Traumi del ginocchio, legamenti, caviglia

Traumi del ginocchio, legamenti, caviglia
Traumi del ginocchio, legamenti, caviglia

“Traumi del ginocchio, legamenti, caviglia”. Intervista al dott. Pasquale Bergamo, esperto in traumatologia e riabilitazione dei traumi dello sport. Sappiamo che molti dei nostri lettori sono ‘atleti non agonisti’ ma non per questo meno impegnati ed esposti agli stessi infortuni che affliggono anche i campioni. Soprattutto una sera alla settimana, quando riescono a liberarsi da mogli e fidanzate per dedicarsi anima e cuore al proprio sport preferito: il calcetto.


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Attività divertente, ma anche per certi versi pericolosa. Il calcetto, così come anche lo sci di cui parleremo più avanti, sono sport che mettono a dura prova ginocchia e caviglie, e chi li pratica lo sa bene. Abbiamo ricevuto molte richieste da parte dei lettori che ci chiedono per un approfondimento sui traumi del ginocchio e della caviglia, e noi ci siamo attivati per cercare (e fortunatamente ha accettato) di intervistare un esperto tra i più noti in Italia: il dott. Pasquale Bergamo che tutti quelli che seguono lo sport conoscono benissimo come medico sociale dell’Inter e della Juventus, e consulente delle squadre nazionali di pallavolo. Ecco cosa ci ha spiegato.

Quali sono i più frequenti incidenti di gioco che colpiscono il ginocchio in chi pratica – anche e forse soprattutto a livello amatoriale – il calcio o il calcetto e come avvengono?

Tra gli eventi traumatici più frequenti sono i traumatismi distorsivi: quelli, per capire meglio, che sono provocati da movimenti di torsione interna o esterna del ginocchio allorquando il piede e la gamba fanno perno, come bloccati, sul terreno di gioco e si produce un movimento di rotazione del ginocchio.

Tale evento può provocare la lesione di uno dei due menischi (quello interno se la rotazione in appoggio del ginocchio è interna, mentre quello esterno può subire lesioni nella rotazione esterna). Se il trauma distorsivo è abnorme, con allontanamento delle superfici articolari (tibia-femore), è relativamente facile che si verifichi una lesione o rottura dei legamenti: frequenti le lesioni del legamento crociato anteriore e del legamento collaterale interno.

Il menisco. Come di si accorge di averlo danneggiato (o di averli danneggiati) e quando si deve operare? Cosa può succedere se si sceglie di non farsi operare?

Dopo un evento traumatico sopra descritto il soggetto solitamente avverte dolore vivo nella regione interna o esterna del ginocchio, secondo la localizzazione: menisco interno o esterno. Subito dopo si avverte un impaccio e difficoltà a proseguire la prestazione sportiva. Frequentemente, nelle lesioni isolate dette “a manico di secchio” il ginocchio non presenta un gonfiore da versamento, se non in minima parte.

Dipende dal tipo di lesione la scelta di non farsi operare: una piccola lesione potrebbe essere compatibile – pur con qualche disturbo – con il prosieguo dell’attività agonistica.

Al contrario una lesione più estesa provocherebbe dei dolori difficili da sopportare con rischio di un “blocco” dell’articolazione e quindi per proseguire la propria attività, sia pure amatoriale, si imporrebbe un intervento. In questo caso, mediante un’artroscopia che rimuoverebbe solo la porzione lesa, e una corretta riabilitazione, l’infortunato potrebbe riprendere in poche settimane.

I legamenti del ginocchio. In cosa consiste l’intervento, e quale è la percentuale di recupero totale dell’articolazione? Si torna come prima, oppure il ginocchio sarà sempre più predisposto a nuovi traumi?

C’è da sottolineare che la lesione dei legamenti collaterali è affrontabile con una immobilizzazione in gesso o, meglio in un tutore armato e bloccato per 20 giorni (in genere tali legamenti cicatrizzano e non necessitano di intervento). Per il legamento crociato anteriore, la cui lesione conferisce una instabilità del ginocchio che di fatto rende difficoltoso il prosieguo della attività sportiva del gioco del calcio, si deve ricorrere ad un intervento chirurgico: Una ricostruzione del legamento crociato anteriore.

L’intervento consiste nella sostituzione del legamento lesionato con tendini o parti di essi prelevati dallo stesso soggetto. Universalmente sono due le tecniche più usate: la ricostruzione con parte del tendine rotuleo o l’utilizzazione di due tendini prelevati della regione posteriore della coscia: il tendine del muscolo semi-mebranoso insieme al tendine del muscolo gracile.

Tengo a precisare comunque che se un corretto atto operatorio sia importante per restituire la stabilità articolare al ginocchio, è fondamentale che debba attuarsi un altrettanto apporto riabilitativo per riprendere l’attività agonistica: attualmente nella nostra casistica la ripresa è possibile dopo circa 5 mesi dall’intervento. Il ginocchio sicuramente non è e non sarà quello di prima, con il suo fisiologico assetto funzionale, nondimeno però “funzionerà” egregiamente permettendo la ripresa delle attività sportive praticate

Lo sci porta quasi nel suo DNA una certa quota di incidenti, a volte piuttosto gravi. Quali sono quelli più comuni che colpiscono lo sciatore e come avvengono?

Tra i traumi più frequenti nella pratica sportiva dello sci i suddetti traumi del ginocchio sicuramente occupano i primi posti (circa il 45% di tutti i traumi).

– quello dovuto allo scarpone che al momento della caduta spinge la tibia in avanti diventando responsabile della rottura del legamento

– quello in cui la parte posteriore dello sci provoca una rotazione del ginocchio in senso opposto rispetto alla sua normale modalità di movimento.

In generale, parlando di sport a livello amatoriale, cosa si può fare per cercare di prevenire o di limitare gli incidenti al ginocchio o alla caviglia? Il potenziamento muscolare può aiutare?

Questa è’ sicuramente la vera prevenzione. Una regolare preparazione fisica e atletica può contribuire a ridurre la frequenza dei suddetti traumi: occorre mantenere un tono muscolare valido ed efficiente, soprattutto dei muscoli della coscia (quadricipite e bicipite femorale) e della gamba.

Tale pratica addirittura si impone, prima di riprendere l’attività sportiva, soprattutto dopo piccoli traumi muscolari o articolari e va associata ad una ginnastica propriocettiva per la caviglia e per il ginocchio in una palestra attrezzata e sotto la guida di un terapista o preparatore.

Grazie

Alessio Cristianini | ADVERSUS

Si ringrazia il dott. Pasquale Bergamo – Fisiatra – Medico dello Sport
dott.bergamo@virgilio.it www.medicinadellosport.it

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