Quando il bodybuilding non è (solo) per tenersi in forma

Chi scrive frequenta palestre e 'bodybuilders' da più di 25 anni (gli anni passano velocemente, purtroppo). Ho conosciuto bodybuilders professionisti, anche qualche campione, e poi tantissimi che non hanno mai partecipato a nessuna competizione, che non avevano nessuna ambizione a farlo, ma che si allenavano e che avevano dei fisici come, a volte addirittura migliori, quelli dei culturisti di professione. Per non parlare degli 'integratori' che non erano solo aminoacidi o vitamine.

Per farla breve, e lo potrete confermare anche voi se frequentate una palestra ed avete un po' di spirito di osservazione, non sempre la motivazione che spinge a cercare la massa muscolare esasperata o la forma fisica 'scolpita' a qualsiasi costo è il puro e semplice desiderio di tenersi in forma. Se conoscete anche solo di vista uno di questi 'culturisti non agonisti' forse lo avrete pensato anche voi in qualche occasione.

Però è interessante capire cosa spinge un ragazzo a voler diventare 'enorme', fortissimo, e 'intimidatorio', oppure 'scolpito' come una statua di Michelangelo, non vi pare?

Anche perché spesso alla base di questa ricerca (non di tutti, intendiamoci, non si deve mai generalizzare) del muscolo più grosso possibile, o del corpo più scolpito e tonico possibile, vi sono delle motivazioni che gli specialisti considerano 'borderline' o quasi patologiche.

Poiché di questo genere di disturbi se ne parla poco, lo facciamo noi, iniziando con questo articolo. E per capire meglio di cosa stiamo parlando, abbiamo intervistato la Professoressa Laura Bellodi, Professore ordinario di psichiatria presso l'Università Vita-Salute San Raffaele a Milano. Ecco cosa ci ha detto.

Può aiutarci a capire meglio quella che potremmo definire la 'versione maschile' di problemi che affliggono principalmente le ragazze (anoressia e bulimia)? Quali sono le manifestazioni corrispondenti all'anoressia e alla bulimia più comuni nella popolazione maschile?

L'epidemiologia (cioè la disciplina che misura la frequenza delle patologie nella popolazione) ci dice che vi è un rapporto 10:1 per donne rispetto agli uomini, ovvero sono molte più le donne che si ammalano di disturbi del comportamento alimentare. In relazione ai criteri diagnostici che indicano la presenza del disturbo, la differenza più significativa tra le une e gli altri è che nel maschio manca un indicatore quale l'assenza del ciclo mestruale, e sono gli altri criteri (quelli relativi al rifiuto del cibo e il sottopeso per l'anoressia e le abbuffate e le condotte di eliminazione per la bulimia, insieme all'importanza esasperata attribuita alla forma e all'aspetto fisico in entrambe le condizioni) a costituire elemento significativo per il riconoscimento della patologia.

Categorie a rischio per anoressia tra i maschi sono alcuni tipi di sportivi (ciclisti e fantini), mentre per la bulimia proprio attività sportive come il pugilato o il body building sostengono comportamenti alimentari non salutari che possono, in soggetti predisposti, sfociare appunto in questo disturbo.

Nell'introduzione all'intervista abbiamo cercato di non generalizzare. Anche tra i frequentatori assidui delle palestre vi sono (sicuramente moltissime) persone che si allenano seriamente e con ottimi risultati ma spinti da motivazioni assolutamente 'normali'. Allora quando si parla di patologia? Quali sono i segnali a cui fare attenzione? Cosa differenzia lo sportivo non agonista, da quello che è invece 'vittima' di disturbi a volte anche importanti, che lo spingono a cercare la forma fisica a tutti i costi? Come lo si riconosce?

Il criterio clinico per queste patologie come per altre manifestazioni comportamentali di interesse psichiatrico è il fatto che esse comportino un significativo malfunzionamento della persona in vari ambiti della sua vita, vuoi lavorativa, familiare o relazionale. In altre parole la presenza di questi comportamenti non è iscritta in modo armonico nel contesto di vita della persona, ma al contrario ne altera in modo negativo abitudini, doveri, svaghi fino a prendere il sopravvento su tutto il resto e invadere progressivamente le altre sfere di vita, spesso con una consapevolezza solo parziale che in realtà si tratta di una forma di dipendenza e che chi è "dedito" a queste attività ha perso una porzione della propria libertà.

Infatti molte di queste persone dicono di essere consapevoli di esagerare, di compromettere le relazioni familiari o la propria attività lavorativa ma di non poterne fare a meno, di non riuscire a controllarsi.

Chi ha questo genere di problemi ha chiaramente anche una vita al di fuori della palestra. Come vive al di fuori della palestra? Quali comportamenti, quali atteggiamenti lo caratterizzano nell'interazione quotidiana sul posto di lavoro, a scuola, con gli amici?

Come già detto, il fatto di dedicare quotidianamente un tempo e soprattutto un'attenzione esasperata all'allenamento (stiamo sempre parlando di attività non a scopo agonistico), festività comprese, ha come inevitabile conseguenza il sovvertimento delle altre priorità: si cerca di adeguare gli orari di lavoro, magari uscire prima o addirittura non andare al lavoro perché l'allenamento lo richiede, non si vedono più gli amici perché quando loro si trovano, la persona deve essere al suo allenamento che in questi casi è rigorosamente "solitario"; e il tempo libero non passato in palestra viene dedicato a letture o navigazione in internet che consentano di approfondire la "pseudoscienza" degli integratori alimentari o peggio dei farmaci che si possano assumere per migliorare la performance

E con le ragazze?

Anche la ragazza passa all'ultimo posto e guai se si lamenta, considerato che la ricerca spasmodica e patologica della forma fisica perfetta non è finalizzata ad ottenere lodi e consensi e apprezzamenti (e chi più della partner dovrebbe "goderne"), ma ad una sfida con se stessi che non ha un traguardo, ma che appunto sposta sempre più in là l'asticella…

Il quarantenne/cinquantenne che non ha mai fatto attività fisica, o la ha fatta saltuariamente, che d'un tratto si trasforma. Passa ore in palestra, si mette a dieta strettissima, è irriconoscibile per chi non lo ha frequentato durante questa 'trasformazione', parla solo di allenamenti e dieta, cambia il guardaroba, compra una macchina nuova e ultrasportiva... Questo personaggio, che ricorre spesso, può essere assimilato per certi versi a quello descritto più sopra, che solitamente è più giovane, oppure si tratta di un discorso a parte?

Indubbiamente chi "scopre" ad una certa età ("critica" bisognerebbe dire) le meraviglie della fitness, lo fa spinto da motivazioni differenti da quelle del giovane. Tra queste motivazioni probabilmente la ricerca di qualcosa che lo faccia uscire da una certa insoddisfazione personale, relazionale, piuttosto che spinto da un bisogno di ringiovanire e recuperare le emozioni di quella età (magari un amore con una ragazza molto più giovane). E non dimentichiamo che entro certi limiti non solo l'immagine che rimanda lo specchio è fonte di gratificazione se non si vede più quell'odiosa pancetta, ma che la sensazione soggettiva di benessere che l'attività fisica comporta è realmente "cosa" di valore, soprattutto per quelli ai quali magari il medico ha già detto che stanno lavorando con troppo stress per guadagnare sempre di più e godere di un'immagine di prestigio…

Dove può portare questo genere di disturbi, se non trattato in maniera adeguata?

Per dirla con un vecchio adagio: "il troppo stroppia" esiste un punto limite, spingersi oltre il quale come abbiamo detto comporta non un progressiva vantaggio ma una serie sempre più ampia di svantaggi, il peggiore dei quali potrebbe riguardare proprio la salute fisica, non soltanto l'equilibrio psichico, proprio nella perdita di libertà e quindi della capacità di decidere per il meglio

Quali sono le terapie per una persona che soffre di questo genere di problemi?

A parte le valutazioni strettamente mediche che vanno fatte da caso a caso, l'approccio terapeutico sotto il profilo psichiatrico vede nelle psicoterapie cognitivo-comportamentali lo strumento di maggior efficacia per riportare i comportamenti relativi all'allenamento esagerato e quelli alimentari patologici, in un ambito di normalità. Una attenzione particolare dovrà essere data dallo specialista psichiatra (che per questo è la persona appropriata per la valutazione iniziale del caso) ad eventuali patologie concomitanti, in particolare all'esistenza di un disturbo ossessivo-compulsivo propriamente detto

A chi rivolgersi se si pensa che un figlio, un parente, un amico, possa essere affetto da questo tipo di problemi? Come comportarsi?

In prima battuta sicuramente è opportuno rivolgersi al medico di famiglia che possa valutare la condizione fisica (non dimentichiamo che chi segue certe prassi spesso ricorre a sostanze auto-prescritte all'insaputa del medico) e successivamente sarà il medico di famiglia, valutata la entità del problema ad indirizzarlo allo specialista psichiatra. Un confronto serio con il proprio familiare o amico sui presunti vantaggi e relativi costi, sulla adesione a questo stile di vita piuttosto che a quanto esso sia diventato appunto una ossessione patologica subita senza potersi frenare, dovrebbe essere il presupposto per una richiesta di aiuto efficace.

Grazie

Alessio Cristianini | ADVERSUS

Si ringrazia la Professoressa Laura Bellodi
Professore ordinario di psichiatria presso l'Università Vita-Salute San Raffaele

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