Giacomo Boeri, director e writer. Pubblicità, fashion films e documentari. E un lungometraggio nel cassetto.

La tecnologia ha da una parte reso tutti potenziali filmmaker. E’ vero che ci sono tanti aspiranti filmmaker ma allo stesso tempo è tutto molto meritocratico: chi fa dei bei film va avanti chi no si ferma.

Giacomo Boeri, director e writer. Pubblicità, fashion films e documentari.
Giacomo Boeri, director e writer. Pubblicità, fashion films e documentari.

Prendete qualche nome a caso. Da Zegna ad Armani, da Netflix alla Camera nazionale della moda italiana, a Bulgari. E poi aggiungete a questo mix dei bellissimi short movies, come Pater Familias, curati sotto tutti i punti di vista, dalla storia alla fotografia, allo stile narrativo. Avrete ottenuto (una piccola parte del) portfolio di Giacomo Boeri, uno dei più promettenti e apprezzati registi nel mondo della pubblicità, e della moda. Con Giacomo abbiamo parlato del lavoro di regista, della nuova figura del filmmaker del ventunesimo secolo, di quello che non va nel mondo della pubblicità, e del suo primo lavoro commerciale. Che ricorda non senza qualche brivido.

Come hai iniziato? Quali sono stati i tuoi primissimi passi nel mondo della produzione video?
Ho studiato a Londra, ma più che studiare ho lavorato su tantissimi set (gratis) ricoprendo diverse figure, dal gaffer al boom operator al focus puller,  questo mi ha permesso di velocizzare il mio processo di apprendimento e di capire quale era la mia strada.

Ricordi ancora il tuo primo, vero lavoro retribuito?
Si, purtroppo si..  era uno spot per delle piastrelle. Ho deciso di girare in stop motion, avevamo previsto due giorni di riprese, ne abbiamo fatti 7, 24h su 24. Diciamo che il lavoro era retribuito ma per farlo devo aver speso almeno il doppio… non un grande inizio…

Zegna_Director’s cut (Zverev) from Giacomo Boeri on Vimeo.

Quale è stata la tua prima ‘macchina da presa’?
Una bruttissima (anche se ai tempi mi sembrava molto bella) Sony DCR-PC/.. una mini dv degli anni 90.

Quale è l’equipaggiamento (camera, lenti preferite) che oggi usi sui set dei tuoi short movies?
L’ultimo cortometraggio lo abbiamo girato con Alexa Mini e lenti anamorfiche. Per gli spot lavoro sempre con l’Alexa ma è difficile, per via dei tanti formati richiesti, lavorare con le anamorfiche.

Pensi che sia importante frequentare prima una scuola per potersi avvicinare a questa professione?
No, non credo. Io l’ho frequentata, ma come detto, quello che mi è servito di più è stato conoscere tanti altri studenti e lavorare sui loro progetti. In un anno avrò girato 15 cortometraggi ricoprendo ruoli diversi. Penso che l’unica vera scuola alla fine sia il set.

JD_Director’s Cut from THE BLINK FISH on Vimeo.

La tecnologia ha reso accessibile anche dal punto di vista economico strumenti che una volta avrebbero richiesto investimenti da decine di migliaia di euro. Questo ha fatto sì che ci siano in circolazione molti più aspiranti filmmakers rispetto a solo pochi anni fa. Quali sono oggi le caratteristiche tecniche e creative che fanno la differenza tra uno che vorrebbe lavorare come filmmaker ed uno che lavora sul serio?
Si la tecnologia ha da una parte reso tutti potenziali filmmaker, ed il nostro lavoro spesso viene sottovalutato ma allo stesso tempo questo ci costringe a confrontarci sul piano creativo cercando sempre soluzioni uniche e nuove. E’ vero che ci sono tanti aspiranti filmmaker ma allo stesso tempo è tutto molto meritocratico: chi fa dei bei film va avanti chi no si ferma, molto semplice.

Come nasce il l’idea per i tuoi short movies? Cosa ti ispira, da dove arriva la scintilla dell’idea (brief del cliente a parte)?
Diciamo che c’è una grossa differenza tra i film pubblicitari e quelli narrativi e personali. Quelli narrativi, un po’ più profondi, nascono dall’esigenza di raccontare qualcosa e sono spesso frutto di un’esperienza di vita, quelli invece pubblicitari, dove lo storytelling è ridotto all’osso e si gioca prevalentemente con l’immagine, sono spesso il risultato di una commistione creativa che mette insieme film, fotografia e arte.  Molto spesso la prima cosa da cui parto è un’immagine forte dalla quale costruisco poi tutto il film.

START THE BUZZ from THE BLINK FISH on Vimeo.

La produzione di video per la moda e la pubblicità non è sempre rose e fiori come sembra vista da fuori. Se tu ne avessi la possibilità cosa cambieresti nel modo di lavorare del tuo ambiente?
No, non è per niente rose e fiori. E’ un processo a cascata che parte dal cliente: il cliente, avendo meno soldi rispetto al passato, ha paura di sbagliare e cerca sempre di andare sul sicuro senza mai osare, l’agenzia, che dovrebbe rappresentare il lato creativo, diventa, in questo clima di terrore, un secondo cliente che si muove  alla ricerca di non commettere errori  più che rappresentare un alleato creativo ed infine la casa di produzione ed il regista hanno doppia pressione e si muovono in punta di piedi su un campo minato. In questa situazione a volte il mondo della moda si riesce a smarcare, osando e rompendo gli schemi.

CNMI_Waiting Room from THE BLINK FISH on Vimeo.

Quale è il tuo sogno nel cassetto? Il progetto su cui magari stai già lavorando, ma che non sei ancora pronto a realizzare?
Realizzare un lungometraggio! Ho scritto diversi soggetti di cui sono convinto e sto valutando le proposte,  ma non voglio buttarmi a capofitto, un passo alla volta.

Ringraziamo Giacomo Boeri – Filmmaker
https://www.giacomoboeri.com/
https://vimeo.com/user9817940

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