
Che cosa intendiamo oggi per potere? E cosa rivela di noi la fascinazione quasi feticistica per i suoi codici visivi?
Con The Commander, secondo capitolo di A Trilogy of Glorified Clichés, Miguel Castro Freitas esplora uno dei pilastri più emblematici dell’eredità Mugler: il power dressing. Qui, tuttavia, il potere non è interpretato come forza bruta né come puro glamour. Si manifesta piuttosto come intenzione, seduzione e magnetismo, elementi capaci di modellare identità e desiderio, tra passato e presente.
In dialogo con la visione radicale di Manfred Thierry Mugler, la collezione riprende le esplorazioni fondamentali del fondatore della maison sui temi dell’autorità e del controllo. I riferimenti a Les Secrétaires e Hiver Militaire tornano come punti concettuali centrali. A più di quarant’anni di distanza, Castro Freitas rilegge queste idee attraverso uno sguardo contemporaneo, riconoscendone il fascino duraturo e riflettendo su come l’estetica del potere evolva nel tempo.

Per Castro Freitas il messaggio è chiaro.
“Alla fine, questo show vuole riconoscere che l’auto-empowerment è l’antidoto più potente e lucido contro le forze oppressive e il clima politico grigio che ci circonda in questo momento”, ha dichiarato. “E soprattutto è un manifesto del potere più grande che non dovremmo mai dimenticare di rivendicare: la libertà.”

In questa visione il potere non è monolitico. Si muove, si adatta, seduce. I dettagli militari entrano in dialogo con i cappotti aristocratici delle corti del XVII secolo. La geometria potente dell’art déco viene reinterpretata attraverso la logica del power wear aziendale degli anni Ottanta, amplificata e resa sensuale. Riemergono echi del glamour e dell’autorità degli anni Quaranta, mentre le silhouette distintive di Castro Freitas – spalle scolpite, vite strette, curve espressive – funzionano al tempo stesso come ispirazione e come promemoria delle tensioni presenti nei codici visivi della leadership.

Capispalla e abiti tradizionalmente associati a un potere funzionale – workwear e abiti cerimoniali – si trasformano in dichiarazioni di intenzione e padronanza di sé. La fiducia rimane l’elemento centrale. Il potere diventa la capacità di navigare attrazione, rilascio e scambio.
In tutta la collezione, il costruttivismo dei primi del Novecento informa il rigore delle silhouette, mentre i principi Bauhaus di struttura e funzione conferiscono precisione architettonica. L’autorità si esprime non solo attraverso la forma ma anche attraverso materiali e colori: shearling vibrante, sete stampate, pelli metalliche e lamé luminoso.

Il corpo e il glamour restano essenziali. Non come ornamento, ma come affermazione.
Anche gli accessori continuano questa narrazione. Le borse Aurora e Lua ritornano, affiancate da valigette stagionali caratterizzate da costruzioni ispirate ai moschettoni.

Presentato all’interno del Palais de la Porte Dorée di Parigi, The Commander analizza il modo in cui il potere viene indossato, interpretato e ridefinito. La collezione mette in discussione i ruoli stabiliti – chi comanda, chi segue e chi si sottomette – suggerendo che la forza stessa può trasformarsi attraverso l’abito.
Nel vero spirito Mugler, l’erotismo non è ornamentale: è un linguaggio di sicurezza e immediatezza.


Con The Commander, Mugler propone una nuova visione del power dressing, radicata nell’autonomia.















