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Sindrome Metabolica. Quando essere ‘curvy’ non significa anche essere sani

Da qualche anno si sta spingendo parecchio il concetto di ‘curvy’, prima per le donne …

Sindrome Metabolica. Quando essere ‘curvy’ non significa anche essere sani
Sindrome Metabolica. Quando essere ‘curvy’ non significa anche essere sani

Da qualche anno si sta spingendo parecchio il concetto di ‘curvy’, prima per le donne e ultimamente anche per gli uomini. I motivi non sono ben chiari, ma è fuor di dubbio che qualsiasi giornale si apra, qualsiasi programma si guardi, il concetto della donna rotonda viene proposto come ideale. Non entriamo nel merito di questa campagna, ma ricordiamo che la medicina ci mette in guardia dai chili di troppo. Chili di troppo che non hanno solo una valenza estetica, ma possono causare problemi di salute anche seri. Essere troppo ‘curvy’ non fa necessariamente bene alla salute.

Abbiamo chiesto al Prof. Renato Pasquali, U.O. Endocrinologia, Dipt. di Scienze Mediche e Chirurgiche, AOU Policlinico S. Orsola-Malpighi
Bologna, di spiegarci quali sono i rischi più frequentemente connessi al soprappeso.

Stabiliamo con il suo aiuto quando una persona inizia ad essere considerata ‘sovrappeso’ dal punto di vista medico, con il rischio di andare incontro alle patologie collegate a questa condizione. Quando una persona non è più solo ‘in carne’ ma diventa anche ‘a rischio’?

La definizione di sovrappeso si basa su un indicatore, il Body Mass Index (BMI). Valori di questo parametro fra 25 e 29.0 indicano la presenza del sovrappeso. Un importante parametro per valutare le cosiddette comorbidità è la misura della cosiddetta circonferenza vita, che correla ottimamente con la quantità di “grasso viscerale” e con la presenza della Sindrome Metabolica.

Quali sono questi rischi di cui spesso si parla, quelli più importanti, dei quali non siamo poi evidentemente così bene informati?

I rischi maggiori sono di tipo metabolico, endocrino (alterazione dell’asse gonadico in entrambi i sessi), infertilità, psicopatologie, ipertensione, ecc.

Come funziona? Come può il semplice fatto di avere una quantità di massa grassa superiore ad un certo limite innescare processi metabolici che possono poi essere addirittura dannosi per la salute?

Una espansione del “grasso viscerale”, la cui sede è all’interno del sacco omentale  è responsabile delle alterazioni metaboliche.

Quale il suo consiglio personale, come regolarsi? A che punto mettersi a dieta non è più solo una questione estetica, ma una questione da cui dipende la salute di una persona? E a chi rivolgersi, quale è lo specialista di elezione in questi casi?

La scelta di “mettersi a dieta” è ormai contaminata da un abuso di tale concetto, spesso a scopi commerciali. In Italia, mangiare sano può significare: (i) mangiare in modo variato (il principio della ormai contaminata dieta mediterranea) ; (ii) mangiare moderatamente; ((iii) mangiare lentamente (evitare l’abbuffata, il mangiare veloce (es street food, il panino in tre minuti, ecc); (iv) crecare di trovare soddisfazione dal cibo (cioè attivare il sistema neuroendocrino del reward). Tutto ciò è lontano del concetto di “dieta”. Infine, muoversi un poco, anche senza pretendere di fare attività sportive, ma… tutti i giorni

Ringraziamo il Prof. Renato Pasquali,
U.O. Endocrinologia, Dipt. di Scienze Mediche e Chirurgiche, AOU Policlinico S. Orsola-Malpighi, Bologna

Alessio Cristianini

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