
Nel cuore di una sfilata intima, dal sapore salon, Paul Smith presenta l’Autunno Inverno 2026/27 uomo come un esercizio raffinato di memoria, collezionismo e tailoring emozionale. È una passerella che non urla, ma sussurra storie: di oggetti raccolti, di immagini conservate, di abiti vissuti e poi reinventati con lo sguardo curioso di chi sa ancora sorprendersi.
La collezione prende forma attorno al concetto di “magpie dressing”, cifra identitaria della maison, qui elevata a manifesto creativo. Ogni look sembra il risultato di una raccolta affettiva: frammenti d’archivio, riferimenti letterari british, suggestioni bohémien che rimandano all’universo di Jean Cocteau, filtrati attraverso l’eleganza disinvolta di Paul Smith. È un guardaroba che celebra il piacere di accumulare storie e trasformarle in stile.

Fondamentale il dialogo tra Paul Smith e Sam Cotton, nuovo Head of Men’s Design, che porta la collezione a riconsiderare i codici storici del brand con occhi nuovi. Le visite all’archivio di Nottingham — quasi 5.000 capi, 55 anni di moda — diventano il punto di partenza per una rilettura delle silhouette iconiche tra fine anni ’80 e primi ’90: il tailoring si fa più essenziale, ma non perde carattere. Giacche e completi sono attraversati da dettagli decostruiti e inside-out, gesto tipicamente smithiano che interrompe il classico con ironia e intelligenza.

I tessuti raccontano un’eleganza profondamente britannica: Harris Tweed e Donegal portano in passerella texture ricche e una charm discreta, mentre la palette cromatica si fa più curata e profonda. Toni autunnali costruiscono una base sofisticata su cui esplodono accenti di colore, stampe d’archivio e combinazioni materiche che parlano di stratificazione e curiosità visiva.

Le camicie diventano superfici narrative, con fotografie tratte dall’archivio paterno di Paul Smith stampate sul tessuto. Ritornano i pois, giocati su trasparenze e ombre, accostati a pere disegnate a mano, simbolo di quell’umorismo sottile che da sempre definisce il brand. All’interno, le fodere rivelano un mondo segreto ispirato alla teoria del colore giapponese, confermando l’attenzione maniacale per ciò che non è immediatamente visibile.

L’influenza di Jean Cocteau attraversa l’intera sfilata in un’estetica vissuta ma impeccabile. Camicie, cravatte e completi diventano uniformi quotidiane reinterpretate con nuovi codici sartoriali: polsini stratificati, tessuti sheer, copribottoni. Anche gli accessori raccontano una storia di uso e tempo, con borse in pelle tumble, cinture e charms dal trattamento volutamente distressed.

A completare il racconto, lo spazio e la musica amplificano l’universo narrativo di Paul Smith. Un murale ispirato alle opere di Colin Barnes, autore dei primi scatti del brand nel 1976, accoglie gli ospiti nella sede milanese, mentre il trompe-l’œil e le panche rivestite di stampe di oggetti quotidiani — forbici, tazze, piccoli tesori — trasformano la sfilata in un’esperienza di scoperta continua.

L’Autunno Inverno 2026/27 di Paul Smith è così: una collezione che non guarda indietro per nostalgia, ma per ritrovare il piacere di collezionare, di osservare, di raccontare. Un’eleganza che vive nel dettaglio e che, come una vera gazza fashion, sa riconoscere il valore delle cose più inattese.














