Insonnia e altri disturbi del sonno

Insonnia e altri disturbi del sonno
Insonnia e altri disturbi del sonno

Il sonno e i disturbi ad esso collegati sono spesso sottovalutati, eppure quanto avviene – o non avviene – durante il sono determina come ci sentiamo e come viviamo durante il giorno. E spesso avviene anche il contrario. Per approfondire un argomento che interessa molti dei nostri lettori, e sul quale sono disponibili poche fonti di informazione chiare e attendibili abbiamo intervistato uno dei massimi esperti nel campo dei disturbi del sonno, il professor Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro di Medicina del Sonno, Università Vita-Salute San Raffaele.


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Quanto sono collegati effettivamente sonno e veglia?

Sonno e veglia sono strettamente collegati. Un sonno di durata ridotta o di qualità scarsa (ad esempio per frequenti risvegli nel corso della notte) è causa di sonnolenza diurna, di ridotte performance, di aumentata irritabilità e di cattivo umore. Il legame è anche inverso: ossia se di giorno facciamo cose molto stimolanti, potremo avere maggiore difficoltà di addormentamento (poiché faremo più fatica a “spegnere” i centri della veglia)

Parliamo del disturbo più diffuso, forse, ma sicuramente del più conosciuto disturbo del sonno. L’insonnia. Di quante ore di sonno abbiamo realmente bisogno e quando si può dire di soffrire di insonnia? Esistono dei parametri che la determinano, oppure basta la sensazione di non riuscire a dormire come vorremmo a renderci ‘insonni’?

Non c’è un tempo ideale di sonno che vale per tutti: ognuno ha la sua esigenza specifica. Comunque, per la maggior parte delle persone adulte sono 7 ore il tempo ideale di sonno. Ma non è importante solo la durata, ma anche la qualità del sonno.

Basti pensare ai soggetti russatori abituali, che fanno anche apnee nel sonno: questi soggetti possono dormire 8-9 ore ma non sono riposati, poiché ad ogni apnea corrisponde un risveglio (generalmente) incosciente, che causa frammentazione del sonno. Lo stesso succede a chi dorme in ambienti rumorosi: il rumore può causare una frammentazione del sonno, non direttamente percepita dal soggetto.

Insonne è chi, nonostante ci siano tutte le condizioni favorevoli, non riesce a dormire quanto egli ritiene necessario, per avere un buon “funzionamento” di giorno. Quindi occorre distinguere l’insonne da colui che volontariamente (per diletto o per lavoro) si pone in una condizione di privazione di sonno: quest’ultimo non è un insonne, ma un “privato di sonno”.

Quali sono le cause più frequenti dell’insonnia?

Ansia (circa il 25% di tutte le insonnie), depressione (circa il 20%), insonnia da condizionamento negativo (circa il 15%), sindrome delle gambe senza riposo, insonnia legata a problemi fisici (come il dolore)…

Quali i rimedi? Si deve sempre far ricorso ai cosiddetti ‘sonniferi’ oppure ci sono anche altre soluzioni, che forse affrontano il problema in maniera più radicale cercando di risolvere le cause che stanno alla base dell’insonnia?

Innanzitutto fare prima una corretta diagnosi e poi stabilire la terapia adeguata. Quella farmacologica è spesso necessaria, ma non solo basata sui classici farmaci ipnotici. Rispettare i principi di igiene del sonno è sempre importante. In alcuni casi la terapia cognitivo-comportamentale specifica per l’insonnia (che non è una tradizionale psicoterapia, ma un trattamento particolare con 7-8 sedute di gruppo) può risultare più valida di un trattamento farmacologico.

Un altro disturbo del sonno è l’enuresi notturna, anche noto con ‘fare la pipì a letto’. Quali sono le cause di questo disturbo e quali i rimedi che propone la medicina odierna?

La maggior parte dei bambini raggiunge il controllo degli sfinteri anche notturno notte prima dei 5 anni. L’enuresi può essere primitiva (il bambino non ha mai raggiunto il controllo degli sfinteri) o secondaria (enuresi ricompare dopo un periodo di perfetto controllo sfinterico): circa il 90% dei bambini ha un problema di tipo primario. I fattori che determinano l’enuresi possono essere diversi: di tipo genetico (la familiarità del disturbo è molto alta), di tipo ormonale (insufficiente produzione di vasopressina), di tipo psicologico.

È importante ottenere una buona collaborazione del bambino nell’affrontare il problema. Vanno assolutamente scoraggiate punizioni e umiliazioni al bambino. Ci sono terapie farmacologiche e/o psicologiche che possono essere indicate dallo specialista.

Infine il bruxismo. Quali – oltre al cosiddetto ‘bite’ che serve a proteggere i denti dall’erosione – le soluzioni a questo comune problema?

Innanzitutto il bite deve essere “personalizzato”. Lo specialista può inoltre consigliare una terapia farmacologica, che ha lo scopo di ridurre le contrazioni muscolari durante il sonno: quella più utilizzata è il clonazepam.

L’ultima domanda. Quale il disturbo del sonno, tra quelli di cui abbiamo parlato e altri che non sono entrati in questa intervista, più sottovalutato e al tempo stesso più importante secondo la sua esperienza?

Sicuramente tra i vari disturbi del sonno quello che non deve essere sottovalutato è l’eccessiva sonnolenza diurna, per le grandi implicazioni sull’attività lavorativa e sociale. Un soggetto che presenta questo problema può creare anche problemi alla comunità (basti pensare agli incidenti stradali legati al “colpo di sonno”). Ci sono in Italia diversi Centri di Medicina del Sonno (l’elenco è sul sito www.sonnomed.it), a cui ci si può rivolgere per una visita specialistica e per eseguire eventualmente esami specifici.

Grazie

Alessio Cristianini | ADVERSUS

Si ringrazia il professor Luigi Ferini Strambi
direttore del Centro di Medicina del Sonno
Università Vita-Salute San Raffaele

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