Giulio Rosati, Director, script writer, art director. La regia, gli inizi, i consigli

Consiglio a chiunque voglia approcciare a questo mondo, di investire nelle idee. Sono l’unica cosa che conta. Spendete i soldi per conoscere, la tecnica è l’ultima cosa…

Giulio Rosati, Director, script writer, art director. La regia, gli inizi, i consigli
Giulio Rosati, Director, script writer, art director. La regia, gli inizi, i consigli

Måneskin, Achille Lauro, Ghali, Marco Mengoni… sono solo alcuni dei nomi che hanno affidato a Giulio Rosati la regia dei propri video. Ma l’elenco è molto lungo, e gli artisti sono quelli più importanti del momento. E poi Giulio Rosati non è solo regista, ma anche script writer e art director (ha iniziato proprio come creativo e art director, prima di essere un regista). La sua firma la troviamo anche nei credits di moltissimi spot pubblicitari, che ha o diretto o ideato.

In questa intervista parliamo con Giulio Rosati di come si inizia, cosa ci vuole per diventare un ‘filmmaker’, quali sono i suoi progetti e quali i sassolini che – potendo – si toglierebbe volentieri dalle scarpe.

Grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande :-)
Ciao e grazie a voi prima di tutto, è un piacere per me conoscervi e parlare del mio lavoro con voi.

Come hai iniziato? Quali sono stati i tuoi primissimi passi nel mondo della produzione video?
Mi sono avvicinato a questo mestiere credo un po’ come tutti; auto-producendomi da solo i miei video, che facevo per i ragazzi emergenti di Milano. Lì ho fatto un sacco di esperienza e ho cominciato a sperimentare.

Le prime produzioni serie le ho incontrate, dopo l’università, con la pubblicità. A quel tempo lavoravo come art director in una agenzia di Milano, facevo principalmente spot tv, ma mi occupavo più che altro della parte creativa; sostanzialmente scrivevo e ideavo gli spot.

Ho fatto diverse campagne importanti per Barilla, Pavesi, Granarolo, e lì ho cominciato a vedere da vicino come era fatto un set, ho lavorato con diversi registi importanti, su tutti Paolo Genovese, con cui ho fatto la campagna di facile.it. É stato bello e di grande ispirazione. Da lì a poco ho capito che la regia doveva essere la mia strada.

Ricordi ancora il tuo primo, vero lavoro retribuito?
Il mio primo lavoro retribuito fu per un rapper emergente di Milano. Eravamo entrambi ragazzini, credo che riuscii a portarmi a casa 150€, probabilmente mi ci comprai delle Nike nuove.

Quale è stata la tua prima ‘macchina da presa’?
Non la scorderò mai: Canon 550D. Era di mio padre, ci teneva tantissimo ma non si faceva problemi a lasciarmela.

Quali sono le videocamere e le lenti – tra quelle accessibili dal punto di vista economico – che consiglieresti ad un filmmaker in erba?
Vi do una risposta che probabilmente non vi appagherà. Consiglio a chiunque voglia approcciare a questo mondo, di investire nelle idee. Sono l’unica cosa che conta. Spendete i soldi per conoscere, la tecnica è l’ultima cosa. Non importa quale macchina hai, puoi fare i video anche con il telefono. La cosa che differenzia un bel video da un brutto video non è la definizione dell’immagine, ma l’idea, il contenuto, la genialità che ci sta dietro.

Pensi che sia importante frequentare prima una scuola per potersi avvicinare a questa professione?
Se devo essere sincero vi dico di no, effettivamente io ho imparato quello che so lavorando e non studiando. Ma senza la scuola non avrei mai avuto la possibilità di conoscere e appassionarmi a questo lavoro. La scuola è fondamentale, ti aiuta a creare un tuo background, ti fa essere più elastico e aiuta a farti conoscere cose nuove che prima non pensavi nemmeno potessero esistere. Molte volte ci si focalizza troppo sulla tecnica,

Per questo la scuola viene vista come superflua e quindi l’esperienza pratica sembra essere più importante; ma in realtà a saper usare una telecamera sono buoni tutti, è più importante se hai qualcosa da raccontare di interessante, e per poterlo fare devi necessariamente conoscere.

Quale è il tuo sogno nel cassetto? Il progetto su cui magari stai già lavorando, ma che non sei ancora pronto a realizzare?
Ho un sogno talmente grande che mi ci sono messo io nel cassetto per fargli spazio. Sono sereno perché da qualche tempo sono riuscito a farlo diventare un obiettivo. Sono scaramantico per cui non sono ok nel fare spoiler.

I sassolini nelle scarpe. Cosa non ti piace nel mondo in cui tu ti muovi, vivi e lavori? Quali sono le cose che potendo cambieresti, o perché ingiuste, anacronistiche o non ‘logiche’?
Bella domanda. Credo che in generale a tutti piaccia fare regia perché i film tutti li abbiamo visti e amati. Avere un regista a disposizione è un bel giochetto, specialmente se sei dalla parte di chi commissiona il lavoro; ma a volte ci si lascia prendere troppo la mano e non ci si rende conto che realizzare un video non è semplice. Ognuno faccia il suo, in alternativa c’è sempre la strada del fai da te.

Il mio consiglio ai ragazzi che vorrebbero cominciare a sguazzare in questo mondo è quello prima di tutto di credere nelle proprie idee, farsi valere, se no c’è il rischio di essere considerato semplicemente un esecutore e nel mercato essere scelti non in base alle tue idee ma solo in base alla tua fee.

Cosa avresti fatto nella vita se non fossi diventato un director?
Essere regista è soltanto un modo per potermi manifestare, da sempre la mia esigenza è questa. Se non fossi stato un regista avrei trovato un modo differente per farlo.

ADVERSUS

Ringraziamo Giulio Rosati – Director
https://www.giuliorosati.com
https://www.instagram.com/directedbygiuliorosati

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