Black Friday, che tristezza. Come hanno impiantato un’altra ‘tradizione’ americana nelle nostre vite

Black Friday. Come i grossi gruppi del commercio online americani ci stanno programmando a rispettare la ricorrenza più importante per i loro interessi economici.

How Low Can You Go?
How Low Can You Go? Black Friday, che tristezza…

Non andiamo a fare la storia del cosiddetto Black Friday, squallida tradizione consumistica americana in cui le classi sociali più basse vengono messe in agitazione in vista di sconti importanti in occasione del primo venerdì successivo al Thanksgiving Day (quella ricorrenza in cui gli americani sterminano i tacchini, tanto per capirci). Se vi interessa la storia del Black Friday la trovate dappertutto sul web.

Qui dalle nostre parti per fortuna (non ancora, ma avete visto come ci stanno infilando giù per la gola Halloween di cui fino a pochi anni fa non fregava niente a nessuno?) non ci hanno ancora imposto di celebrare le feste dei loro pellegrini. Quello che invece ci stanno programmando a rispettare quasi fosse una celebrazione religiosa è la ricorrenza ben più importante per i loro interessi economici, il Black Friday.

Grazie soprattutto alla ormai capillare diffusione di internet, i più importanti gruppi di commercio online (tutti americani, Amazon in testa) stanno spingendo sull’acceleratore del Black Friday anche in parti del mondo (leggi: dalle nostre parti) in cui il Black Friday non è mai esistito.

Le premesse perché questa squallida ricorrenza prenda piede anche dalle nostre parti ci sono tutte. Prendete una popolazione che arriva a malapena a fine mese con lo stipendio del mese precedente, ma che ha un bisogno irrazionale di possedere, di comprare, soprattutto di far vedere (siamo la generazione instagram dopotutto)… fate credere a questa popolazione che in una tal data potranno soddisfare tutti i loro desideri di possesso con sconti incredibili… ed ecco che avete il Black Friday.

Il punto è che poi anche i nostri commercianti indigeni, già in crisi da tempo soprattutto per colpa dell’online shopping – quello gestito dai colossi americani di cui sopra – sono costretti ad adeguarsi per cercare di contenere i danni e cercare di combattere ad armi pari la concorrenza. Una guerra persa, purtroppo.

Chi partecipa come cliente/consumatore (aspettando questa data e poi comprando magari a rate tutto quello che può permettersi) è al livello di quelle masse semi-umane che ogni anno vediamo riversarsi con violenza nei centri commerciali americani, lottare per un posto in fila, strapparsi di mano un frullatore, fare a botte per un televisore da 50”, e così via sempre più in basso…

Vi pare di essere diversi perché voi non fate la fila, ma elegantemente vi collegate al sito del venditore online? Pensateci bene, perché cambia solo la forma ma il contenuto è identico.

Buoni acquisti a tutti, sicuramente quello smart speaker vi serviva davvero, così come quel nuovo smartphone, e magari quello smart watch… (tutto smart fateci caso) e poi l’assistente vocale dovete averlo a tutti i costi giusto? Buoni acquisti, attenti a non farvi male…

ADVERSUS

 

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