Eugenio Benetazzo: crisi e prospettive per il futuro

Eugenio Benetazzo
Intervista a Eugenio Benetazzo, saggista economico e operatore di borsa indipendente.

"C'è una erosione di ricchezza accantonata in Occidente, a fronte di un trasferimento di benessere e ricchezza nelle aree asiatiche. Questo è quello che sta accadendo"

Eugenio Benetazzo è stato uno dei primi, forse il primo in Italia, and anticipare lo sconquasso economico che dal 2008 sta così pesantemente influenzando le nostre esistenze. In questa intervista ad ADVERSUS ci parla in termini molto chiari e comprensibili della situazione in cui versa l'economia - a livello globale - e delle prospettive (grame, ve lo anticipiamo) per i giovani che si stanno preparando al mondo del lavoro.

Tu sei stato uno dei primi a lanciare l'allarme crisi, prima che se ne parlasse sui media tradizionali. Come ci sei arrivato? Perché tu ci sei arrivato e ne hai parlato, e loro no?
La risposta a questa domanda va inserita nel contesto professionale e comunicativo che ha il mercato del risparmio gestito in Italia, e in tutti i paesi occidentali. Sostanzialmente, figure professionalmente indipendenti nel mondo della finanza e del risparmio gestito non ne ce sono, o si contano sulle dita di una mano. Quindi è abbastanza difficile trovare qualcuno - anche oggi - che vada contro il suo datore di lavoro. Che può essere una banca d'affari, una sim, un fondo, una rete di promozione finanziaria e così via. La maggior parte dei soggetti che sono all'interno del mercato del risparmio gestito sono venditori, o promotori.

Loro si occupano di pubblicizzare e propagandare i risultati o le aree tematiche di un determinato investimento prodotto perché hanno un interesse economico personale. Quindi il quadro che emerge è che purtroppo questo tipo di ambiente è soggetto a profondissimi conflitti di interesse tra il proponente e l'utente finale. L'utente finale è il risparmiatore o il piccolo investitore.

Io ho avuto molta visibilità perché ho anticipato il punto, ma anche per come lo ho proposto, per come lo ho rappresentato attraverso la redazione di saggi economici molto semplici alla lettura anche per chi non ha dimestichezza con la terminologia economica finanziaria.

Come ho fatto? Io lavoro e ho lavorato in Italia e all'estero, ho instaurato una ramificata rete di rapporti di lavoro e di contatto con professionisti del settore che vanno dall'Inghilterra alla Svizzera, agli Stati Uniti. E chiaramente all'Italia. E quindi sono stato in grado di ricevere un feedback di notizie, cosiddette underground, fuori dal coro, che messe assieme mi hanno consentito di visualizzare uno scenario a mosaico per i prossimi anni

Che è uno scenario molto cupo...
Sì... ma a suo tempo, nel 2007, io mi sarei stupito se non fosse accaduto nulla. Perché c'erano tutti i requisiti perché succedesse quello che è poi effettivamente successo. Chiaramente se uno è abituato ad informarsi e ad accettare sommessamente il flusso di informative che arriva dal sistema bancario italiano, o dai media tradizionali dove questo tipo di notizie non viene pubblicizzato (proprio perché anche i media, per la maggior parte, appartengono a potenti lobby finanziare ed economiche, questo è abbastanza risaputo)...

Nessuno ha dato l'allarme prima, ma quando è scoppiata la crisi i media ci si sono buttati a testa bassa, alimentando la paura e il senso di insicurezza nella gente. Hanno sottovalutato la situazione prima, e la stanno esagerando adesso... come stanno effettivamente le cose secondo te?
Innanzitutto si continua ancora a commettere un errore di natura intellettuale. Cioè di chiamare un fenomeno economico con un nome completamente inadeguato: si parla di crisi. Questa non è una crisi, quella che stiamo vivendo è una trasformazione radicale dei rapporti di potere geopolitica ed economici del mondo. Sostanzialmente il cuore del pianeta economico si sta spostando verso l'Asia. Per quale motivo? Perché da una parte in Occidente a seguito dell'invecchiamento della popolazione i livelli di consumo attuali sono destinati ad essere in costante discesa. In costante ascesa invece saranno i costi del welfare, delle assistenze ospedaliere, dei ricoveri, delle assistenze agli anziani, dei servizi di tutela alla terza età e così via. In Asia abbiamo una situazione completamente rovesciata. In Asia, se ben alimentata per almeno un decennio, si avrà la crescita di una classe medio borghese che avrà bisogno di consumare. Infatti le grandi multinazionali vedono nuove opportunità di investimento proprio in Asia.

Dove uno perde, qualcun altro guadagna, almeno di solito è così. Chi ci sta guadagnando in questa crisi, o ci stanno perdendo tutti?
C'è una erosione di ricchezza accantonata in Occidente, a fronte di un trasferimento di benessere e ricchezza nelle aree asiatiche. Questo è quello che sta accadendo. Stanno emergendo dei paesi che hanno grandi potenzialità dal punto di vista delle risorse di materie prime. Come il Brasile, come la Russia, che stanno vivendo una nuova fase di sviluppo. Infatti chi li chiama paesi emergenti temo che sbagli, perché il Brasile non è più un paese emergente, è già emerso!

La situazione per i giovani italiani, nello specifico. Come sono messi al momento, e quali le loro prospettive? Lavoro? Stipendi? Cosa ci puoi dire della loro situazione? Che prospettive vedi per un ventenne italiano che frequenta l'università adesso?
Io non consiglio a nessuno che è molto giovane di continuare ad investire qui a meno che non punti - ad esempio - ad un percorso professionale nella medicina, visto che qui ci saranno molti vecchi e quindi ci sarà bisogno di curarli. L'università tradizionale così come la conosciamo, soprattutto quella italiana con le lauree con i punti delle merendine come le chiamo io, la sconsiglio assolutamente...

Un singolo paese, come l'Italia ad esempio, ha dei margini di manovra per provare a districarsi e porre rimedio ai drammi che sta causando questa crisi, oppure ormai le decisioni vengono prese così in alto che i nostri politici non possono fare altro che fingere di avere il controllo della situazione?
Certo che si poteva, e si può ancora. Non si vuole perché ci sono delle forze che noi non vediamo al momento che vogliono trasformare l'Italia in una colonia di serie B alle dipendenze della Germania. Difatti l'Euro come divisa interessa più alla Germania che all'Italia e a paesi come Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, la cui dinamica è simile.

Insomma stiamo per diventare un paese di camerieri...
Sì... un paese di camerieri e badanti.

Quindi che aspettative abbiamo adesso, per i prossimi dieci anni, secondo te?
L'aspettativa è quella di una lento ed inesorabile processo di deindustrializzazione che colpirà tutta l'Europa, una deindustrializzazione che pagheremo più noi italiani rispetto ad altri partner europei. Il fatto di andare a distruggere posti di lavoro nell'area produttiva avrà delle ripercussioni occupazionali non indifferenti. Ancora fino a questo momento nessuno ci ha spiegato come potranno essere riassorbiti questi posti di lavoro. E poi i conti pubblici. A fronte di una diminuzione del PIL, una contrazione del gettito fiscale, e dall'altra parte un aumento degli ammortizzatori sociali, aumento della spesa pubblica, invecchiamento della popolazione... Con il tempo la forbice si allargherà e bisognerà intervenire con manovre impopolari, tipo il ridimensionamento delle pensioni...

Quella che gli inglesi chiamano austerity...
Infatti, la cosiddetta politica di austerity. Normalissima ed inevitabile, per 20 anni si è dato tutto a tutti, e adesso qualcuno presenta il conto. C'è un bellissimo libro scritto in Inghilterra che racconta come le generazioni nate tra il 1946 e il 1963, per vivere sopra le proprie possibilità hanno ipotecato il futuro dei loro stessi figli e nipoti.

Qualcuno dovrà pagare e ritengo che a pagare saranno proprio i nipoti... quindi se veramente c'è la volontà di dare prosperità per i prossimi anni, adesso bisogna proprio intervenire con il taglio delle pensioni, il ridimensionamento della spesa per l'assistenza sanitaria e sociale, con il ridimensionamento della spesa dell'amministrazione dello stato. Dai politici al sindaco del piccolo paesino, bisogna tagliare, e inutile che ci si lamenti per i tagli alla cultura, alla ricerca, alle spese di ammodernamento... è normale, entreranno sempre meno soldi e per ragioni di proporzione dovrà essere contratta e ridimensionata anche la spesa pubblica.

Chiaramente si rischia il cosiddetto fenomeno di mercato per cui il Paese andrà incontro a un dualismo caratterizzato da una popolazione molto povera che rappresenterà la maggioranza del Paese, a fronte di una oligarchia di pochi potenti. E questo solitamente porta a tensioni sociali e a quello che stiamo vedendo adesso in alcune parti del mondo a noi vicine.

http://www.eugeniobenetazzo.com/

Alessio Cristianini | ADVERSUS

Le opinioni espresse nelle interviste appartengono all'intervistato/a e non rispecchiano necessariamente quelle di ADVERSUS (che spesso e volentieri sono ancora più critiche e negative di quanto espresso dagli intervistati...)

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