
La collezione Primavera/Estate 2026 di Niccolò Pasqualetti esplora instabilità, intuizione e lo spazio carico tra stati opposti dell’essere.
Lo show si sviluppa come uno studio sulle intersezioni. Il tagliente si scontra con il morbido, il solido con il trasparente, la certezza con l’errore deliberato. La visione del glamour di Pasqualetti non è lucida o risolta; è invece inquieta, piegata e frantumata—un glamour portato al punto di incrinarsi.

Le silhouette negoziano costantemente con il corpo. Le spalline esposte scorrono dentro e fuori dagli abiti, interrompendo le proporzioni tradizionali e suggerendo movimento anche nell’immobilità. Gli abiti si costruiscono con cerniere nascoste tra le pieghe, permettendo alla loro struttura di cambiare mentre il corpo si muove. Le superfici piatte diventano volume e il volume si trasforma in linea, sfumando la distinzione tra costruzione e gesto.


Gli abiti spesso nascono da tagli geometrici precisi—gonne e camicie emergono da piani controllati di tessuto—per poi dissolversi in forme fluide e drappeggiate. I pannelli si cuciscono insieme in modo sciolto, volutamente incompleti, rivelando lampi di pelle attraverso aperture che sembrano intuitive più che decorative. Ogni capo fluttua tra contenimento e liberazione.

La texture gioca un ruolo centrale, trattata non come ornamento ma come sostanza. Ricami intricati, intrecciati fittamente e tulle con paillettes appaiono in abbondanza sorprendente, ciascun materiale affermando la propria pienezza quando isolato. La pelle di agnello si taglia al laser in una proliferazione di fiori, trasformando la pelle in qualcosa di inaspettatamente delicato. Schegge di metallo trapassano i capi, catturano e riflettono una luce fredda—ornamento come interruzione.

Invece di risolversi in un’unica narrativa, la collezione chiede di essere decifrata. Gli elementi si assemblano intuitivamente, generando tensione tra superfici e strati. L’energia vibra tra i piani, suggerendo qualcosa al di là della pura forma—una carica emotiva o psicologica che persiste anche dopo l’uscita dell’ultimo look.
Con la Primavera/Estate 2026, Niccolò Pasqualetti perfeziona un linguaggio che resiste a una facile definizione. È moda che vive nell’intermedio: precisa ma indisciplinata, sensuale ma intellettuale, familiare ma deliberatamente sbagliata. In questa ambiguità carica, Pasqualetti propone una nuova idea di glamour—uno glamour che non risiede nella perfezione, ma nella frattura.















