Treni italiani. Ancora Trenitalia. Il penoso stato dei frecciarossa, il menefreghismo dei (alcuni) controllori e di chi dovrebbe gestire la baracca

I treni in Italia. Non cambia mai niente. Ritardi, porte che non si aprono, bagni che fanno schifo, menefreghismo.
I treni in Italia. Non cambia mai niente. Ritardi, porte che non si aprono, bagni che fanno schifo, menefreghismo.

Ogni volta che salgo a bordo di un treno italiano, potrei scrivere un libro. Di ritardi, scarsa manutenzione, disservizi di vario genere, mancanza di considerazione per le esigenze dei viaggiatori. Ogni volta.

Oggi chiaramente lo stesso. Treno Milano – Trieste, anzi non treno, supertreno, l’orgoglio nazionale che chiamano Frecciarossa, che accumula ritardi ad ogni stazione ma che propongono come lo Shinkansen italiano… (sullo Shinkansen ci sono stato varie volte, credetemi, il Frecciarossa può pulirgli le scarpe).

Insomma, cronaca della trasferta di oggi (scrivo dal treno, stiamo viaggiando tanto per cambiare con 30 minuti di ritardo).

Mi siedo al mio posto, accendo il laptop, mi preparo a lavorare mentre viaggio verso Trieste. Uno dei pochi motivi per cui scelgo il Frecciarossa quando devo viaggiare in Italia è la connessione wifi che mi permette di lavorare in viaggio.

Accendo il computer, dicevo, ma internet non funziona. Me ne intendo abbastanza per diagnosticare subito un problema al router wifi della carrozza in cui mi trovo. Chiedo subito al controllore che, con aria sospettosamente incerta e indiscutibilmente svogliata mi dice che informerà il capotreno e di aspettare tranquillo.

Aspetto, mica tanto tranquillo. Un’ora. Dopo un’ora cerco il controllore ma adesso a bordo del treno c’è una emergenza medica. Un anziano signore straniero non si sente bene. Il controllore non si trova. Arriviamo a Verona e in treno annunciano un ritardo ancora da definire perché dovrà arrivare un’ambulanza eccetera eccetera.

In un paese normale, l’ambulanza dovrebbe essere già in stazione che attende l’arrivo del treno. Qui no. Non so chi non ha chiamato l’ambulanza mentre ci avvicinavamo alla stazione di Verona – come sarebbe normale, ma spero tanto di non sentirmi mai male su un treno italiano.

Insomma, dopo una ventina di minuti arrivano due infermieri, che tanto per dirla tutta sbagliano direzione e vanno in testa al treno quando il paziente è nell’ultima carrozza. Pazienza (mica tanto per il paziente) in 5 minuti arrivano a bordo. E iniziano a vedere come sta, pressione, esami il loco… il tutto con un Frecciarossa in ritardo che aumenta progressivamente. La gente si spazientisce ma tutti sono solidali con la situazione dell’anziano signore, quindi attendono pazientemente.

Passa altro tempo, il signore viene fatto scendere e portato in ospedale per accertamenti.

Si riparte. Internet continua a non funzionare, siamo a circa 2 ore abbondanti nel viaggio, non ho ancora potuto lavorare. Rintraccio il controllore che si ricorda di me ma con aria smarrita e fintamente solidale con il mio problema mi dice “guardi mi spiace, è un problema che riguarda tutto il treno… abbiamo provato in tutti i modi a far partire la connessione ma non funziona…”

Qualcosa mi dice che mi sta prendendo per il sedere ma non so perché continuo a credergli. Per me è solo il nostro vagone che ha il problema…

Passiamo Mestre, e inizio a voler capire se davvero tutto il treno è senza internet. Prendo uno smartphone e vado nella carrozza accanto. Internet funziona.

Vado a cercare il capotreno, ma ormai tutto il personale è cambiato a Mestre. Spiego il problema alla capotreno, capisce, si scusa, mi invita a cambiare carrozza. E adesso invece di lavorare, mattinata buttata per colpa della pigrizia del controllore, scrivo queste righe.

Un paio di consigli alle ferrovie italiane o come cavolo si chiamano adesso.

Tenete puliti i treni, fateli partire e arrivare in orario, non prendete in giro i passeggeri. Sul serio, non prendete in giro i passeggeri.

ADVERSUS

 

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