Immigrati e immigrazione

Intervista a Riccardo Staglianò

Quello dell'immigrazione è un tema molto caldo, molto attuale, e anche molto controverso. Intolleranza, ignoranza, malafede si innestano sulle paure più umane, come quella di perdere il posto di lavoro per colpa degli immigrati. Ciò che ne consegue è un quadro molto poco divertente.

Un fertile terreno di coltura per discriminazioni, razzismo, senso di paura e di impotenza all'iinterno della società. Una situazione alla quale altri paesi sono abituati da tempo perchè da tempo destinazioni privilegiate di importanti flussi migratori. Noi in Italia lo siamo un po' meno, e a ben vedere non sappiamo ancora bene come gestire - dal punto di vista sociale - questa situazione.

Riccardo Staglianò, giornalista di Repubblica, ha recentemente pubblicato un libro dal titolo molto chiaro: 'GRAZIE Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti' (Edizioni Chiarelettere) nel quale affronta molti di questi punti, ed altri, smontando con statistiche e dati alla mano quelli che sono i luoghi comuni e le paure più radicate in tema di immigrazione. Proprio su questi temi abbiamo intervistato Riccardo Staglianò, ecco cosa ci ha detto.

Nel suo più recente libro "Grazie - Ecco perchè senza gli immigrati saremmo perduti" lei affronta i temi dell'immigrazione, del lavoro, e del razzismo. Perché ha deciso di affrontare questi argomenti in un libro?
Perché sono temi centrali. Ciò che provo a dimostrare, a partire dal sottotitolo, è che senza gli immigrati saremmo perduti. Immagino una giornata italiana di 24 ore in cui a ogni ora corrisponde un mestiere nel quale, ormai, il lavoratore straniero è diventato maggioranza. Mestieri che, come conferma un solidissimo studio della Banca d'Italia, non vogliamo più fare.

Non ritiene ironico il fatto che noi italiani, popolo di emigranti e quindi immigrati per altri paesi, ci troviamo oggi a fare i conti con il nostro razzismo nei confronti di persone che per molti versi dovrebbero ricordarci il nostro (recente) passato?
È una forma di amnesia selettiva molto triste. L'emigrazione italiana è stata, con quasi 30 milioni di persone, la più imponente del secolo scorso. Invece di aver sviluppato simpatia nei confronti di chi adesso fa quello che allora facevamo noi, una gran parte degli italiani reagisce con fastidio. Io non faccio appello alla loro solidarietà, però. Dico soltanto: fate i conti, senza barare, e vi renderete conto che le vostre pensioni, per fare solo un esempio, dipendono da loro. Ma la vostra vita complessiva, senza badanti, babysitter e così via, sarebbe un inferno.

Quanta responsabilità hanno, se ce l'hanno, i media nel generare insofferenza e paura nella popolazione? E quale interesse possono avere i politici in un sentimento diffuso di insicurezza, di paura, nei confronti degli immigranti? I militari per le strade non li vedevamo da tempi molto lontani e forse non servirebbero...
L'interesse dei politici è chiaro. La paura produce dei forti dividendi elettorali, come dimostra il recente risultato della Lega. Se riesci a fare credere, contro ogni evidenza, che è in atto un'invasione (la percentuale di immigrati in Italia è circa la metà di quella dei principali stati europei), allora ti puoi proporre con successo come salvatore di un'emergenza che non c'è. I media, alcuni molto più di altri, hanno una responsabilità nel non smentire in maniera abbastanza netta e fattuale alcune sparate progandistica. Cosa che io faccio, punto per punto, documento per documento, in questo libro.

I milioni di immigrati che vivono e vivranno nelle nostre città si sono materializzati come dei funghi all'insaputa dei nostri politici, oppure nella grande maggioranza sono arrivati legalmente, a seguito di numerosi e rinnovati accordi con altri paesi, su richiesta di imprenditori italiani a corto di manodopera e di altre posizioni lavorative?
Ho girato l'Italia in lungo e in largo per questo libro, dal Trentino dove i senegalesi raccolgono le mele della Val di Non alla Sicilia dove i tunisini sono oltre metà della flotta di pescatori. E non ho trovato un imprenditore che non avesse parole encomiastiche nei confronti dei loro dipendenti immigrati. Dico di più: non uno che non ammettesse che senza di loro andrebbe tutto a rotoli.

Come andrà a finire?
Dipende da noi, da tutti noi cittadini che vanno a votare. Basta non premiare chi semina paura. E inziare, anche nel proprio ambito, a contrapporre all'insostanziata propaganda da bar i fatti, quelli veri, che con quella propaganda non hanno niente a che fare. Alla fine nel mercato delle idee la moneta buona scaccia sempre quella cattiva.

Grazie

Alessio Cristianini | ADVERSUS

Le opinioni espresse nelle interviste appartengono all'intervistato/a e non rispecchiano necessariamente quelle di ADVERSUS (che spesso e volentieri sono ancora più critiche e negative di quanto espresso dagli intervistati...)

LINKS SPONSORIZZATI