
Un cast prende forma, enigmatico ed elettrizzante, mentre Duran Lantink presenta la sua seconda collezione per Jean Paul Gaultier Autunno/Inverno 2026/27. Non sono semplici modelli, ma personaggi – ognuno carico di possibilità, sospeso tra identità. Un detective, un cowboy, un raver, una figura steampunk, un banchiere in un cappotto impeccabile dalle spalle spioventi. Una femme fatale, forse appena uscita dal letto, con un fascino naturale e studiato allo stesso tempo. Insieme, danno vita a un mondo in cui eleganza e rottura si incontrano, e sartorialità e sportswear convivono in una tensione affascinante.

La storia inizia con un oggetto personale: una T-shirt in mesh vintage amata da Lantink, con il volto di Marlene Dietrich. Dietrich – leggendaria ed enigmatica – incarnava la contraddizione. Come disse Jean Cocteau, “Il suo nome inizia con una carezza e finisce con una frusta.” Dolcezza e dominio, sensualità e grazia. L’ibrido per eccellenza. È proprio questa dualità che vive nella maison Gaultier, dove gli opposti non si annullano, ma si esaltano.

In questo universo, i confini si dissolvono. Femminile e maschile si fondono; i capi si rovesciano; il vintage incontra il nuovo; l’intimo diventa outerwear; il tecnico dialoga con il sartoriale. La presenza di Dietrich nella moodboard apre la scena a tutti gli altri personaggi. Lei stessa ritorna nella collezione, raffigurata mentre fuma su un abito. È un invito: giochiamo.

Questo spirito ludico nasce dall’incontro tra eredità e reinvenzione. Esplorando gli archivi, Lantink nota l’assenza di alcuni pezzi chiave – vuoti che chiedono di essere reinterpretati. Ma è proprio questa mancanza a rispecchiare l’approccio di Gaultier, che ha sempre amato trasformare i suoi design, smontandoli e ricreandoli, come attori pronti a un nuovo ruolo.

Per Lantink, questa filosofia è naturale. Da anni lavora trasformando capi esistenti – collezioni passate, vintage, perfino il suo guardaroba – dando vita a creazioni completamente nuove. Nulla è intoccabile. “Ci sono stati momenti in cui non avevo più vestiti da indossare,” ricorda.

Questa energia attraversa tutta la collezione. Un completo gessato della Haute Couture Primavera/Estate 2016 Le Palace diventa base per esperimenti sartoriali scultorei. Un bomber corto visto nel 1985, 1988 e 2002 ritorna quasi invariato. Le maglie Fair Isle del 1990 diventano strati aderenti. Pneumatici si trasformano in accessori, mentre un burattino in legno richiama Les Marionnettes del 2004. Gli abiti in jersey plissettato donano movimento e leggerezza alla silhouette.

Le conversazioni tra Gaultier e Lantink spaziano spesso nel cinema e nel Futurismo. Gli inizi di Gaultier accanto a Pierre Cardin restano fondamentali: una visione scultorea, audace, dove nulla è troppo strano.
Un aneddoto resta impresso: Gaultier racconta di aver trovato una giacca al mercato delle pulci, di averla girata al contrario e di aver preferito la fodera all’esterno. Un gesto semplice, ma rivelatore.
Questa collezione parla di libertà. Libertà di vivere, lavorare, amare, creare e vestirsi. Una libertà che richiede desiderio e determinazione di giocare. Sempre.















