contatti, dettagli bancari e altri files sui propri smartphones. Con così tante informazioni sensibili immagazzinate sul nostro smartphone, è seriamente possibile che questo sappia più su di noi di quanto non sappia il nostro migliore amico. Ecco perché questo strumento tascabile è l’obiettivo dei sogni per i cattivi del web. Le notizie confortanti sono che ci sono alcuni consigli da seguire che permettono di rendere più sicuro il proprio smartphone.</p>
<ul>
<li>Per iniziare, <strong>evitate di usare i Wi-Fi pubblici</strong>, perché sono facilissimi da compromettere eppure in pochi ci pensano due volte prima di connettersi. Se non ti piace l’idea che qualcuno possa spiare le tue attività online, un VPN affidabile può aiutarti.</li>
<li>Secondo, <strong>scaricate apps solo dagli app stores ufficiali</strong> e fate bene attenzione ai permessi richiesti dalle app. Se una app per trasformare lo smartphone in una pila per illuminare richiede accesso ai tuoi contatti&#8230; è un segnale allarmante di intenzioni cattive.</li>
<li>Un’altra cosa importante per la sicurezza dello smartphone – <strong>non condividere la tua posizione</strong>. Alcune apps possono usare la tua posizione per seguirti e creare un profilo a tua insaputa.</li>
<li>E infine, <strong>non trascurare gli aggiornamenti</strong>. È il consiglio più veloce, ma il più importante! Gli aggiornamenti dei programmi non solo portano nuove funzioni ma sistemano i buchi e le falle di sicurezza.</li>
</ul>
<p><strong>IoT, anche nota come Internet of Things, Amazon Alexa, Siri&#8230; Google Assistant&#8230; e la lista potrebbe essere lunga. Cosa dobbiamo aspettarci, dal punto di vista della privacy e della sicurezza, quando questi ‘oggetti intelligenti’ saranno dappertutto&#8230; parleranno tra di loro e con chissà chi attraverso un network 5G?<br />
</strong>La IoT ha il potenziale di rendere le nostre vite più facili ed efficienti come mai era successo prima. Siccome l’industria delle IoT è nella sua infanzia, questi devices sono una tempesta perfetta per quanto riguarda le vulnerabilità della cyber sicurezza, poiché molti produttori ignorano il lato sicurezza. Nella foga di mettere sul mercato questi oggetti tecnologici, la sicurezza passa in secondo piano rispetta alla funzionalità e all’aspetto.</p>
<p>L’altro grande problema è che molti devices IoT vengono consegnati con password standard. Se anche un device viene venduto con le istruzioni per cambiare le password, molti utenti non lo fanno. E infine i devices IoT sono un ambiente eccellente per ospitare malware.</p>
<p>Poiché la loro sicurezza è così ridotta, i devices Iot possono spesso essere usati per ospitare e far girare malware rudimentali. Sono tremendamente utili negli attacchi DDoS, che richiedono una moltitudine di apparecchi che fanno girare semplici bots per travolgere i loro bersagli.</p>
<p>Anche se il tuo device IoT è sicuro, ma probabilmente non è così, esiste un altro grandissimo rischio a cui potresti essere esposto – le violazioni della privacy. Questi devices sono già tristemente noti per il fatto di raccogliere e comunicare dati ai propri produttori. Questi dati vengono ufficialmente usati solo per migliorare i loro prodotti, ma poche compagnie potranno resistere alla tentazione del valore delle informazioni personali raccolte.</p>
<p>Quindi cosa devi fare – sempre leggere i manuali, aggiornare regolarmente i devices e creare passwords forti per il tuoi devices IoT. Infine, puoi impostare un VPN sul tuo router di casa. Può essere un problema se vuoi controllare i tuoi devices da remoto, ma la criptazione dei dati bloccherà gli hackers.</p>
<p><strong>Cosa è, in pratica, un VPN e come protegge i suoi utenti?<br />
</strong>Quando usi un VPN – virtual private network – i dati che invii e che ricevi vengono reindirizzati attraverso uno speciale server VPN. Questo ha due vantaggi: cripta i dati e sostituisce il tuo indirizzo IP. Il risultato finale: diventa molto più difficile tracciare quello che fai online, rubare le tue passwords, o bloccare il tuo accesso ai contenuti che cerchi. Sei più al sicuro dal tuo internet provider, ficcanaso dei governi, inserzionisti disonesti, ladri di identità, e hackers.</p>
<p>Potremmo paragonare la tua normale navigazione online a semplici lettere tradizionali. Se possiamo immaginare che l’informazione online viaggia in lettere e buste, allora usare un VPN equivale a farle viaggiare in un furgone blindato. Non solo fa in modo che nessuno possa rubare o leggere la tua mail, ma nasconde anche il luogo da cui la hai inviata. Le persone o i siti web con cui parli potranno sempre raggiungerti, ma le loro lettere dovranno viaggiare in un furgone blindato. Solo in questo modo la mail ti arriverà.</p>
<p><strong>Esistono anche servizi di VPN gratuiti. Quali sono i rischi derivanti dal fatto di usare un VPN gratuito?<br />
</strong>Se il sempre crescente impero di dati personali che è Google e l’enorme scandalo di Cambridge Analitica e facebook non ti hanno ancora dato un’idea, lascia che te lo spieghi meglio: quando una società commerciale ti offre un servizio gratuito, è perchè questo viene usato per generare guadagni. Tu sei il prodotto, non il cliente. Non dimenticare mai questa regola se stai valutando tra un servizio VPN a pagamento ed uno gratuito.</p>
<p>Il modo in cui un VPN gratuito guadagna i suoi soldi dipende dal suo senso dell’etica, ma nessuna possibile soluzione è a favore della tua sicurezza online. I metodi più diffusi prevedono la registrazione accurata di tutto il tuo traffico e poi l’invio di pubblicità in qualsiasi cosa tu faccia online, o semplicemente nella vendita dei tuoi dati a terzi. VPN meno scrupolosi hanno addirittura venduto la banda di connessione dei propri utenti a corporations e hackers, o usato il loro accesso per iniettare malware. I VPN gratuiti offrono inoltre spesso meno funzionalità e non funzionano bene come i VPN a pagamento.</p>
<p>Solitamente hanno meno staff e non possono rilasciare frequenti aggiornamenti per tenersi al passo con le ultime minacce e tendenze in tema di cybersecurity. I premium VPN a pagamento rispondono ai clienti, non agli inserzionisti, quindi hanno una motivazione maggiore a fornire un prodotto che funzioni.</p>
<p><strong>Cosa dobbiamo cercare quando stiamo valutando un servizio VPN che protegga realmente i nostri computer, smartphone, attività online?<br />
</strong>È piuttosto difficile scegliere un servizio VPN affidabile che soddisfi le necessità individuali, specialmente per chi non ha nessuna esperienza nel campo dei VPN. La tecnologia può sembrare complicata e la selezione di providers è tale da far girare la testa. Naturalmente, per scoprire quali sono i servizi che offrono la miglior protezione online, gli utenti tendono a fidarsi delle varie fonti di informazione online che offrono recensioni approfondite e confrontano i vari servizi.</p>
<p>In ogni caso, ci sono alcuni aspetti da tenere bene a mente prima di scegliere un provider VPN. Innanzitutto e più importante, guardare se il VPN ha una severa policy di no-logs. Alcuni providers VPN potrebbero essere costretti dalla legge a raccogliere i dati relativi alle attività online dei propri clienti, e questo dipende dal paese in cui operano. Ad esempio paesi che appartengono ai cosiddetti 14 Eyes o 5 Eyes spesso praticano sorveglianza online.</p>
<p>Quando scegli un VPN guarda in quanti paesi ha i suoi servers e se funziona su diverse piattaforme. Un VPN serio offre Android, Windows, iOS, Mac, Linux apps per desktop e mobile, TV Apps e estensioni per il browser. Controllare se è un vero VPN o un proxy e quale livello di criptazione dati offre può anche essere molto importante. I protocolli più forti al momento sono OpenVPN e IKEv2/IPsec.</p>
<p>Ringraziamo Daniel Markuson<br />
Digital Privacy Expert presso NordVPN</p>
<p style="text-align: right;">ADVERSUS</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adversus.it/sicurezza-online-le-cose-da-sapere-e-come-proteggere-i-nostri-dati-personali-e-abitudini-di-navigazione-su-internet/" data-wpel-link="internal">Sicurezza online. Le cose da sapere, e come proteggere i nostri dati personali e abitudini di navigazione su Internet</a> proviene da <a href="https://www.adversus.it" data-wpel-link="internal">ADVERSUS MAGAZINE</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>5G, vecchie e nuove radiofrequenze, Wi-Fi. Quali i possibili rischi per la salute?</title>
		<link>https://www.adversus.it/5g-possibili-rischi-per-la-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ADVERSUS]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Sep 2018 08:40:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viviamo annegati in un invisibile mare di campi elettromagnetici. E non sappiamo ancora – lo diranno i libri di storia – che effetti questi hanno sul nostro corpo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adversus.it/5g-possibili-rischi-per-la-salute/" data-wpel-link="internal">5G, vecchie e nuove radiofrequenze, Wi-Fi. Quali i possibili rischi per la salute?</a> proviene da <a href="https://www.adversus.it" data-wpel-link="internal">ADVERSUS MAGAZINE</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_10091" aria-describedby="caption-attachment-10091" style="width: 790px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-full wp-image-10091" src="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2018/09/elettrosmog.jpg" alt="5G, vecchie e nuove radiofrequenze, Wi-Fi onnipresente. Quali i possibili rischi per la salute e cosa fare per cercare di ridurli?" width="800" height="450" srcset="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2018/09/elettrosmog.jpg 800w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2018/09/elettrosmog-300x169.jpg 300w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2018/09/elettrosmog-600x338.jpg 600w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2018/09/elettrosmog-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-10091" class="wp-caption-text">5G, vecchie e nuove radiofrequenze, Wi-Fi onnipresente. Quali i possibili rischi per la salute e cosa fare per cercare di ridurli?</figcaption></figure>
<p>Ma i cellulari fanno male? È una domanda che sentiamo girare da un paio di decenni, da quando cioè i primi cellulari hanno iniziato ad entrare nelle nostre tasche, nelle borsette delle donne, e ad appoggiarsi alle nostre tempie. La domanda rimane sempre la stessa, senza una risposta chiara. Probabilmente non sono pericolosi secondo molti, forse sì secondo altri. <strong>Nessuno se la sente di dire ‘assolutamente no!’</strong> in ogni caso. Intervista a <strong>Maurizio Martucci</strong>, autore del libro<strong> ‘Manuale di autodifesa per elettrosensibili’</strong> (Terra Nuova Edizioni).</p>
<figure id="attachment_10093" aria-describedby="caption-attachment-10093" style="width: 290px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class="size-full wp-image-10093" src="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2018/09/manuale-di-autodifesa-per-elettrosensibili-236288.jpg" alt="Manuale di autodifesa per elettrosensibili" width="300" height="420" /><figcaption id="caption-attachment-10093" class="wp-caption-text">Manuale di autodifesa per elettrosensibili</figcaption></figure>
<p>Eppure, nonostante numerosissimi studi mettano in dubbio la sicurezza di questi aggeggi che emettono e ricevono <strong>frequenze radio</strong>, e delle antenne che raccolgono e ritrasmettono i segnali, come sono andate le cose? Sono andate in modo tale che in pratica oggi chiunque, anche i bambini, ha in tasca uno <strong>smartphone</strong>, che quasi ogni tetto – guardate in alto ogni tanto se riuscite a staccare gli occhi dal telefonino – ha qualche antenna installata. Sono andate in modo tale che dove non ci sono tetti le <strong>antenne</strong> vengono installate in cima a dei pali altissimi a volta camuffati da alberi alquanto improbabili.</p>
<p>Succede che, dovunque vi troviate, se provate ad accendere il <strong>wifi</strong> del vostro smartphone trovare decine di segnali provenienti da router wi-fi privati, pubblici o semipubblici.</p>
<p>Succede insomma che <strong>viviamo praticamente annegati in un invisibile mare di campi elettromagnetici</strong>. E non sappiamo ancora – lo diranno i libri di storia – che effetti questi hanno sul nostro corpo, e sulle nostre menti.</p>
<p><strong>Maurizio Martucci</strong>, due lauree, giornalista e scrittore <strong>ha da poco pubblicato un libro dal titolo ‘Manuale di autodifesa per elettrosensibili’</strong> (Terra Nuova Edizioni), dove tutti questi temi vengono affrontati in maniera molto chiara ed esauriente, e il quadro che ne emerge non è esattamente esaltante. Abbiamo chiesto a Maurizio Martucci di rispondere ad alcune nostre domande, per cercare di capire meglio come stanno le cose.</p>
<p><strong>Quali sono i pericoli dimostrati e confermati del cosiddetto ‘inquinamento da Elettrosmog’, quelli dei quali ormai nessuno può più negare l’esistenza?</strong><br />
Partiamo da un distinguo: tutto ciò che è evidente e dimostrato da validati studi medico-scientifici, non è detto che sia confermato da regolamenti o norme di precauzione, tantomeno da riconoscimenti sanitari. Così possiamo tranquillamente dire che esiste l’elettrosensibilità, problema serio reale: un numero sempre più crescente di persone ne soffre nella società occidentale, molti anche in Italia. Si tratta di una malattia ambientale altamente invalidante, nel libro riporto alcuni casi e testimonianze raccontando le storie ‘invisibili’ di chi per colpa dell’elettrosmog ci ha rimesso la casa, il lavoro, la vita sociale o addirittura la vita!</p>
<p>L’elettrosensibilità è una patologia immuno-neuro-tossica tipo allergia, con reazioni violente multi-organo appena il corpo impatta con campi elettromagnetici anche di bassissima intensità. Poi ci sono i tumori maligni, soprattutto al cervello, crescenti quelli del nervo trigemino, giuridicamente accertati dalla magistratura italiana con sentenze, anche in giudicato, che stabiliscono il nesso telefonino=cancro! Per non parlare poi di stress ossidativo, senso di stordimento, nausea, vomito, danni al DNA, superamento della barriera ematoencefalica: ci sono circa un migliaio di studi che attestano gli effetti biologici per colpa delle irradiazione di pericolose radiofrequenze, dal 2011 nella ‘black list’ dell’Organizzazione Mondiale della Sanità&#8230;</p>
<p><strong>Cosa succederebbe se (e dico se, perché anche la ricerca medica a volte deve piegarsi alle più forti leggi del profitto e del mercato) venisse dimostrata in maniera inconfutabile la pericolosità delle radiofrequenze utilizzate per la trasmissione di dati ad altissima velocità tra gli smartphone e le antenne che trasmettono e ricevono il segnale?</strong><br />
Che dall’oggi al domani crollerebbe tutta l’immaginifica impalcatura su cui, sbrigativamente, stanno costruendo l’illusione futuristica dell’iperocomunicazione di massa, dello stare sempre connessi, dell’all inclusive a costo zero. Lo scontro è proprio sugli interessi: da una parte quello delle aziende private che, nella loro ottica, hanno l’unico interesse nel business e nel fare profitto. Dall’altra però, l’interesse alla salvaguardia della tutela della salute pubblica, a cui sono demandati gli organismi di controllo. In mezzo ci sono i cittadini, gli utenti, l’anello debole della catena. Sono loro a pagarne le conseguenze, se non c’è una corretta informazione che dica chiaramente a quali rischi siamo esposti ogni giorno vivendo immersi in un pericoloso brodo elettromagentico che non ha precedenti nella storia dell’umanità.</p>
<p><strong>Provi lei a togliere il segnale dello smartphone a chiunque, oggi. Come si fa a sensibilizzare rispetto a questi problemi una popolazione che vive praticamente con il naso incollato al telefonino, e che va letteralmente nel panico più totale se facebook o youtube sono giù? Come si fa, realisticamente, secondo lei, a spiegare a qualcuno che non può più mandare al mondo &#8211; in tempo reale  &#8211; la foto del gelato che sta mangiando?</strong><br />
L’educazione al corretto uso delle nuove tecnologie è uno dei punti cardine di un processo intentato da un ex lavoratore di Brescia, vita rovinata per un tumore da cordless e cellulare, contro il Ministero della Sanità. La causa gira proprio su questo: c’è bisogno di una corretta informazione, e solo gli organi pubblici deputati, come il dicastero della salute, può farlo, come avviene ad esempio in Francia o California. Infatti da alcuni tempi il Ministero ha inserito sul proprio sito Web un decalogo di buone pratiche sull’uso dello Smartphone e non solo. E poi, è ormai pronta pure la tecnologia meno pericolosa: il Li-Fi, la trasmissione dati non più in radiofrequenza ma attraverso lo spettro visibile della luce. L’alternativa c’è, come il più sicuro cablaggio, la rete attraverso il cavo, è solo una questione culturale, oltre che di scelte politico-economiche&#8230;</p>
<p><strong>E adesso arriva il 5G. Quale è il salto in avanti che questa frequenza compie rispetto a quanto abbiamo avuto fino a questo momento? Se non sbaglio il 5G servirà tra le tante cose anche a connettere tutti gli elettrodomestici di casa alla grande &#8216;internet delle cose&#8217;&#8230;</strong><br />
Il salto sarà enorme e nel vuoto, nel senso in assenza di studi preliminari sugli esiti a medio-lungo termine di queste nuove alte frequenze appena messe all’asta dal Governo, andremo incontro ad un vero e proprio tsunami di microonde millimetriche. Saremo invasi di radiofrequenze: non basteranno più le circa 60.0000 antenne stazioni radio-base spesso sui tetti dei palazzi, nemmeno i circa 24.000 Wi-Fi pubblici, senza contare i router privati. Adesso col 5G avremo molto probabilmente altri milioni di micro-antenne, una ogni lampione della luce, una ogni decina di metri, ovunque, non solo in città ma pure nei paesini più remoti, in campagna, parchi, aree protette e pure in autostrada. Il rischio è che le Smart City si possano tradurre in veri e propri forni a microonde a cielo aperto, coi cittadini a fare da cavie, in attesa che i limite soglia vengano innalzati dagli attuali 6 V/m a ben 61 V/m&#8230; ma questo nessuno lo dice, nessuno lo sa. Lo scrivo nel libro&#8230;</p>
<p><strong>Quanto contano i politici &#8216;italiani&#8217; che siano di destra o di sinistra poco importa, in tutto questo? Hanno qualche potere, hanno voce in capitolo, oppure di fronte ai poteri forti a livello europeo e oltre possono fare ben poco?</strong><br />
Certo che contano, eccome, nonostante il progetto 5G sia partito dall’Unione Europea. Il problema di fondo è che i politici sono letteralmente incompetenti in materia. Non hanno la corretta informazione. Prendiamo il ministro Di Maio, che l’altro giorno ha beatamente acceso la prima antennina del 5G a Bari: lo fa ammaliato da un’ideologia progressista di un intelligente futuro ‘smart’ che però cozza contro la tutela della salute pubblica: so che molte associazioni di malati ed elettrosensibili in questi giorni hanno scritto a Di Maio e agli altri politici, facendo appello al buon senso, come ripetuto dai medici ambientali dell’ISDE Italia che hanno chiesto una moratoria, ma niente. Non vogliono capire il rischio a cui ci stanno esponendo. Mentre nel resto del mondo, abbiamo il precedente di quattro comuni tra Florida e California che hanno già negato l’accesso al 5G sul loro territorio. Perché? Perché i politici hanno raccolto le paure denunciate dai cittadini. Lo stesso, però, non pare funzioni in Italia&#8230;</p>
<p><strong>Il titolo del suo ultimo libro ‘Manuale di autodifesa per elettrosensibili’ ci impone di farle questa ultima domanda. Come ci si difende? Cosa dobbiamo fare? Rassegnarci, sperare che gli allarmi siano infondati e intanto continuare a guardare netflix sul cellulare, andare a vivere in campagna? Quali sono i suoi consigli pratici per chi è sensibile a questo problema ma obiettivamente può fare ben poco per sottrarsi alla realtà in cui è – letteralmente – immerso fino al naso?</strong><br />
Non si tratta di allarmare nessuno, ma né di pensare che i dati forniti ad esempio nel mio libro siano infondati o sopra dimensionati. Tutt’altro! Mi ripeto: il problema c’è, esiste, è grave e reale, ma soprattutto di urgente risoluzione. Il modo migliore per difendersi è semplice: cercare le informazioni utili che magari il main stream non offre, accrescere la propria consapevolezza sul rischio, evitando soprattutto che a cadere nella trappola siano le categorie più deboli, come i malati, bambini e adolescenti. Il fenomeno del cosiddetto ‘zombismo’ non altro che la parte sociologica del nesso, la cronaca ci dice che in Italia muoiono sempre più giovani in piena salute, senza fattori di rischio preesistenti, per morte improvvisa, nel sonno, di notte, dicono per morte ‘naturale’. Quando la ricerche, ad esempio, come la più grossa mai condotta al mondo sulle radiofrequenze delle antenne promossa dall’Istituto Ramazzini di Bologna parla di elettrosmog come rischio infarto, problemi cardiocircolatori&#8230; Come la mettiamo? La migliore difesa è l’informazione e la consapevolezza. Cominciando pure dalla classe medica, all’oscuro del rischio&#8230;</p>
<p><strong>Manuale di autodifesa per elettrosensibili</strong><br />
Come sopravvivere all&#8217;elettrosmog<br />
autore: Maurizio Martucci<br />
editore Terra Nuova Edizioni<br />
collana Stili di vita<br />
pagine 240<br />
pubblicazione 07/2018<br />
ISBN/EAN 9788866813910</p>
<p style="text-align: right;">ADVERSUS</p>
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		<title>L&#8217;effetto placebo e l&#8217;importanza delle parole e della speranza per guarire</title>
		<link>https://www.adversus.it/leffetto-placebo-e-limportanza-delle-parole-e-della-speranza-per-guarire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ADVERSUS]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 05:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9226" aria-describedby="caption-attachment-9226" style="width: 790px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-full wp-image-9226" src="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2018/05/placebo.jpg" alt="L'effetto placebo e l'importanza delle parole e della speranza per guarire" width="800" height="450" srcset="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2018/05/placebo.jpg 800w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2018/05/placebo-300x169.jpg 300w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2018/05/placebo-600x338.jpg 600w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2018/05/placebo-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-9226" class="wp-caption-text">L&#8217;effetto placebo e l&#8217;importanza delle parole e della speranza per guarire</figcaption></figure>
<p>L&#8217;effetto placebo non è un qualcosa di astratto, una leggenda metropolitana. L&#8217;effetto placebo è talmente &#8216;vero&#8217; che la ricerca medica è costretta, nella sperimentazione, ad inventarsi tecniche e metodi che permettano di distinguere le guarigioni dovute all&#8217;effetto placebo da quelle effettivamente dovute al farmaco che si sta sperimentando. Come è possibile che il pensiero e le parole possano influenzare l&#8217;andamento di una malattia? Ne parliamo con il <strong>Prof. Fabrizio Benedetti, </strong>Professore ordinario di neurofisiologia e fisiologia umana presso l&#8217;Università di Torino, autore di &#8216;La speranza è un farmaco&#8217; edito da Mondadori, di cui potete leggere la scheda <a href="https://www.margherita.net/la-speranza-e-un-farmaco/" data-wpel-link="exclude">facendo click qui</a>.</p>
<p><strong>Lei è uno dei massimi esperti a livello mondiale, come spiega l&#8217;effetto placebo? Le chiediamo per un attimo di non attenersi strettamente alla spiegazione scientifica, ma di dirci quelle che sono le sue ipotesi e le sue idee in merito, anche se non completamente supportate dalla ricerca ufficiale&#8230;</strong></p>
<p>Un placebo è una terapia finta che il paziente crede sia vera. In una terapia finta non c&#8217;è il farmaco vero, tuttavia rimane tutto il rituale dell&#8217;atto terapeutico, il quale è costituito dalle parole e i comportamenti del medico, dal contesto intorno alla terapia, dalle apparecchiature mediche, ecc. Ecco, tutti questi simboli inducono aspettative, fiducia, speranza di guarigione. L&#8217;effetto placebo è dunque la componente psicologica e sociale di una terapia, che a volte è tanto potente quanto una terapia vera.</p>
<p><strong>Quanto è importante l&#8217;atteggiamento e quanto influiscono le parole del medico nel comunicare una diagnosi al paziente e durante la terapia?</strong></p>
<p>Le parole del medico e il suo atteggiamento rivestono un ruolo cruciale. A volte, parole positive e un sorriso mettono il paziente a proprio agio e la sua ansia diminuisce. Sia ben chiaro, un sorriso non guarisce da un tumore o da una patologia grave, tuttavia una comunicazione empatica fra medico e paziente conduce ad una migliore accettazione della malattia, ad una riduzione dei sintomi, ad una migliore aderenza alle terapie prescritte.</p>
<p><strong>E quanto è importante l&#8217;atteggiamento del paziente nei confronti della malattia? Esistono degli studi sull&#8217;andamento di una malattia in pazienti che affrontano la terapia con diverso stato d&#8217;animo?</strong></p>
<p>Certamente sì. Come il paziente affronta la malattia è altrettanto essenziale. La speranza, che possiamo definire come l&#8217;aspettativa e il desiderio che il futuro sarà migliore del presente, ha qui un ruolo chiave. Chi è capace di avere grandi speranze, ha grandi probabilità di affrontare meglio e superare la malattia. Purtroppo non è detto che ciò conduca a guarigione, tuttavia sicuramente conduce ad una maggiore tolleranza al dolore, alla sofferenza, al disagio fisico, psichico, esistenziale. Ed è proprio qui che le neuroscienze hanno fatto grandi scoperte.</p>
<p><strong>Nel suo libro leggiamo che &#8216;le parole attivano le stesse vie biochimiche di farmaci come la morfina e l’aspirina&#8217;. Cosa intende, esattamente, con questo? Cosa significa?</strong></p>
<p>Il concetto che è appunto emerso negli ultimi anni è che le parole, la speranza, la fiducia, le aspettative positive, colpiscono gli stessi bersagli chimici dei farmaci. Se io spero e credo che il mio dolore sparirà, il mio cervello inizia a produrre sostanze chimiche simili alla morfina, e gli stessi bersagli chimici dell&#8217;aspirina vengono attivati. Perciò, il nostro stato psicologico e la nostra forza di combattere la malattia sono dei veri e propri farmaci in grado di ridurre la sofferenza. Nel corso dell&#8217;evoluzione, noi siamo stati dotati di questi bersagli chimici, i quali ci aiutano nelle interazioni sociali e nell&#8217;affrontare situazioni ostili. Poi, visto che la specie umana è intelligente, l&#8217;uomo ha creato delle molecole (i farmaci) che potenziano questi meccanismi, tuttavia già esistenti agli albori di Homo sapiens.</p>
<p><strong>Quale il suo consiglio, pratico, a chi si trova in una condizione difficile dopo una diagnosi, e ai suoi familiari? Come reagire, e a chi rivolgersi per trovare un sostegno che vada nella direzione giusta?</strong></p>
<p>In una situazione difficile, in cui la malattia prospetta un futuro incerto, la forza di combattere e di credere che ci può essere un futuro positivo è determinante. Per chi non riesce da solo a superare con la forza della speranza i momenti difficili, il supporto psicologico è cruciale. Questo è mirato a cambiare il significato di malattia e di sofferenza da negativo in positivo, dove la malattia viene vista come un&#8217;opportunità. Vivere la malattia positivamente e affrontare lunghe e dolorose terapie può aprire gli occhi su sè stessi, sui propri cari, sul mondo intorno, e tutto ciò permette di superare la sofferenza con maggiore energia. Proprio come fanno i farmaci.</p>
<p>Ringraziamo il <strong>Prof. Fabrizio Benedetti<br />
</strong>Professore ordinario di neurofisiologia e fisiologia umana presso l&#8217;Università di Torino</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adversus.it/leffetto-placebo-e-limportanza-delle-parole-e-della-speranza-per-guarire/" data-wpel-link="internal">L&#8217;effetto placebo e l&#8217;importanza delle parole e della speranza per guarire</a> proviene da <a href="https://www.adversus.it" data-wpel-link="internal">ADVERSUS MAGAZINE</a>.</p>
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		<title>Attenti alla internet delle cose (IoT) che sta per entrare nelle case di tutti. Le cose da sapere per tutelare la privacy</title>
		<link>https://www.adversus.it/attenti-alla-internet-delle-cose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ADVERSUS]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2017 07:27:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avete già sentito parlare della internet delle cose? Ormai lo smartphone ha colonizzato il cervello ... <a title="Attenti alla internet delle cose (IoT) che sta per entrare nelle case di tutti. Le cose da sapere per tutelare la privacy" class="read-more" href="https://www.adversus.it/attenti-alla-internet-delle-cose/" aria-label="Per saperne di più su Attenti alla internet delle cose (IoT) che sta per entrare nelle case di tutti. Le cose da sapere per tutelare la privacy" data-wpel-link="internal">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_7110" aria-describedby="caption-attachment-7110" style="width: 790px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-full wp-image-7110" src="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2017/10/internet-delle-cose.jpg" alt="Attenti alla internet delle cose (IoT) che sta per entrare nelle case di tutti. Le cose da sapere per tutelare la privacy" width="800" height="400" srcset="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2017/10/internet-delle-cose.jpg 800w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2017/10/internet-delle-cose-300x150.jpg 300w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2017/10/internet-delle-cose-600x300.jpg 600w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2017/10/internet-delle-cose-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-7110" class="wp-caption-text">Attenti alla internet delle cose (IoT) che sta per entrare nelle case di tutti. Le cose da sapere per tutelare la privacy</figcaption></figure>
<p>Avete già sentito parlare della internet delle cose? Ormai <strong>lo smartphone ha colonizzato il cervello e la vita</strong> di gran parte della popolazione. Poco conta la classe sociale, e ormai anche l&#8217;età. Il naso affondato nel minischermo dello smartphone e l&#8217;espressione mista tra ebete e divertito, o preoccupato, a seconda di quello che si sta leggendo. Finalmente qualcosa che lega l&#8217;adolescente che non ha ancora capito cosa è la vita, al pensionato che ha infine scoperto le gioie della vita &#8216;connessa&#8217;. Ma sarà una cosa bella?</p>
<p>E se qualcuno pensava che lo smartphone fosse il limite massimo non solo del rincoglionimento ma anche dell&#8217;invasione della privacy&#8230; beh&#8230; ripensiamoci perché stiamo per essere letteralmente invasi da gadgets ed elettrodomestici che faranno a brandelli quel poco che resta della privacy individuale. Di chi li adotterà in maniera indiscriminata e acritica, naturalmente.</p>
<p>Abbiamo chiesto a <strong>Marco Calamari</strong>, una delle voci più acute e documentate nel panorama italiano quando si tratta di privacy e tecnologia (seguitelo, ne vale la pena <a href="https://twitter.com/XingCassandra" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">https://twitter.com/XingCassandra</a>) di aiutarci ad inquadrare il fenomeno e i problemi che si porta e si porterà dietro nel futuro prossimo. <strong>Consigliamo a tutti i lettori e a tutte le lettrici</strong>, soprattutto a quelli che hanno figli giovani, <strong>di prestare bene attenzione al contenuto di questa intervista</strong>, ne vale la pena. E magari di <strong>diffonderla</strong> in tutti i modi, farete un favore ai vostri contatti.</p>
<h2>Attenti alla &#8216;internet delle cose&#8217; (IoT). Le cose da sapere per tutelare la privacy</h2>
<p><em><strong>Forse non tutti si rendono conto del fatto che uno smartphone nel taschino non serve solo a ricevere telefonate, messaggini, video. Serve anche, forse soprattutto aggiungo io, a trasmettere dati personali, personalissimi. Ci può aiutare ad inquadrare a grandi linee cosa fa, e cosa è teoricamente in grado di fare, uno smartphone grazie ai molti sensori di cui è dotato e ad una connessione a banda larga a internet attiva praticamente 24 ore 24?</strong></em></p>
<p>Uno smartphone e’ un computer multitask e multiutente di caratteristiche e potenza paragonabili a quelle che potevano far funzionare un intero ufficio tecnico venti anni fa. Senza insistere su questo, diciamo che <strong>puo’ fare tutto</strong>. Anche la sua connessione ha la velocita’ pari a quella dell’intero ufficio tecnico di cui sopra. Contiene alcune decine di milioni di linee di codice che sono incomparabilmente di piu’ di quelle che sarebbero necessarie per garantire le suo funzionalita’ di base.</p>
<p>Cosa fa? Fatevi le domande, <strong>datevi le risposte</strong>.</p>
<p><em><strong>Quali sono le cose che tutti dovrebbero sapere e tenere bene a mente prima di aderire incondizionatamente e in maniera totalmente acritica a questa cosiddetta Internet delle cose (anche nota come IoT)? La Iot, per i lettori che ancora non lo sanno sta per &#8216;internet of things&#8217;, una internet che collega e collegherà tutto sempre di più&#8230; dal frigorifero allo smartphone, dalla lavatrice allo stereo, dalla Google Clips fotocamera sempre attiva con tanto di microfono dotata di intelligenza (???) artificiale all&#8217;Amazon Echo anche lui sempre attivo (per servire i nostri bisogni of course). Offre solo i vantaggi che i media stanno iniziando ad esaltare, oppure c&#8217;è anche un lato più dark in questa Internet delle cose?</strong></em></p>
<p>Nessuno puo’ essere convinto a guardare con occhio critico un oggetto IoT se non e’ gia’ convinto di dover fare lo stesso con oggetti piu’ familiari, ad esempio il suo smartphone.</p>
<p>Se un <strong>cellulare e’ un oggetto preoccupante</strong> perche’ puo’ fare (come in effetti fa) cose senza la percezione del suo proprietario e contro il suo interesse, <strong>un oggetto dell’IoT sara’ ancora piu’ insidioso</strong> da questo punto di vista. Gli oggetti IoT tipicamente sono altrettanto complessi di uno smartphone, ma nascondono completamente la loro complessita’ perche’ vencono identificati con la loro funzione principale. Come un ferro da stiro viene identificato da sempre con la sua funzione principale (e per ora unica) di stirare, una smartTV viene identificata con la funzione di guardare la televisione.</p>
<p>Eppure <strong>contiene un intero sistema operativo</strong>, e’ <strong>connessa ad internet</strong>, ha <strong>microfono</strong> e <strong>telecamera</strong> ed il suo manuale utente avverte di <strong>non dire o fare cose riservate davanti ad essa. Ma chi legge i manuali o le licenze d’uso?</strong></p>
<p><em><strong>La Internet delle cose non sarà solo negli elettrodomestici, ma verrà indossata sempre di più. I sensori che indosseremo, e che qualcuno accetterà magari di farsi &#8216;installare&#8217; sottopelle, verranno sempre più proposti come irrinunciabili e magari che non cederà alla tentazione inizierà a trovarsi svantaggiato. Che ne so&#8230; code agli aeroporti, alle casse dei supermercati&#8230;? Forse? Quali gli scenari più realistici visti dal suo punto di osservazione sul mondo della tecnologia e della privacy?</strong></em></p>
<p>Ho scritto da poco un articolo sul crescente numero di sensori che ci circondano e che portiamo con noi</p>
<p><a href="http://punto-informatico.it/4407521/PI/Commenti/cassandra-crossing-sensori-spioni-profusione.aspx" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">http://punto-informatico.it/4407521/PI/Commenti/cassandra-crossing-sensori-spioni-profusione.aspx</a></p>
<p>Piu’ <strong>sensori</strong> significa piu’ <strong>dati personali raccolti</strong>; se i sensori sono indossati, come un braccialetto fitness, piu’ dati biometrici sensibili raccolti. Le persone tipicamente non sono preoccupate dalla raccolta e dall’uso dei loro dati biometrici solo perche’ <strong>non sono preoccupate in generale della raccolta ed uso dei loro dati personali</strong>. I dati biometrici permettono di fare e di sapere sulla persona cose estremamente piu’ delicate, come dedurre dal battito cardiaco rilevato dal braccialetto fitness cosa sta facendo in ogni momento (<strong>si, anche “quello”</strong>).</p>
<p><em><strong>Le auto di oggi sono già piene di sensori, e lo saranno sempre di più. Dalle scatole nere alla guida ad intelligenza artificiale, dalla possibilità di limitare la velocità intervenendo dall&#8217;esterno a quella di rintracciare l&#8217;auto in ogni occasione. Sempre per la nostra sicurezza chiaramente. È e sarà sempre così? Sempre nel nostro interesse?</strong></em></p>
<p>Ovviamente no. <strong>Qualunque oggetto IoT risponde prima di tutto al suo creatore e padrone</strong>, proprio come la scimmietta di Indiana Jones. Poi cerca anche di essere utile al suo acquirente, che ne e’ il proprietario solo per quello che l’accordo di licenza e le leggi sulla proprieta’ intellettuale gli consentono. L’esordio annunciato delle auto a guida autonoma non sfuggira’ certamente a questa ferrea regola dell’IoT. Invece sara’ terreno fertile per gli avvocati, viste le interessantissime quiestioni che apre su responsabilita’ in caso di incidente e sulla scelta del “male minore” in caso di eventi imprevisti. Tutti amano i bambini, ma <strong>voi comprereste un auto che vi butta giu’ da un ponte perche’ un ragazzino imbecille attraversa la strada correndo?</strong></p>
<p><em><strong>Domanda inevitabile, a questo punto. Come se ne sta fuori, almeno parzialmente? Ci sono spazi di manovra per chi non vorrà aderire incondizionatamente a quello che stiamo vedendo nascere sotto i nostri occhi? Ad alcune cose è difficile (impossibile) rinunciare, perché imposte per legge (ad esempio i nuovi smart meter che misureranno i consumi del gas, quelli dell&#8217;elettricità sono già installati), ad altre perché troppo comode per rinunciarvi, ma sempre e in ogni caso perché &#8216;tanto non ho nulla da nascondere&#8217;. Cosa può dire a chi adesso dice &#8216;non ho nulla da nascondere&#8217;, non per dissuaderlo ad entrare nell&#8217;era dell&#8217;internet delle cose, ma per aiutarlo ad entrarvi con un po&#8217; di cognizione di causa?</strong></em></p>
<p>Beh, questa e’ facile. A chi dice o pensa “… tanto non ho nulla da nascondere” <strong>posso solo augurare di rinsavire</strong>… posto che ce ne sia speranza. Per quanto riguarda vivere in un mondo insieme all’IoT, posso solo consigliare di <strong>cercar di capire la differenza</strong> tra oggetti normali ed oggetti dotati di <strong>computer</strong>, <strong>accesso ad internet</strong> e contenenti milioni di linee di software,  ed agire di conseguenza. Non si puo’ evitare l’IoT; <strong>l’unica strategia e’ sfruttarne i principali vantaggi che offre applicando una strategia di minimizzazione del danno</strong>.  Smartphone si, ma GPS sempre acceso no. <strong>Telecamera in camera e peluche smart per bimbi no</strong>.</p>
<p>Del resto, in un mondo permeato dell’IoT anche i “paranoici” non potranno fare piu’ di questo.</p>
<figure id="attachment_7107" aria-describedby="caption-attachment-7107" style="width: 190px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class="size-full wp-image-7107" src="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2017/10/marco-calamari.jpg" alt="Marco Calamari" width="200" height="200" srcset="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2017/10/marco-calamari.jpg 200w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2017/10/marco-calamari-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /><figcaption id="caption-attachment-7107" class="wp-caption-text">Marco Calamari</figcaption></figure>
<p><sub>Ringraziamo Marco Calamari: ingegnere, classe 1955, talvolta noto come Cassandra, a 18 anni dovette decidere se comprarsi una macchina usata od un pc. Scelse il pc e da allora non si e&#8217; ancora completamente ripreso. </sub><sub>Lavora come archeologo di software legacy in una grande multinazionale, ma e&#8217; appassionato di privacy e crittografia in Rete, dove collabora a progetti di software libero come Freenet, Mixmaster, Mixminion, Tor &amp; GlobaLaks. </sub><sub>E&#8217; il fondatore del Progetto Winston Smith e tra i fondatori dell&#8217;associazione Hermes Centro Studi Trasparenza e Diritti Umani Digitali. Dal 2002 organizza il convegno &#8220;e-privacy&#8221; dedicato alla privacy in Rete e fuori, ed e&#8217; editorialista di &#8220;Punto Informatico&#8221; dove pubblica la rubrica settimanale &#8220;<a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=cassandra%20calamari&amp;t=4" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">Cassandra Crossing</a>&#8220;.</sub></p>
<p><sub><strong><a href="mailto: marcoc@marcoc.it">Marco Calamari</a></strong> &#8211; <a href="https://twitter.com/calamarim" target="_blank" rel="noopener nofollow noreferrer" data-wpel-link="external">@calamarim</a></sub></p>
<p><sub><a href="https://twitter.com/XingCassandra" target="_blank" rel="noopener nofollow noreferrer" data-wpel-link="external">Le profezie di Cassandra: @XingCassandra</a></sub><br />
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<p style="text-align: right;">ADVERSUS</p>
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		<title>DMT, stati di coscienza, altre dimensioni. Una conversazione con il Dr. Rick Strassman</title>
		<link>https://www.adversus.it/dmt-stati-coscienza-rick-strassman/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ADVERSUS]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2017 10:58:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La DMT [N,N-dimetiltriptammina] è una sostanza psichedelica molto potente, forse la più potente in assoluto. ... <a title="DMT, stati di coscienza, altre dimensioni. Una conversazione con il Dr. Rick Strassman" class="read-more" href="https://www.adversus.it/dmt-stati-coscienza-rick-strassman/" aria-label="Per saperne di più su DMT, stati di coscienza, altre dimensioni. Una conversazione con il Dr. Rick Strassman" data-wpel-link="internal">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_3446" aria-describedby="caption-attachment-3446" style="width: 790px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-full wp-image-3446" src="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/09/dmt.jpg" alt="DMT, stati di coscienza, altre dimensioni. Una conversazione con il Dr. Rick Strassman" width="800" height="600" srcset="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/09/dmt.jpg 800w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/09/dmt-300x225.jpg 300w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/09/dmt-600x450.jpg 600w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/09/dmt-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-3446" class="wp-caption-text">DMT, stati di coscienza, altre dimensioni. Una conversazione con il Dr. Rick Strassman</figcaption></figure>
<p>La DMT [N,N-dimetiltriptammina] è una sostanza psichedelica molto potente, forse la più potente in assoluto. Il suo stato legale è piuttosto complesso e discusso, la DMT nella sua forma pura è illegale in gran parte dei paesi del mondo, ma al tempo stesso è legale (in molti paesi) nella sua forma &#8216;naturale&#8217;, siamo certi che la gran parte dei nostri lettori avrà già sentito parlare dell&#8217;infuso che va sotto il nome di Ayahuasca.</p>
<p>Bene, come avrete intuito da queste prime righe stiamo per affrontare un argomento piuttosto controverso. La DMT è una sostanza che si trova, naturalmente, in gran parte delle specie viventi, animali e vegetali, è naturalmente presente nel corpo umano dove i suoi livelli sembra possano variare drasticamente in certe &#8211; a volte estreme &#8211; situazioni. L&#8217;esperienza della DMT, in una forma o nell&#8217;altra, è considerata una delle esperienze più potenti, di quelle che ti cambiano la vita, che uno possa fare.</p>
<p>Alcune piante contengono naturalmente alte quantità di DMT, e sono considerate legali in gran parte dei paesi, possono essere solitamente acquistate senza problemi. Ma se vi capitasse di ingerire parti di queste piante non succederebbe nulla, perché il vostro organismo digerirebbe la DMT che contengono, e non ci sarebbe nessun effetto sul vostro cervello.</p>
<p>Perché la DMT contenuta in queste piante abbia effetto se ingerite, devono essere mescolate con un altro ingrediente naturale che previene la digestione della DMT, come nel caso appunto dell&#8217;Ayahuasca. Gli sciamani del Sudamerica bevono da migliaia di anni l&#8217;Ayahuasca come parte delle loro cerimonie.</p>
<p>Ciò che è assolutamente illegale, in molti paesi, è l&#8217;estrazione chimica della DMT dalle piante che la contengono, ma l&#8217;Ayahuasca essendo un infuso non richiede alcuna estrazione e per questo motivo è considerata legale in molti paesi (al limite e oggetto di molte discussioni, ma legale).</p>
<p>Questa lunga introduzione è stata necessaria per presentare il <strong>Dr. Rick Strassman</strong>, Professore Associato di Psichiatrica Clinica presso la Scuola di Medicina dell&#8217;Università del New Mexico.</p>
<p>Il Dr. Strassman ha condotto il primo e forse il solo studio clinico ufficiale sulla DMT, ed è considerato la più attendibile fonte di informazioni su questa sostanza psichedelica, sui suoi effetti e sui suoi effetti collaterali. I suoi libri e i suoi documentari sono stati letti e visti da milioni, è considerato una vera autorità sull&#8217;argomento. Il suo primo libro? DMT: La molecola dello Spirito è un libro che va assolutamente letto da chiunque sia interessato a temi come stati di coscienza, sostanze psichedeliche, altre realtà.</p>
<p>Il Dr. Strassman ha gentilmente accettato di rispondere alle nostre domande sulla DMT in questa intervista esclusiva.</p>
<p><strong>Quando parliamo di droghe, e la DMT è una droga psichedelica, pensiamo subito alla dipendenza da sostanze, ai rischi per la salute. La prima domanda è quindi sulla pericolosità della DMT. Quali sono, in base alle sue ricerche cliniche, i rischi più importanti in chi fa uso di DMT?</strong></p>
<p>Dal punto di vista fisico, la DMT è sicura in condizioni di buona salute. Quando abbiamo iniettato la sostanza [nei partecipanti allo studio ndr] ha causato un innalzamento della pressione sanguigna e una frequenza cardiaca paragonabile a quello che una persona potrebbe sperimentare dopo uno sforzo fisico, come ad esempio aver fatto un piano di scale a piena velocità.</p>
<p>Per questo motivo una persona con una condizione cardiaca pre-esistente, problemi cardiovascolari o di altro tipo dovrebbe evitare la DMT per via parenterale (intramuscolare, endovenosa, o fumata/vaporizzata). Non la raccomanderei nemmeno a chi soffre di disturbi convulsivi.</p>
<p>I rischi più importanti sono di natura psicologica, poiché questa sostanza comprime una intera esperienza psichedelica nello spazio di pochi minuti. La transizione può essere straziante nella sua intensità, rapidità, e qualità disgiuntiva. Ci si ritrova in una dimensione totalmente incorporea la quale, se non preparati, può risultare straordinariamente disorientante. Inoltre, i contenuti di questa dimensione incorporea possono essere piuttosto insoliti &#8211; prendendo la forma di &#8216;esseri&#8217; intelligenti che sembrano interagire con la persona in questo stato, a volte in una maniera che può confondere.</p>
<p>Anche nel nostro gruppo di volontari, attentamente selezionati, supervisionati e seguiti, abbiamo osservato la comparsa di attacchi di panico e la ricomparsa della depressione in un piccolo numero di volontari. Fortunatamente siamo stati in grado di gestire rapidamente e completamente questi effetti collaterali indesiderati. Comunque, in qualcuno che sia in condizioni psicologiche non ideali, faccia abuso di altre droghe o alcohol, assuma farmaci psichiatrici, e non abbia il supporto sociale necessario a dare assistenza se necessario, questi effetti e post-effetti potrebbero essere particolarmente difficili.</p>
<p>Due o tre volte ogni anno ricevo email da amici o familiari di persone che hanno fatto un uso esagerato di DMT, ed hanno sviluppato psicosi gravi e incurabili, ed hanno trascorso lunghi periodi in prigione e/o in reparti psichiatrici.</p>
<p><strong>La maggior parte delle persone che hanno sperimentato la DMT racconta storie molto simili, situazioni spirituali, spesso esperienze in grado di cambiare la vita. Quale è l&#8217;opinione che lei si è fatto in questi anni di studio e ricerca sulla DMT e sui suoi effetti? Cosa succede, accade tutto all&#8217;interno del cervello della persona, o la sua coscienza di sposta temporaneamente da un&#8217;altra parte? Se lei potesse per un attimo dimenticarsi di essere un medico, e dirci solo quello che è la sua opinione personale, quello che il suo intuito le dice su quanto avviene durante un&#8217;esperienza con la DMT&#8230; cosa ci direbbe?</strong></p>
<p>Io ritengo che la DMT influisca chimicamente sul cervello, e che questo modifichi lo stato di coscienza. Questo stato di coscienza modificato adesso può ricever/percepire cose che precedentemente non poteva. Alcune di queste cose risiedono nella mente della persona &#8211; nel pre-conscio o nell&#8217;inconscio secondo le linee della psicologia freudiana &#8211; o risiedono al di fuori della mente della persona. È necessaria una coscienza altamente sviluppata in primo luogo per essere in grado di distinguere tra le due possibilità. E, non serve dirlo, non vediamo mai una cosa chiaramente di uno o dell&#8217;altro tipo. Vale a dire, noi vediamo cose che sono più o meno al di fuori rispetto a noi, o più o meno dentro di noi.</p>
<p>Più in particolare, penso che la DMT stimoli la capacità immaginativa, come concepito da Aristotele e dai filosofi ebrei medievali che hanno vissuto tra l&#8217;Era Volgare e il 1700. Per capacità immaginativa intendo quella parte della mente che ha a che fare con la percezione, i sentimenti, la consapevolezza del corpo e così via; ad esempio, la matematica.</p>
<p>Con una immaginazione accresciuta, uno è in grado di &#8216;percepire&#8217; informazioni che erano precedentemente non percepibili. Tocca poi alla mente razionale interpretarle, estrarre informazioni da questi nuovi contenuti immaginativi. Questo non significa che i contenuti dell&#8221;immaginazione&#8217; siano immaginari. Piuttosto, possono rappresentare il nostro essere in grado di calarci in dimensioni dell&#8217;esistenza che sono solitamente invisibili, sia dentro che al di fuori di noi. In un certo senso, una immaginazione accresciuta fornisce un nuovo repertorio, un nuovo set di strumenti.</p>
<p>Così potremmo guardare a conflitti inconsci, pulsioni, e impulsi che sono finalmente visibili con l&#8217;aiuto di una capacità immaginativa accresciuta dalla DMT; o potremmo guardare a forze solitamente invisibili, processi, oggetti esterni a noi.</p>
<p>In ogni caso, la nostra coscienza pre-esistente è il requisito fondamentale. Pertanto, anche se non vediamo altro che qualcosa al di fuori di noi, quel qualcosa viene proiettato sullo schermo delle nostre menti, e le nostre menti non sono mai uno specchio al 100%, ma sono influenzate da elementi biologici, psicologici, e socio-culturali. Tocca a noi minimizzare le interferenze causate da queste influenze che possono generare confusione.</p>
<p><strong>Con lo studio e le ricerche che lei ha condotto nella prima metà degli anni &#8217;90 e il suo libro e il documentario “DMT: The Spirit Molecule” lei ha contribuito in maniera decisiva alla comprensione ed alla diffusione di questa sostanza naturale. DMT [N,N-dimetiltriptammina] e Ayahuasca, basta scriverle su Google per rendersi conto di quanto siano diventate popolari. L&#8217;Ayahuasca è legale in molti paesi, e così lo sono le cerimonie nelle quali viene usata. Popolari, ma anche commerciali, c&#8217;è un vero e proprio business che si è sviluppato intorno a queste esperienza spirituali dovute all&#8217;uso di queste sostanze. Quale è la sua opinione sulla piega che l&#8217;oggetto iniziale delle sue ricerche ha preso, una volta diventato di dominio pubblico?</strong></p>
<p>Beh, uno non può controllare quello che la gente fa con quello che ha fatto o scritto. Al tempo stesso io continuo ad indagare sui punti che emergono dalla mia ricerca, e a disseminare queste idee in scritti, conferenze, video. Inoltre, continuo a consultarmi con altri ricercatori di cui apprezzo il lavoro perché ne condivido l&#8217;approccio all&#8217;argomento.</p>
<p>Da quando ho completato la mia ricerca, mi sono concentrato sullo &#8216;spiritual import&#8217; degli stati che sono raggiungibili sotto l&#8217;influenza della DMT e di altre sostanze psichedeliche. Mentre molte persone assumono sostanze psichedeliche per divertimento, scopi edonistici, rilassamento, convivialità, e estetica, un numero significativo di persone le assumono per crescita personale &#8211; psicologica e/o spirituale. Il mio lavoro si è concentrato su coloro i quali fanno uso di sostanze stupefacenti per questi ultimi scopi.</p>
<p>Vi sono tanti modelli e contesti per assumere sostanze psichedeliche quanti sono gli individui che ne fanno uso. Al punto che ci sono potenziali benefici spirituali e/o terapeutici inerenti allo stato della sostanza psichedelica, io penso che sia utile sviluppare un modello che aiuti ad ottimizzare le esperienze personali. Questo avviene chiarendo l&#8217;intento, enfatizzando l&#8217;importanza della preparazione inclusa l&#8217;educazione, ed altri modi nei quali uno è meglio preparato a porre domande, comprendere le risposte, integrare, e comunicare l&#8217;informazione ottenuto in questi stati.</p>
<p>Nel mio ultimo libro “DMT and the Soul of Prophecy” faccio uso del modello della Bibbia ebraica dell&#8217;esperienza profetica come alternativa all&#8217;approccio neurofarmacologico &#8220;questo è il tuo cervello quando ti droghi&#8221;, &#8220;questo è detrito delirante sulla strada verso lo stato illuminato senza forma&#8221; proposto dalle discipline religiose orientali. Inoltre esamino il modello sciamanico latino-americano che, mentre crede alla realtà delle dimensioni spirituali e dei loro abitanti che vi si incontrano quando si usa la</p>
<p>DMT, manda di una impalcatura teistica, etio-morale che interesserebbe la maggioranza degli occidentali.</p>
<p>Come spesso capita con qualcosa di nuovo e insolito che si affaccia al grande pubblico, penso che sia assolutamente essenziale che le persone si informino ed istruiscano prima di assumere una sostanza psichedelica. Devono imparare quello che sono, cosa fanno, e prendere molto sul serio il modo per ottimizzare i benefici e ridurre al minimo gli effetti indesiderati.</p>
<p>Parlando di ottimizzare i benefici, penso sia necessario imparare quali modelli di crescita spirituale/psicologica ci sono, se è quello che si cerca.</p>
<p>Sembra esserci una accettazione acritica di punti di vista religiosi orientali o sciamanici latino americani, e il rifiuto di quelli offerti dalle religioni occidentali. Questi ultime tradizioni, io penso, sono più adatte ad una popolazione secolare occidentale: psicologicamente, culturalmente, forse anche dal punto di vista biologico.</p>
<p>Alessio Cristianini per ADVERSUS</p>
<p>Ringraziamo il Dr. Rick Strassman per questa intervista esclusiva<br />
<a href="http://www.rickstrassman.com/" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">http://www.rickstrassman.com/</a><br />
Professore Associato di Psichiatria presso la University of New Mexico School of Medicine</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adversus.it/dmt-stati-coscienza-rick-strassman/" data-wpel-link="internal">DMT, stati di coscienza, altre dimensioni. Una conversazione con il Dr. Rick Strassman</a> proviene da <a href="https://www.adversus.it" data-wpel-link="internal">ADVERSUS MAGAZINE</a>.</p>
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		<title>Virus dallo spazio. Quanto virus e batteri arrivano (forse) anche dallo spazio</title>
		<link>https://www.adversus.it/quanto-virus-e-batteri-arrivano-forse-anche-dallo-spazio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ADVERSUS]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Sep 2017 05:56:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.adversus.it/?p=2767</guid>

					<description><![CDATA[<p>Virus dallo spazio. Ogni giorno ‘pioverebbero’ sul pianeta Terra tonnellate di batteri, virus, loro frammenti ... <a title="Virus dallo spazio. Quanto virus e batteri arrivano (forse) anche dallo spazio" class="read-more" href="https://www.adversus.it/quanto-virus-e-batteri-arrivano-forse-anche-dallo-spazio/" aria-label="Per saperne di più su Virus dallo spazio. Quanto virus e batteri arrivano (forse) anche dallo spazio" data-wpel-link="internal">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_2768" aria-describedby="caption-attachment-2768" style="width: 790px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-full wp-image-2768" src="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/07/spazio.jpg" alt="Virus dallo spazio" width="800" height="533" srcset="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/07/spazio.jpg 800w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/07/spazio-300x200.jpg 300w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/07/spazio-600x400.jpg 600w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/07/spazio-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-2768" class="wp-caption-text">Quanto virus e batteri arrivano (forse) anche dallo spazio</figcaption></figure>
<p>Virus dallo spazio. Ogni giorno ‘pioverebbero’ sul pianeta Terra tonnellate di batteri, virus, loro frammenti contenenti materiale genetico &#8211; alieno a tutti gli effetti. Una gran parte di questi verrebbe distrutta, bruciata, durante l’ingresso nell’atmosfera. Una parte però, ‘planerebbe’ ed arriverebbe da noi integra e funzionante. È una teoria che sostiene in pratica che la vita sul nostro pianeta potrebbe essere stata influenzata, quando non addirittura originata, da questa pioggia di microrganismi.</p>
<p>E tra questi ci potrebbero essere anche agenti potenzialmente pericolosi che possono introdurre nuove patologie, o modificare – rendendole d’un tratto pericolose – patologie a cui eravamo ormai abituati o immuni.</p>
<h2>Virus dallo spazio. Quanto virus e batteri arrivano (forse) anche dallo spazio</h2>
<p>Realtà? Fantascienza? Una via di mezzo? Abbiamo chiesto al <strong>Prof. Mariano Bizzarri</strong>, Past President del consiglio tecnico scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana Responsabile del Systems Biology Group del dipartimento di Medicina Sperimentale della Sapienza di Roma, Direttore del Master in Biomedicina Spaziale presso lo stesso Ateneo, di rispondere alle nostre domande, ecco cosa ci ha detto.</p>
<p><strong>La prima domanda che poniamo al Prof. Mariano Bizzarri, membro del consiglio tecnico scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana e medico oncologo dell’Università La Sapienza di Roma: quello che abbiamo disegnato è un quadro che corrisponde alla realtà delle cose? Ci può aiutare ad inquadrare la situazione in maniera un po’ più scientifica?</strong></p>
<p>L’ipotesi per la quale forme di vita microbica siano presenti nello spazio deriva fondamentalmente da uno studio condotto da Richard Hoover e pubblicato nel 2011 sul Journal of Cosmology. Hoover, un astrobiologo che all’epoca lavorava per il Marshall Space Flight Center della NASA, ha individuato forme di vita fossili apparentabili al genere <em>Velox Titanospirillum</em>, in una serie di meteoriti individuate in ogni parte del globo. Hoover stesso si è mostrato cauto nel suo annuncio, dato che è verosimile che quelle meteoriti si sono “arricchite” di materiale organico nell’entrare in contatto con la nostra ecosfera. Di fatto quella comunicazione è stata accolta con molto scetticismo ed attualmente è sostanzialmente abbandonata in ambito scientifico.</p>
<p><strong>Oltre che importante collaboratore dell’Agenzia Spaziale Italiana, lei è un oncologo. Possono i tumori, di cui si sa che in parte l’origine può essere virale, essere resi più aggressivi, o variare e mutare, proprio come conseguenza di questi continui innesti di nuovo materiale genetico che provengono dallo spazio?</strong></p>
<p>A dispetto delle precauzioni prese, numerosi esemplari di microrganismi (batteri, archea, lieviti, virus e batteriofagi) hanno potuto inavvertitamente “colonizzare” la stazione spaziale. Le condizioni cui sono esposti (microgravità e raggi cosmici) ne hanno profondamente modificato le caratteristiche biologiche, aumentandone la virulenza. Questo tema è di grande attualità, per i pericoli cui espone sia la Terra (nel caso in cui i microbi venissero re-importati), sia eventuali altri pianeti (Marte) verso cui si orienteranno le prossime missioni spaziali. Specifici programmi di controllo sono allo studio per scongiurare questa evenienza. Non è escluso che, essendo alcuni virus all’origine di alcune forme di cancro (penso per esempio alla famiglia dell’Epstein-Barr virus), la diffusione di virus “mutati” a causa dell’esposizione spaziale possa – nel futuro – costituire una non trascurabile minaccia. Questo spiega il rigore delle misure di quarantena cui sono sottoposti tanto gli astronauti quanto la strumentazione che torna dallo spazio e perché siano stati messi a punto complessi programmi di “decontaminazione” microbica operativi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.</p>
<p><strong>Parliamo di un virus che sta facendo notizia in questi mesi, soprattutto in vista delle Olimpiadi in Brasile. Zika. Questo virus è stato scoperto nel 1947 e finora – pare – non avesse destato grandi preoccupazioni. Adesso – sempre pare – è diventato pericoloso ed ha modificato le proprie abitudini. Ammesso che le cose stiano effettivamente così, quanto potrebbe una eventuale mutazione di questo tipo essere stata determinata da agenti ‘alieni’ come quelli che ci piovono addosso dallo spazio?</strong></p>
<p>Non penserei allo spazio per spiegare la virulentazione di ceppi virali ritenuti innocui o scarsamente aggressivi, magari limitati a specifici ecosistemi. Il caso di Zika non è unico. Penso anche alla strana storia del virus Ebola. Ci sarebbe da domandarsi piuttosto se in qualche laboratorio qualcuno non stia giocando all’apprendista stregone. Negli ultimi trent’anni, infatti, gli esperimenti di transgenesi e la diffusione di vettori virali (per i più diversi scopi, non tutti “pacifici”), ha drammaticamente aumentato il rischio di possibili contaminazioni. Non solo, ma il fatto che le tecnologie di ricombinazione genetica (che utilizzano ampiamente costrutti virali per modificare/introdurre geni in cellule superiori) siano diventate di facile esecuzione e a buon mercato, ha messo a disposizione di molti, anzi, di troppi, tecnologie potenzialmente molto pericolose. Uno stato canaglia o una associazione del tipo “Spectre” – come hanno prefigurato i film di James Bond – avrebbe molto da guadagnare nel maneggiare tecnologie di questo tipo.</p>
<p><strong>Cosa si può e cosa si dovrebbe fare, a livello internazionale, non per fermare questa pioggia ma almeno per sapere in tempo reale cosa ci cade addosso?</strong></p>
<p>Credo che ci sia una scarsa attenzione al fenomeno delle meteoriti. Queste rappresentano un potenziale pericolo, sia per le conseguenze dell’impatto sia per la contaminazione che possono arrecare e/o promuovere. I gruppi di ricerca su questo tema sono pochi e mal finanziati. Dovrebbe essere messo a punto un programma internazionale, ma con i tempi che corrono è altamente improbabile che ciò avvenga.</p>
<p><strong>Se virus e batteri piovono sul nostro pianeta in tali quantità, è ragionevole pensare che questa ‘semina’ avvenga ovunque, e che dove le circostanze siano favorevoli, questi possano attecchire, iniziare a riprodursi e ad evolversi. Questo significa che la vita potrebbe essere un fenomeno non ristretto al nostro pianeta, comprese forme di vita intelligente? Lei cosa ne pensa?</strong></p>
<p>Questa ipotesi è quella inizialmente accarezzata a valle del già ricordato articolo di Hoover e che si inquadra nell’ancora più antica tradizione della cosiddetta “panspermia”. Secondo questa teoria i germi di vita sarebbero giunti sulla vita provenendo da altri pianeti. È in realtà un’ipotesi antichissima, che risale addirittura ad Anassagora (V sec. A.C.), ripresa in tempi recenti da autorevoli scienziati come Lord Kelvin e Frederick Hoyle. A dispetto di alcune evidenze, la stragrande maggioranza dei dati oggi disponibili depone a sfavore di questa ipotesi che è oggi abbandonata dai più. Resta da vedere se il futuro potrà riservarci delle sorprese…</p>
<p style="text-align: right;">Alessio Cristianini</p>
<p>Ringraziamo il <strong>Prof. Mariano Bizzarri<br />
</strong>Past President del consiglio tecnico scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana<br />
Responsabile del Systems Biology Group del dipartimento di Medicina Sperimentale della Sapienza di Roma. <a href="http://www.sbglab.org" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">www.sbglab.org</a>, Direttore del Master in Biomedicina Spaziale presso lo stesso Ateneo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adversus.it/quanto-virus-e-batteri-arrivano-forse-anche-dallo-spazio/" data-wpel-link="internal">Virus dallo spazio. Quanto virus e batteri arrivano (forse) anche dallo spazio</a> proviene da <a href="https://www.adversus.it" data-wpel-link="internal">ADVERSUS MAGAZINE</a>.</p>
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		<title>Universi paralleli, l&#8217;universo che nasce dal nulla. Intervista a Lawrence Krauss</title>
		<link>https://www.adversus.it/lawrence-krauss/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ADVERSUS]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Aug 2017 04:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non conosciamo la risposta alla domanda se esistano altri universi &#8211; per la precisione regioni ... <a title="Universi paralleli, l&#8217;universo che nasce dal nulla. Intervista a Lawrence Krauss" class="read-more" href="https://www.adversus.it/lawrence-krauss/" aria-label="Per saperne di più su Universi paralleli, l&#8217;universo che nasce dal nulla. Intervista a Lawrence Krauss" data-wpel-link="internal">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="txtbig3"><img decoding="async" class="size-full wp-image-1874 alignright" src="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/04/lawrence-krauss-300.jpg" alt="lawrence-krauss-300" width="300" height="300" srcset="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/04/lawrence-krauss-300.jpg 300w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/04/lawrence-krauss-300-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Non conosciamo la risposta alla domanda se esistano altri universi &#8211; per la precisione regioni dello spazio, o altri spazi, con i quali non avremo mai una comunicazione diretta causale, e nei quali le leggi della fisica potrebbero essere diverse &#8211; ma molto di quello che sappiamo del nostro Universo ci suggerisce che la loro esistenza sia probabile.</p>
<p class="txtsm">DI ALESSIO CRISTIANINI PER ADVERSUS</p>
<p class="txtsm"><span class="txtsm">INTERVISTA A LAWRENCE KRAUSS, PROFESSORE DI FISICA TEORICA E COSMOLOGIA PRESSO LA ARIZONA STATE UNIVERSITY</span></p>
<p>E se vi dicessimo che il nostro Universo, tutto l&#8217;Universo, con i milioni di miliardi di stelle che lo compongono, è uscito dal&#8230; nulla? Una teoria incredibile? Un&#8217;idea azzardata? Forse. E se vi dicessimo anche che il nostro Universo non è l&#8217;unico? Ma che probabilmente esistono infiniti universi paralleli, la cui esistenza verosimilmente non potrà mai essere direttamente dimostrata? E che forse una versione di ciascuno di noi potrebbe esistere anche in molti di questi universi paralleli? Cose da pazzi? Forse. Fantascienza? Ancora un forse.</p>
<p>Ma si tratta di alcune delle teorie più affascinanti della fisica teorica, e della cosmologia moderna. E ce ne sono altre, altrettanto affascinanti e forse solo apparentemente assurde. Quanti forse.</p>
<p>In prima linea su molti di questi fronti <b>Lawrence Krauss</b>, Professore di Fisica Teorica e Cosmologia presso la Arizona State University, un personaggio molto noto al grande pubblico negli Stati Uniti e nei paesi anglofoni, ma se cercate il suo nome ad esempio su Youtube &#8211; e se parlate l&#8217;inglese &#8211; scoprirete quanto le sue presentazioni, interviste e (a volte) provocazioni in tema di scienza e religione, siano seguite in tutto il mondo.</p>
<p>Lawrence Krauss è anche direttore dell'&#8221;Origins Project&#8221;, una iniziativa accademica che si occupa di studiare e stimolare lo studio e l&#8217;interesse sulle domande più fondamentali, chi siamo, e da dove veniamo. Protagonista di numerosi dibattiti su fede e religione, ateo dichiarato, provocatore nato (questo lo diciamo, noi ma lo è davvero, e ci piace molto il suo stile), Lawrence Krauss è anche il protagonista, assieme al collega Richard Dawkins (Etologo e biologo evolutivo, Professore all&#8217;Università di Oxford) di &#8220;The Unbelievers&#8221;, un documentario interessantissimo che raccoglie i loro più interessanti dibattiti pubblici su religione e scienza. Da vedere. Su internet come sempre troverete tutte le informazioni del caso.</p>
<p>Abbiamo intervistato Lawrence Krauss e gli abbiamo posto alcune domande sui temi di cui parlavamo più sopra. Siamo nati dal nulla? Come può esistere l&#8217;Universo senza un Dio che lo abbia creato? Esistono universi paralleli? Domande che non possono chiaramente avere una risposta esauriente in una breve intervista, ma noi ci abbiamo provato. Come sempre.</p>
<p><b>Scienza e religione, e ci rivolgiamo ad un pubblico italiano. Come lei sa la religione cattolica é parte integrante della vita quotidiana della maggioranza degli italiani, che se ne rendano conto o meno. Adesso&#8230; come fa lei a sostenere che non esiste un Dio quando Dio è il creatore dell&#8217;Universo, e ci attende al termine della nostra vita per il premio eterno o per la punizione eterna (anche vorrebbe punirci, ma deve farlo&#8230;)?</b></p>
<p>Non credo che la religione cattolica faccia davvero parte così integrante della vita quotidiana della maggioranza degli italiani. Mentre molti si definiscono cattolici, ho i miei dubbi che la maggioranza di questi ultimi accetti tutte le dottrine di quella religione.</p>
<p>Alla domanda se davvero pensano che una cialda di pane si trasformi nel corpo di Cristo quando viene benedetta da un sacerdote, penso che la maggioranza dei cattolici risponderebbe di no. Inoltre, come fai a dire che Dio ci ha creati e ci sta aspettando? In base a cosa, a quale autorità, e come fai ad esserne così certo, in mancanza di alcuna prova?</p>
<p><b>Lei è spesso al centro dell&#8217;attenzione per le sue polemiche in tema di religione, ma anche nel mondo scientifico, con le sue teorie sull&#8217;origine dell&#8217;Universo. Quella dell&#8217; &#8220;Universo dal nulla&#8221; è senza dubbio una delle più famose, ma anche controverse, anche tra molti dei suoi colleghi. Noi non siamo dei fisici teorici, né ci occupiamo di cosmologia, ma come può spiegare questa sua teoria in parole semplici ai lettori di ADVERSUS? Come può qualcosa di così immenso come l&#8217;Universo nascere dal&#8230; nulla?</b></p>
<p>Io parlo raramente di religione, se non per segnalare quei punti in cui il dogma è contraddetto dall&#8217;evidenza della scienza, e per evidenziare il fatto che &#8211; di qualsiasi cosa si tratti &#8211; noi dobbiamo accettare l&#8217;evidenza empirica che ci fornisce la natura, e non accettare parole scritte in antichi testi, da individui che non sapevano nemmeno che la Terra girasse intorno al Sole. Molto poco della scienza di cui scrivo in &#8220;A Universe from Nothing&#8221; (Pubblicato in Italia con il titolo L&#8217;universo dal nulla &#8211; Macro Edizioni) è particolarmente controverso, va solamente contro il nostro naturale intuito. Ma la scienza ci ha insegnato a non fidarci dell&#8217;intuito!</p>
<p>La meccanica quantistica, combinata con la relatività ci dice che particelle e antiparticelle emergono di continuo dallo spazio vuoto. La meccanica quantistica e la Teoria generale della relatività ci dicono che è ugualmente probabile che anche universi interi possano emergere dal nulla.</p>
<p>L&#8217;energia totale del nostro Universo potrebbe essere zero, e se così è, non vi è ostacolo alcuno alla possibilità che questo emerga spontaneamente dal nulla!</p>
<p><b>Una delle teorie più affascinanti nel mondo dell&#8217;astrofisica e della cosmologia è l&#8217;idea che il nostro Universo non sia l&#8217;unico, come il termine &#8216;universo&#8217; lascerebbe intendere, ma che vi siano altri &#8216;universi paralleli&#8217;. Alcuni dei suoi colleghi sostengono l&#8217;idea che vi sarebbero infiniti universi, e infiniti &#8216;noi&#8217;, ognuno leggermente diverso da quello nell&#8217;universo parallelo &#8216;a fianco&#8217;. Sembra fantascienza, eppure quando sentiamo nomi noti nel mondo della fisica teorica che sostengono queste teorie&#8230; non sappiamo più bene cosa pensare. Lei cosa ne pensa della teoria dei &#8216;mondi paralleli&#8217;? Fantascienza, oppure no?</b></p>
<p>Non conosciamo la risposta alla domanda se esistano altri universi &#8211; per la precisione regioni dello spazio, o altri spazi, con i quali non avremo mai una comunicazione diretta causale, e nei quali le leggi della fisica potrebbero essere diverse &#8211; ma molto di quello che sappiamo del nostro Universo ci suggerisce che la loro esistenza sia probabile.</p>
<p>Quello che è molto più importante è che non si tratta di una questione di piacere o non piacere, o di preferenze, o di voti. Con l&#8217;approfondimento della nostra conoscenza empirica dell&#8217;Universo, anche se magari non potremo mai avere prova diretta dell&#8217;esistenza di altri Universi causalmente scollegati, potrebbe essere possibile ottenere prove indirette piuttosto definitive della loro esistenza.</p>
<p>Pertanto: NON si tratta di fantascienza. Non perché noi sappiamo per certo che esistano, ma perché a differenza della fantascienza, possiamo mettere alla prova un&#8217;idea, e se questa si rivela sbagliata, la buttiamo via, mentre se l&#8217;evidenza dei fatti la supporta, la teniamo. Che ci piaccia o no.</p>
<p class="txtsm">RINGRAZIAMO IL PROFESSOR LAWRENCE KRAUSS, PROFESSORE DI FISICA TEORICA E COSMOLOGIA PRESSO LA ARIZONA STATE UNIVERSITY</p>
<p align="right"><i>Alessio Cristianini | ADVERSUS</i></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adversus.it/lawrence-krauss/" data-wpel-link="internal">Universi paralleli, l&#8217;universo che nasce dal nulla. Intervista a Lawrence Krauss</a> proviene da <a href="https://www.adversus.it" data-wpel-link="internal">ADVERSUS MAGAZINE</a>.</p>
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		<title>Ayahuasca e DMT ed altre sostanze allucinogene</title>
		<link>https://www.adversus.it/ayahuasca-e-dmt-ed-altre-sostanze-allucinogene/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ADVERSUS]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2017 10:45:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ayahuasca e DMT ed altre sostanze allucinogene. Se ne parla tanto, in questi ultimi anni, ... <a title="Ayahuasca e DMT ed altre sostanze allucinogene" class="read-more" href="https://www.adversus.it/ayahuasca-e-dmt-ed-altre-sostanze-allucinogene/" aria-label="Per saperne di più su Ayahuasca e DMT ed altre sostanze allucinogene" data-wpel-link="internal">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2260 aligncenter" src="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/05/alternate800x533.jpg" alt="Ayahuasca e DMT" width="800" height="533" srcset="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/05/alternate800x533.jpg 800w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/05/alternate800x533-300x200.jpg 300w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/05/alternate800x533-600x400.jpg 600w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/05/alternate800x533-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Ayahuasca e DMT ed altre sostanze allucinogene. Se ne parla tanto, in questi ultimi anni, di <strong>DMT</strong>, <strong>Ayahuasca</strong> e di altre sostanze ‘allucinogene (termine forse non adeguato)’ che avrebbero caratteristiche uniche che si stanno iniziando a comprendere e studiare seriamente solo adesso. Caratteristiche che – complice anche un cambiamento di atteggiamento da parte della scienza ‘ufficiale’ medica e farmacologia, potrebbero farle uscire da quel calderone chiamato ‘droghe allucinogene’ e farle rientrare in un ambito in cui la loro utilità terapeutica – non il loro abuso – sta venendo rapidamente (ri)valutata.</p>
<h2>Ayahuasca e DMT</h2>
<p>Abbiamo intervistato il <strong>Dott. Giorgio Samorini, etnobotanico</strong> specializzato sulle piante psicoattive, formatore negli ambienti medici delle tossicodipendenze, ed abbiamo cercato di caprine di più. Ecco cosa ci ha detto.</p>
<p><strong>Quando ero un bambino a scuola mi dicevano di stare attento perché fuori da scuola ci potevano essere delle strane persone che distribuivano dei francobolli intrisi di LSD per trasformare i bambini in tossicodipendenti e iniziarli al mondo della droga. Ci credevamo tutti, i nostri genitori per primi. Un sua riflessione su questo punto che può aiutarci ad introdurre la nostra intervista?</strong></p>
<p>Anche i miei genitori credevano a questa favola, dato che le loro”conoscenze” in materia di droghe erano quelle elargite dai media di quei tempi. Che si trattasse di una favola è evidente, sia perché non mi risulta che le forze dell&#8217;ordine abbiano mai trovato qualcuno di questi “orchi neri” in carne e ossa, sia perché non sarebbe stato possibile trovarlo, dato che l&#8217;LSD non induce dipendenza.</p>
<p>Al contrario di quanto diffuso da una certa propaganda dei decenni passati e ancora attuale in alcuni ambienti, che tende a raccogliere tutte le sostanze psicoattive internamente a un medesimo cliché “drogofobico” che prevede l&#8217;iniezione della droga, dipendenza, overdose e conseguente morte della povera vittima di brutte compagnie, non tutte le droghe inducono dipendenza, anzi, vi sono droghe che possono aiutare a uscire dalle dipendenze da altre droghe.</p>
<p>E&#8217; proprio il caso dei malamente chiamati “allucinogeni”, quali <strong>l&#8217;LSD</strong>, la <strong>psilocibina</strong> e <strong>l&#8217;ibogaina</strong>, che recentemente sono sempre più <strong>rivalutati</strong> e <strong>impiegati</strong> come <strong>agenti terapeutici nel trattamento delle dipendenze da eroina, cocaina e alcol</strong>.</p>
<p>Una rivalutazione e un impiego clinico che non riesce a raggiungere gli ambienti medici italiani, così ancora imbavagliati da rigidi protocolli ministeriali e distratti dall&#8217;interminabile disputa metadone-non metadone; una disputa più di natura più demagogica che francamente scientifica.</p>
<p><strong>Lei ha scritto un libro, ripubblicato recentemente in versione totalmente aggiornata, intitolato ‘Animali che si drogano’. Cosa ci può dire dell’uso che viene fatto in natura, e per natura intendo tutte le altre specie viventi non umane, di queste sostanze?</strong></p>
<p>La questione degli animali che intenzionalmente si drogano in natura, al di fuori di qualunque influenza umana, è sorprendente e coinvolge le più disparate specie, dai mammiferi agli uccelli, agli insetti. Le osservazioni etologiche parlano chiaro, nonostante sia ancora diffuso un certo imbarazzo e difficoltà d&#8217;accettazione fra i medesimi etologi.</p>
<p>Il compianto <strong>Giorgio Celli, etologo di fama nazionale</strong>, mi espresse l&#8217;opinione che solamente la prossima generazione di etologi sarebbe stata in grado di affrontare questo importante capitolo del comportamento animale con maggiore libertà da quei ferrei postulati cattedratici di stampo behaviorista, che vedono gli animali privi di una qualunque forma di pensiero, di coscienza, e quindi di modificazione della coscienza.</p>
<p>Siamo ancora lontani da una risposta scientifica adeguatamente strutturata del perché gli animali si droghino, ma possiamo esser certi che non si drogano “perché stanno male”, “per frustrazione”, o per qualunque di quei motivi che la psicologia è solita individuare negli uomini.</p>
<p>Da una prima generale osservazione, alcuni studiosi, fra cui mi includo, sospettano che l&#8217;uso animale delle droghe possa svolgere una qualche funzione di carattere adattivo oppure evolutivo, e che risulti utile, se non addirittura necessario.</p>
<p>Ciò ci pone di fronte al riconoscimento di un aspetto fenomenologico delle droghe, ben distinto da quel paradigma che vede la droga e il “problema droga” identificarsi, e che ha regnato incontrastato nell&#8217;ideologia del XX secolo; quella medesima ideologia che voleva vedere una “purezza” animale nei confronti degli “sporchi” comportamenti umani quali il drogarsi o l&#8217;omosessualità, e che al contempo negava la possibilità animale di curarsi, di provare piacere e dolore, e di avere una coscienza, e che gli studi etologici hanno dimostrato essere concetti errati e antropocentrici.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;“animale” uomo, per il quale i suoi comportamenti, anche quelli primari quali la nutrizione e la riproduzione, sono mediati dalla cultura, individuata una componente naturale nell&#8217;impulso a drogarsi, i problemi legati all&#8217;uso umano delle droghe sono da individuare nella componente culturale che media questo comportamento: il “fenomeno droga” è un <strong>fenomeno naturale</strong>, mentre il “problema droga” è un problema culturale.</p>
<p><strong>Ayahuasca e DMT (Dimetiltriptammina) sono due nomi molto ricorrenti in questi ultimi anni nel campo delle sostanze allucinogene, in molti le considerano assolutamente speciali. Cosa differenzia la DMT dalle altre sostanze allucinogene?</strong></p>
<p>Una primissima differenza fra DMT e altri allucinogeni è contestuale: <strong>c&#8217;è la moda della DMT e dell&#8217;ayahuasca in questi ultimi anni</strong>. Una moda che investe fasce sociali che vanno ben oltre l&#8217;area delle persone di cultura psichedelica – il classico e storico ambiente per un determinato tipo di esperienze “altre”, di “allargamento della coscienza” – e che è in parte dovuta a una certa legalità dell&#8217;ayahuasca, o forse meglio a una “zona d&#8217;ombra” dei suoi aspetti legali nei paesi di cultura occidentale.</p>
<p>Inoltre, la <strong>DMT</strong> parrebbe essere <strong>l&#8217;unico potente allucinogeno naturale endogeno</strong>, cioè prodotto dal corpo umano, nel quale sembrerebbe svolgere funzioni molto importanti, fra cui il ruolo di neuromediatore in determinati circuiti neuronali.</p>
<p>Anche l&#8217;attività onirica potrebbe essere indotta dall&#8217;attività allucinogena della DMT con sede nella ghiandola pineale, così come, la DMT potrebbe essere coinvolta nelle manifestazioni più “estreme” delle nostre manifestazioni vitali, dalla nascita alla meditazione profonda, agli eventi psicotici, alle esperienze di pre-morte, e perfino alla nostra morte.</p>
<p>Dai risultati di un recente studio farmacologico, si è giunti a sospettare che durante un evento di agonia fisica, quale un arresto cardio-respiratorio, i polmoni – organi con funzione anche ghiandolare –, permettano la sintesi di grandi quantità di DMT, le quali verrebbero trasportate verso il sistema nervoso centrale. Tale iper-produzione di DMT è interpretata dai farmacologi come un estremo tentativo di protezione delle funzioni cerebrali. Pur tenendo conto di questa visione, dettata dalla formazione o deformazione professionale medica, non è da escludere che tale iper-produzione di DMT in un siffatto frangente possa svolgere funzioni che vadano al di la dei tentativi di sopravvivenza, riguardando il medesimo processo tanatologico.</p>
<p>Per tutto ciò, v&#8217;è chi ha definito la DMT come la “molecola dello spirito”, sebbene in maniera a mio avviso un po&#8217; troppo new-age e superficiale. E&#8217; tuttavia assai probabile che gli studi neurologici su questa molecola, facilitati dalla nuova permissività in materia di impieghi degli allucinogeni nella farmacologia e nella clinica umana, ci porteranno presto all&#8217;acquisizione di tasselli cognitivi importanti per la comprensione e la terapia di tutto un insieme di malattie mentali, così come dei meccanismi di formazione delle visioni mistiche e del medesimo “allargamento della coscienza” così tanto riportato dalla cultura psichedelica.</p>
<p><strong>Chi ha provato la Dimetiltriptammina racconta esperienze molto simili a quelle di altri che hanno usato la stessa sostanza, A volte i punti di contatto dei racconti sono davvero al limite dell’incredibile. Perché, secondo lei, le esperienze sono così simili? Forse perché si viene davvero a contatto con realtà normalmente inaccessibili ma esistenti, oppure mi sto addentrando nella fantascienza?</strong></p>
<p>La fantascienza a volte è il rotolo di tappeto su cui procede nei suoi futuri passi la scienza, così come la realtà potrebbe non essere per come la vediamo, bensì per come la pensiamo, stando a un detto sufi.</p>
<p>Resta il fatto che oggigiorno con la DMT non si vedono più la Montagna Sacra, l’Albero Cosmico, l’Utero Universale: queste sono ormai  visioni archetipe da ospizi psichedelici, ricordi memorabili di quei giovani ora vecchietti che, come disegnato sarcasticamente in una vignetta che circola su facebook, continuano a scannarsi sulle loro sedie a rotelle dai due lati della dicotomia ideologico-culturale Beatles/Rolling Stones.</p>
<p>Ogni era ha il suo tipo di visioni, ed è pur vero che anche con i funghi e con l’LSD si potevano incontrare “entità sideree”, ma il revisionismo drogologico calpesta il passato in un batter d’occhio, incluso quello psichedelico.</p>
<p>La DMT è la molecola del momento, con i suoi “esseri-DMT”, che si riuscirebbero a contattare attraverso la tecnica dell&#8217;inalazione dei suoi vapori: un&#8217;esperienza di breve durata in termini di tempo d&#8217;orologio, in realtà un&#8217;esperienza di picco che può durare infiniti attimi in altri mondi percettivi, e che è denominata breakthrough dai DMT-nauti.</p>
<p>Questi enigmatici “esseri-DMT”, che ho analizzato in maniera approfondita mediante interviste con gli sperimentatori di DMT, sembrano avere una forte variabilità nell’aspetto, da esseri umanoidi a insetti robotici, a mini-mostriciattoli simili alle figure dei Lego, e molti li percepiscono come degli alieni più o meno biologici o più o meno meccanizzati, tutti comunque intelligenti, “superiori”.</p>
<p><strong>Ciò che più mi lascia perplesso</strong>, riguarda diverse figure professionali che hanno avuto occasione di fare l’esperienza con la DMT – da medici a psichiatri, da chimici cattedratici a direttori di istituti di credito –, che mi hanno confessato la convinzione nella realtà degli esseri DMT che hanno incontrato nel corso dei loro “viaggi siderali”.</p>
<p>È come se fosse troppo facile, o troppo difficile, sbolognare gli esseri-DMT come frutto di una banale allucinazione, e devo confessare che personalmente sono ancora titubante nel formulare un implacabile giudizio “scientificamente perentorio” e rassicurante.</p>
<p><strong>C’è chi sostiene, e qui riferisco solamente quanto si sente e si legge ma chiedo un suo parere, che le droghe allucinogene siano in grado di ‘aprire porte’ nella mente che si preferirebbe non venissero aperte. Di qui il divieto spesso giustificato con i rischi per la salute di queste sostanze. La sua opinione?</strong></p>
<p>C&#8217;è sempre chi preferirebbe non aprire porte, soprattutto quelle altrui, ma <strong>le porte sono fatte per essere aperte, altrimenti non esisterebbero</strong>. Si può al massimo disquisire sul tipo di tecnica con cui aprire queste porte “della percezione”, e in questa valutazione non si deve dimenticare che la tecnica dell&#8217;assunzione di vegetali psicoattivi accompagna l&#8217;uomo da lunga data, sicuramente dai suoi periodi preistorici, come ben evidenziato dalla documentazione archeologica.</p>
<p>Riguardo i rischi per la salute, senza volerli assolutamente sottovalutare, dato che non sono un irresponsabile, ho l&#8217;impressione che in diversi casi siano stati sopravalutati, per motivi di interesse demagogico o di pigra ignoranza.</p>
<p>Indicativo a tal riguardo sono le recentissime ricerche neurologiche in cui vengono somministrati elevati dosaggi di LSD a soggetti umani sani volontari; ricerche che stanno godendo del cambio di paradigma etico che vede le droghe utili e non solo dannose, ad esempio utili per la ricerca scientifica.</p>
<p>Orbene, in questi nuovi studi non viene fatta la minima menzione alla mole di ricerche pubblicate negli anni &#8217;60 e &#8217;70 nelle più prestigiose riviste scientifiche, che “dimostravano” la neurotossicità e teratogenicità dell&#8217;LSD; e se non ne viene fatta menzione, significa che i loro risultati (del tipo “l&#8217;LSD brucia le cellule nervose”) non sono oggigiorno considerati validi, con un implicito riferimento al potenziale demagogico di quelle ricerche, che servirono per mettere fuori legge l&#8217;LSD, e che ricorda l&#8217;invenzione nei medesimi anni di quegli “orchi neri” che davanti alle scuole regalavano caramelle di LSD per creare improbabili dipendenze.</p>
<p>Vorrei fosse chiaro che ciò che sto qui difendendo non è l&#8217;abuso delle droghe, bensì l&#8217;importanza della possibilità del loro impiego nella ricerca scientifica; una possibilità che ha risentito notevolmente nei decenni passati della paura dell&#8217;“orco nero”.</p>
<p>A tal riguardo è opportuno ricordare come il nuovo cambio di paradigma etico di questi ultimissimi anni stia permettendo l&#8217;elaborazione di nuove promettenti terapie a base di molecole allucinogene e del loro potenziale di “aprire porte” nel trattamento dei disturbi depressivi, traumatici, sessuali, così come nelle tossicodipendenze.</p>
<p><strong>Sta per uscire un suo nuovo libro dal titolo &#8220;Jurema. La pianta visionaria. Dal Brasile alla psiconautica di frontiera&#8221;, cosa ci può anticipare sui contenuti di questa nuova pubblicazione? </strong></p>
<p>In questo libro espongo uno studio sulla più potente fonte di DMT che si conosca, una pianta del genere Mimosa che cresce nelle Americhe. Oltre a essere impiegata in riti religiosi tradizionali brasiliani chiamati Culti del Jurema, attraverso i canali dell&#8217;ormai inseparabile globalizzazione la conoscenza di questa pianta si è diffusa in tutti i continenti, sino a raggiungere l&#8217;ambiente occidentale degli psiconauti, cioè quegli individui “figli” della cultura psichedelica, che si cimentano in esperienze con piante e sostanze psicoattive per motivi di conoscenza, e non tanto per lo “sballo” fine a se stesso.</p>
<p>A differenza della figura dello psichedelico, che aveva scarse o medie conoscenze, più di tipo “mitologico”, delle sostanze che assumeva, lo psiconauta possiede un livello alquanto elevato di conoscenza delle droghe, basata sulla ricerca e studio di documentazione scientifica specialistica.</p>
<p>Ed è proprio <strong>il fenomeno della psiconautica</strong> che affronto nel mio libro, in particolare ciò che ho definito come “psiconautica di frontiera”, la quale si occupa dell&#8217;auto-sperimentazione delle nuove droghe, includendo anche le nuove combinazioni di droghe.</p>
<p>Se da un lato la ricerca psiconautica si avvale continuamente dei nuovi risultati dell’indagine scientifica, anche quest’ultima sta iniziando ad avvalersi dei risultati delle sperimentazioni psicoanutiche.</p>
<p>Sono sempre più numerosi gli studi dell’ambiente accademico che monitorizzano il mondo psiconautico, e il motivo non è unicamente quello del controllo e della repressione dell’uso delle droghe, ma risiede anche nell’acquisizione di una serie di dati aneddotici, utili per quelle equipe scientifiche la cui ricerca è limitata da leggi, protocolli e principi etici che riducono il potenziale di studi dell’azione delle droghe sul sistema mente/corpo umano.</p>
<p>Al contrario, <strong>lo psiconauta è libero di sperimentare sulla sua pelle ciò che vuole</strong>, e alcune recenti acquisizioni nella neuro- e psicofarmacologia sono debitrici nei confronti del temerario lavoro pionieristico degli psiconauti (inclusi i loro errori).</p>
<p>E&#8217; un fenomeno particolare quello della psiconautica, che merita un&#8217;osservazione libera da pregiudizi e moralismi per poter essere compreso nella sua essenza; ed è ciò che spero di avere almeno in parte raggiunto con il mio ultimo libro.</p>
<p>Ringraziamo il <strong>Dott. Giorgio Samorini per l’intervista</strong>. Per seguire il Dott. Samorini online:</p>
<p><a href="http://www.samorini.it" target="_blank" rel="noopener nofollow noreferrer" data-wpel-link="external">www.samorini.it</a><br />
facebook: Giorgio Samorini</p>
<p style="text-align: right;">ADVERSUS</p>
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		<title>Raggiungere universi paralleli attraversando i wormholes?</title>
		<link>https://www.adversus.it/wormholes-buchi-neri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ADVERSUS]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jul 2017 05:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-1877 alignright" src="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/04/buco-nero300.jpg" alt="buco-nero300" width="300" height="300" srcset="https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/04/buco-nero300.jpg 300w, https://www.adversus.it/magazine/wp-content/uploads/2016/04/buco-nero300-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />A volte quando si parla di fisica teorica sembra di affrontare argomenti che troverebbero spazio solo all&#8217;interno di un libro o di un film di fantascienza. Eppure&#8230; spesso la realtà supera la fantasia. Come nel caso della teoria del<b>Prof. Cosimo Bambi</b> del <b>Dipartimento di Fisica della Fudan University a Shanghai</b>. Al centro della nostra galassia si troverebbe un <b>canale di comunicazione con altri universi</b>. Universi paralleli.</p>
<p>Il Prof. Bambi ha annunciato al mondo questa notizia in un lavoro pubblicato insieme a Zilong Li, un suo studente, nel quale si teorizza l&#8217;esistenza di &#8220;wormholes traversabili&#8221;, in parole molto semplici, veri e propri canali di comunicazione tra universi paralleli. Se non sapete cosa sia un wormhole non preoccupatevi, non siete gli unici.</p>
<p>ADVERSUS ha intervistato il Prof. Bambi, e in questa intervista il Professore ha risposto alle nostre domande (non è facile fare domande su un argomento così complesso ma noi ci abbiamo provato comunque) sulla sua teoria, e su quello che potrebbe significare.</p>
<p class="titolo2"><strong>IN QUESTA INTERVISTA PARLEREMO DI BUCHI NERI &#8211; BLACK HOLES &#8211; E DI WORMHOLES. POICHÉ LA CULTURA DI MOLTI IN TEMA DI BUCHI NERI È LIMITATA ALLA VISIONE (FORSE) DEL FILM DISNEY DEGLI ANNI OTTANTA, QUANDO I BLACK HOLES DIVENNERO &#8216;MAINSTREAM&#8217;, LE CHIEDIAMO DI AIUTARCI A CAPIRE DI COSA PARLEREMO, IN POCHE E SEMPLICI PAROLE.</strong></p>
<p>Un buco nero è sostanzialmente una regione dalla quale non è possibile mandare alcun tipo di segnale all&#8217;esterno. Se lei quindi cade dentro un buco nero, non può mai più comunicare con me che sono fuori, ma può ricevere i miei segnali. Ciò accade perché la forza gravitazionale nel buco nero è tale che anche un qualsiasi segnale luminoso emesso all&#8217;interno è destinato a precipitare al centro del buco nero, dove è concentrata tutta la massa di questo oggetto. Dato che si suppone che niente possa superare la velocità della luce nel vuoto, niente può uscire dal buco nero ed ogni cosa che entra nel buco nero precipita al centro.</p>
<p>Con il termine wormhole si possono indicare strutture di carattere leggermente diverso. Nell&#8217;articolo con il mio studente Zilong Li, facciamo riferimento a wormholes traversabili, che sono strutture a topologia non-banale che funzionano da vere e proprie &#8220;scorciatoie&#8221;, collegando due regioni lontate dello stesso Universo o due universi diversi. Questi wormholes sono chiamati traversabili proprio perché un osservatore può andare da una parte all&#8217;altra e poi tornare indietro. Quindi se io e lei ci troviamo in due universi diversi collegati da un wormhole traversabile possiamo comunicare e scambiarci informazioni.</p>
<p class="titolo2"><strong>UNIVERSI PARALLELI, ANCHE DETTI &#8216;MULTIVERSE&#8217;. ANCHE IN QUESTO CASO NON STIAMO PARLANDO DI FANTASCIENZA, MA DI UNA TEORIA CHE &#8211; SEPPURE NON PROVATA &#8211; SEMBRA ESSERE SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE. COSA SI INTENDE PER UNIVERSO PARALLELO, O UNIVERSI PARALLELI? E COME FAREMO MAI A DIMOSTRARNE L&#8217;ESISTENZA, AMMESSO CHE ESISTANO?</strong></p>
<p>Nei modelli multiverse si hanno più universi con caratteristiche anche molto diverse e che evolvono indipendentemente. Per esempio, il nostro Universo è al momento in una fase di espansione accelerata. Un altro universo potrebbe trovarsi in una fase simile alla quale il nostro Universo si trovava molto tempo fa, oppure in una fase in cui si troverà tra moltissimi anni, oppure essere in una fase diversa perché ha caratteristiche completamente diverse dal nostro Universo. Due universi diversi possono avere leggi della fisica diverse e quindi in un altro universo potrebbe non essere possibile avere stelle, galassie e ogni altro genere di cosa che può trovarsi nel nostro Universo. Se due universi sono collegati fra loro da un wormhole traversabile, è possibile passare da un universo all&#8217;altro e vice versa, per cui si potrebbe pensare di poter verificare l&#8217;esistenza di un altro universo perché possiamo osservare qualche tipo di segnale che viene dall&#8217;altra parte. Altri tipi di osservazione che potrebbero supportare l&#8217;esistenza di altri universi dipendono molto dal modello teorico in considerazione.</p>
<p class="titolo2"><strong>LEI, INSIEME AL SUO COLLEGA ZILONG LI, È RAPIDISSIMAMENTE SALITO ALL&#8217;ONORE DELLE CRONACHE MONDIALI PER AVER ANTICIPATO UNA TEORIA CHE, SE PROVATA, APRIREBBE UN NUOVO CAPITOLO NELLA STORIA DELLA FISICA E NON SOLO. SECONDO LA SUA TEORIA ALL&#8217;INTERNO DELLA NOSTRA GALASSIA, E PROBABILMENTE DI MILIARDI DI ALTRE GALASSIE, CI SAREBBE NON UN GIGANTESCO BUCO NERO BENSÌ UN WORMHOLE CHE COLLEGHEREBBE DUE UNIVERSI PARALLELI, CON TUTTO CIÒ CHE QUESTO IMPLICHEREBBE. CI PERDONI SE NON ABBIAMO RIASSUNTO CORRETTAMENTE LA TEORIA, E CI CORREGGA SENZA PROBLEMI, MA CI AIUTI A CAPIRE IN COSA CONSISTE QUESTA VOSTRA SCOPERTA.</strong></p>
<p>Al momento, si ritiene che al centro di ogni galassia &#8220;normale&#8221; ci sia un buco nero supermassivo semplicemente perché, osservando la rotazione di stelle vicine, si deduce che c&#8217;è un oggetto con una massa molto grande in un volume relativamente piccolo. Non è molto. Nel caso dell&#8217;oggetto al centro della nostra galassia, abbiamo anche un altro indizio: non si osserva alcuna radiazione termica dalla superficie di questo oggetto supermassivo. Queste due considerazioni suggeriscono che sia un buco nero ma, in realtà, non escludono altre possibilità. Nel lavoro fatto con il mio studente abbiamo considerato la possibilità che il candidato buco nero al centro della nostra galassia sia un wormhole traversabile. Seppure lontani da quello che vediamo intorno a noi sulla Terra, da un punto di vista teorico i wormholes non sono oggetti così fantasiosi, potendo esistere sia nel contesto della relatività generale che in teorie alternative della gravità. Inoltre possono essere scambiati per buchi neri: anche loro possono avere una massa molto grande in uno spazio relativamente piccolo e di sicuro non emettono radiazione termica dalla loro superficie perché non hanno alcuna superficie. Al momento le osservazioni astronomiche non possono distinguere se l&#8217;oggetto supermassivo al centro della nostra galassia sia un buco nero o un wormhole. Nel nostro lavoro facciamo vedere che certe osservazioni potranno farlo. Zilong sta studiando le proprietà della radiazione emessa da un blob di plasma che orbita molto vicino a uno di questi oggetti. Poiché la forza gravitazionale intorno ad un buco nero e ad un wormhole è diversa, i raggi luminosi di questo blob di plasma sono deflessi in modo diverso. Nel caso del wormhole, la forza gravitazionale è più debole e quindi l&#8217;immagine secondaria (l&#8217;immagine formata dai raggi luminosi che fanno mezzo giro intorno all&#8217;oggetto e poi arrivano all&#8217;osservatore lontano) si trova su una circonferenza più piccola sul piano dell&#8217;immagine dell&#8217;osservatore. Tali osservazioni potranno essere possibili nel giro di alcuni anni, per esempio con lo strumento GRAVITY in Cile.</p>
<p class="titolo2"><strong>SI RIUSCIRÀ MAI A &#8216;VIAGGIARÈ ATTRAVERSO SPAZIO E TEMPO UTILIZZANDO QUESTI &#8216;CANALI&#8217;?</strong></p>
<p>Anche supponendo l&#8217;esistenza di wormholes traversabili, è difficile rispondere a questa domanda. Se questi oggetti si trovassero solo al centro delle galassie, non sarebbero così semplici da raggiungere. Magari però la Natura potrebbe essere più generosa e le leggi della fisica potrebbero consentirci di creare wormholes vicino a noi e qualche applicazione potrebbe esserci, anche se non necessariamente per far viaggiare delle persone.</p>
<p class="titolo2"><strong>COME SCIENZIATO LEI DEVE BASARE LE TEORIE CHE ELABORA SU DATI E CALCOLI MATEMATICI CHE IL RESTO DELLA COMUNITÀ SCIENTIFICA DEVE ESSERE IN GRADO DI RIPRODURRE E DI CONFERMARE. SE LE CHIEDESSIMO PERÒ DI LASCIARE PER UN ATTIMO DA PARTE QUESTA (UTILE E FONDAMENTALE) &#8216;LIMITAZIONÈ SCIENTIFICA E DI DIRCI QUELLO CHE IL SUO ISTINTO LE SUGGERISCE, E LE CHIEDESSIMO: IN CHE TIPO DI UNIVERSO, O DI MULTIVERSE, VIVIAMO?</strong></p>
<p>In realtà, da un punto di vista teorico è possibile ipotizzare molti modelli di universi diversi che, sulla base delle attuali osservazioni, risultano essere tutti accettabili. Senza conferme osservative è quindi impossibile andare avanti e selezionare il modello corretto. In generale però sembra che il nostro Universo sia un universo molto particolare, in cui le leggi della fisica consentano la formazioni di strutture come galassie e sistemi solari e, da ultimo, l&#8217;esistenza di osservatori come noi. Basterebbe che alcune costanti fondamentali avessero valori leggermente diversi e ci ritroveremo in un Universo completamente diverso in cui sarebbe impossibile la vita.</p>
<p>Grazie</p>
<p align="right"><i>Alessio Cristianini | ADVERSUS</i></p>
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