
In un parcheggio sotterraneo avvolto dalla nebbia, Louis-Gabriel Nouchi fa sfilare i suoi modelli come se emergessero dal ventre di un’astronave. Per l’autunno/inverno 2026-2027, la collezione si intitola “ALIEN”, ispirata all’universo sci-fi horror del 1979 di Ridley Scott e agli incubi biomeccanici di H. R. Giger. Ma Nouchi non offre un omaggio cinematografico né costumi da set: ciò che propone è il nucleo psicologico del film, lo spazio in cui il terrore si fonde con il desiderio.

Il risultato è un menswear che sembra meno un abito e più una seconda pelle – allungata, lucida, lievemente predatoria. Nouchi da tempo esplora la fragilità della mascolinità, qui portandola in territori ancora più oscuri: paura ed erotismo diventano forze inseparabili. Il corpo è al contempo protetto ed esposto, corazzato e vulnerabile.

La collezione allunga la figura maschile in modo quasi inquietante. I cappotti sartoriali mostrano spalle imponenti – un marchio di fabbrica di Nouchi amplificato a proporzioni quasi extraterrestri – mentre le maniche superano i polsi, esagerando gestualità e movimento. I pantaloni scivolano sulla gamba prima di allargarsi leggermente all’orlo, creando una linea verticale che ricorda la grazia perturbante dello Xenomorfo.
Altri capi aderivano al corpo con contrasto deliberato: canottiere cropped, slip minimal e T-shirt dress avvolgono il torso come membrane. I bodysuit tracciano la colonna vertebrale e i fianchi, talvolta interrotti da sottili arricciature che suggeriscono sia ferite che aperture. Il gioco tra outerwear a effetto bozzolo e capi quasi nudi crea un ritmo di tensione: nascondere o rivelare, struttura o pelle.

La sperimentazione materica definisce l’impatto viscerale della collezione. Il flanella grigio – tradizionalmente associata a una mascolinità sobria – si fonde con il latex, con un effetto subdolo: archetipi corporate dissolti in superfici fetish.
I cotoni tecnici ingannano l’occhio, mascherando la loro vera natura, mentre i jersey sono tagliati e trattati come denim, destabilizzando le aspettative di peso e rigidità. I tessuti in lana arrivano in tonalità putty ed ecrù, momenti di calma nel buio predominante della palette. Le finiture lucide, come sudore o olio, conferiscono ai capi un’aura quasi biologica, come se fossero vivi.

La collaborazione con il pellicciaio francese Yves Salomon introduce dettagli in shearling su colli e spalle, evocando sopravvivenza in climi ostili. La morbidezza della pelliccia contrasta con la lucentezza sintetica di latex e tessuti tecnici, rafforzando la frizione continua della collezione.
Lo stile dei capelli diventa dispositivo narrativo centrale. Trecce avvolgono la testa come organismi parassiti, talvolta coprendo completamente il viso. Cappucci simili a calze ed elastici velati distorcono i lineamenti, richiamando l’abbraccio soffocante di un facehugger. Non sono costumi letterali: sono gesti di invasione e anonimato.

I volti coperti amplificano la carica sensuale. Senza espressione, è il corpo a comunicare: attraverso postura, tensione, l’accenno di un fianco o il lampo di una schiena scoperta. L’esposizione è strategica, mai gratuita, aumentando il dialogo tra vulnerabilità e provocazione.

La palette resta disciplinata e scura: tailoring antracite, neri profondi e grigi industriali dominano la passerella. Putty ed ecrù offrono contrasti delicati, come luce che colpisce il metallo nello spazio profondo. Nessuna interruzione brillante: solo variazioni di profondità, lucentezza e texture. L’ombra diventa sia estetica sia atmosfera.
All’ultimo passaggio, mentre i modelli scompaiono nell’oscurità vaporosa, la collezione lascia un’impressione persistente: seduzione affilata dalla minaccia. Nouchi non si limita a citare l’horror; lo interiorizza. Così crea un guardaroba per l’uomo che sa che potere e fragilità condividono la stessa pelle, e che talvolta gli incontri più intimi sono anche i più inquietanti.















