Fabio Landi, regista. La passione prima di tutto. E l’umiltà di imparare.

Fabio Landi, regista. Fu così che raccolsi qualche risparmio e comprai la mia prima telecamera: una Samsung Hi8. Ero il ragazzino più felice della terra, iniziai a riprendere i miei amici e fare i primi montaggi.

Fabio Landi, regista. Photo courtesy of Fabio landi
Fabio Landi, regista. Photo courtesy of Fabio landi

Fabio Landi è uno di quei registi che riesce a portare l’emozione del grande schermo su qualsiasi mezzo. Avete presente quando rivedete in televisione un blockbuster del cinema che solo pochi anni fa vi aveva tolto il respiro e adesso non vi dice quasi più nulla? È l’incantesimo (inganno) del grande schermo, che tra effetti sonori 3D e un’immagine grande come il Pirellone… ti sfido io a non sentirti coinvolto. Ma quando vedi un video diretto da Fabio Landi (provate a guardarvi il video They Say | Nike qui sotto) su qualsiasi schermo, dallo smartphone a quello del computer, vi sfido a non sentire il cuore in gola fino all’ultimo secondo. Ne sconsigliamo la visione al cinema ai deboli di cuore…

In questa intervista a Fabio Landi, regista affermato e molto noto nel mondo della pubblicità e dei video musicali parliamo dei suoi inizi, dell’equipaggiamento che usa e di quello che consiglia. E non potevamo chiaramente fare a meno di chiedergli cosa consiglia a chi sente che questo è il suo destino ma non sa da dove iniziare.

Tu come hai iniziato? Quali sono stati i tuoi primi passi nel mondo della produzione video?
Il mio primo approccio al mondo dell’audiovisivo è datato 2003. Avevo 12 anni ed ero uno skater. Avevo un bel gruppetto di amici con il quale ci ritrovavamo spesso a guardare video dei nostri idoli americani che facevano le cose più impensabili. Mentre guardavo quei video iniziavo non solo a guardare i trick che scorrevano uno dopo l’altro, ma ad interessarmi anche a dove veniva posizionata la macchina da presa per valorizzare un determinato salto, che tipo di movimento compieva, come mai alcune volte si usava una lente grandangolare e a volte una più telata.

Fu così che raccolsi qualche risparmio e comprai la mia prima telecamera: una Samsung Hi8. Ero il ragazzino più felice della terra, iniziai a riprendere i miei amici e fare i primi montaggi.
Piano piano la passione dello skate scese ma non quella del video, iniziammo a realizzare i primi orribili cortometraggi, che ancora oggi però riguardo con grande affetto, fino alla fine delle superiori, quando scelsi la mia strada e mi iscrissi all’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni di Busto Arsizio.

They Say | Nike from Fabio Landi on Vimeo.

Cosa avresti fatto nella vita se non fossi diventato un director?
Se non avessi lavorato nell’ambito video nella mia vita probabilmente avrei lavorato nell’ambito musicale, un’altra mia passione che oggi coniugo volentieri girando videoclip in coppia con la mia collega Viola Folador sotto lo pseudonimo “Luther Blissett” (www.violafolador.com , www.lutherblissettdirector.com) .
Se avessi fallito nell’ambito musicale mi sarei dedicato ai computer probabilmente, che mi affascinano sin dall’infanzia.

Il filmmaker del 21esimo secolo spesso comprende più figure professionali che in passato erano separate: regista, operatore, autore, direttore della fotografia… e via discorrendo. Quali sono gli aspetti di cui ti occupi personalmente per quanto riguarda la produzione dei tuoi video?
Noi abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione dell’ambito del filmmaking. Nel periodo in cui studiavo iniziavano a comparire i famosi “videomaker” figure ibride che riuscivano ad essere una sorta di One-Man-Band che in autonomia ti portavano a casa il lavoro.

Il successo di questa figura è scaturito da un’insieme di fattori, tra cui la crisi economica delle produzioni, che avevano sempre meno soldi, e l’abbassamento dei prezzi dei prodotti tecnologici di consumo, infatti con poche centinaia di euro potevi comprarti una Reflex, che ti offriva un’ottima qualità che le camcorder di un tempo si sognavano, facendo storcere un po’ il naso a chi era nel settore da decenni.

Ho ricoperto questa figura appena finiti gli studi e per i due anni successivi, poi ho iniziato a sentire la mancanza del lavoro di squadra, che tanto mi era caro quando facevo i primi cortometraggi, e questa cosa si ripercuoteva per forza di cose sulla qualità dei prodotti.

Quindi ho deciso di smettere piano piano con i lavori in solitaria, e di iniziare a fare effettivamente il regista e basta, prima con lavori più piccoli e troupe più ridotte, poi via via con produzioni sempre più grandi, dove il tuo lavoro è effettivamente paragonabile a quello di un direttore d’orchestra, che deve far andare insieme tutti gli strumenti.

Chapter Uan | Stranger Things 3 Commercial from Fabio Landi on Vimeo.

Cosa non ti piace nel mondo in cui tu ti muovi, vivi e lavori? Quali sono le cose che potendo cambieresti, o perché ingiuste, anacronistiche o non ‘logiche’?
La cosa che non mi piace dell’ambiente pubblicitario italiano è forse che siamo ancora indietro rispetto ad altri paesi europei (senza scomodare gli Stati Uniti) per quanto riguarda il coraggio di osare e prendersi dei rischi.
Se accendi la tv e guardi le pubblicità che passano sono per lo più banali, zeppe di stereotipi lontani dalla realtà e che hanno poco da dirti. Questo perché i clienti hanno paura ad utilizzare un linguaggio che possa far discutere, che possa dividere ed essere irriverente, frenando le agenzie creative. Ci ha provato qualcuno, ne è un esempio la pubblicità dei Buondì Motta (https://www.youtube.com/watch?v=j5tgsP9TrzM), e sappiamo che è stato un progetto riuscitissimo e quanto se ne è parlato.

La tecnologia anche nel campo video ha fatto dei passi da gigante, i ‘tool’ del mestiere sono molto più abbordabili dal punto di vista economico, le DSRL e le Mirrorless vengono ormai usate per produrre video professionali. Quali sono secondo te al momento le foto/videocamere che offrono i migliori risultati (tra quelle semiprofessionali), quali i formati di sensore più adatti alla produzione video?
Da quando ho “svestito” I panni del videomaker ho anche iniziato a non informarmi più molto molto su quali siano le ultime camera uscite e che caratteristiche abbiano.

Sicuramente da un punto di vista del sensore, ora stiamo assistendo quasi ad una guerra del chi ce l’ha più grosso. In realtà con sensori che vanno dal micro 4/3 al full frame si riescono comunque a produrre delle ottime immagini. I veri parametri da tener d’occhio sono la compressione del file e la gamma dinamica. Probabilmente se iniziassi oggi la mia carriera da videomaker comprerei una Blackmagic Pocket cinema camera 4k, che ti permette di registrare in RAW o Prores, ha un ottimo slowmotion sia in fullhd che in 4k ed un’ottima pasta.
Alla camera ci abbinerei attraverso uno Speedbooster un Sigma 18-35mm 1.8 e un Sigma 50-100mm 1.8, per avere un range di un po’ tutte le focali che ti possono servire.

Che equipaggiamento usi? Quali sono le videocamere e le lenti – tra quelle accessibili dal punto di vista economico – che consiglieresti ad un filmmaker in erba?
Oggi l’equipaggiamento che uso non lo decido io ma il mio direttore della fotografia. Il mio scopo è quello di fargli capire quali sono le mie esigenze e quale è la mia visione di quel determinato progetto, poi è lui che traduce queste informazioni che io gli ho dato nell’effettivo mezzo tecnico che poi andremo ad utilizzare.

Da un punto di vista della macchina da presa comunque di solito mi ritrovo a lavorare con Arri Alexa Mini oppure Red, con il set di ottiche che più si addice al linguaggio che vogliamo adottare, che possono essere ottiche anamorfiche o asferiche, vintage o moderne, insomma, dipende.

Marvely – Rho Fiera | Music Video from Fabio Landi on Vimeo.

Quali sono i consigli che puoi dare a chi si sta avvicinando alla carriera di filmmaker? Quali i passi da seguire, quali gli errori da non commettere?
Il consiglio che posso dare a chi vuole entrare in questo mondo è di entrarci in punta di piedi, cercando di non sentirsi già arrivati dopo il primo lavoro pagato, ma di ascoltare e imparare da qualsiasi persona con più esperienza di te che incontri.
L’umiltà è una cosa che manca in questo campo e l’egocentrismo è una piaga sempre più dilagante.
Consiglio di prendersi un periodo definito che può essere 1, 2 o 3 anni dove fare tendenzialmente quasi tutto quello che passa. Racimolare più esperienza possibile, essendo pagati o meno.

Non tanto per fare CV ma fare network, che in questo lavoro è fondamentale, e per capire meglio cosa si vuole realmente fare nel mondo dell’audiovisivo e scegliere la propria strada con decisione.

Ringraziamo Fabio Landi
Director
https://vimeo.com/fabiolandi
https://www.fabiolandi.it/
https://www.instagram.com/fabio_landi

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