TikTok sarà la rottura di palle dei prossimi mesi. Facebook per vecchi, instagram inutile e all’inizio del declino…

Di TikTok non ne capisce molto nessuno, né i cosiddetti esperti di marketing digitale che devono raschiare il fondo della pentola ogni tot per vendere nuovi servizi…

TikTok sarà la rottura di palle dei prossimi mesi. Facebook per vecchi, instagram inutile e all’inizio del declino...
TikTok sarà la rottura di palle dei prossimi mesi. Facebook per vecchi, instagram inutile e all’inizio del declino…

Se ci fate caso da qualche settimana i nostri media italiani hanno scoperto l’esistenza di TikTok, un ‘social’ che esiste già da un paio di anni ed è piuttosto usato in Asia (è cinese, ci sarà da ridere) ma che qui da noi scopriamo solo adesso.

Ne hanno ‘scoperto’ (tra virgolette, perché più che scoperto è stato ordinato loro di iniziare a parlarne) l’esistenza e adesso iniziano a pomparlo. TikTok di qua, TikTok di là… il nuovo social, il nuovo canale online su cui si DEVE essere, soprattutto per inserzionisti e brand che vogliono provare a risollevare i fatturati traballanti.

Di recente il governo americano ha lanciato un’indagine su TikTok per capire se TikTok può essere un pericolo per la sicurezza interna degli stati uniti. Eh sì, loro che hanno finanziato la creazione e indirizzato lo sviluppo di app rivolte proprio allo spionaggio interno e esterno come Google, facebook, instagram, twitter e compagnia bella (si fa per dire), adesso si preoccupano.

Adesso, di colpo, la privacy diventa importante. Prima, cioè ancora adesso, quando i dati venivano raccolti e immagazzinati, organizzati, rivenduti, ceduti e interpretati da corporations americane andava bene.

Ma andiamo avanti.

Chi segue il mondo della pubblicità online, e del marketing digitale, si starà rendendo conto di come si stia parlando di TikTok in ambito advertising, sempre con più frequenza.

Intendiamoci, di TikTok non ne capisce molto nessuno, né i cosiddetti esperti di marketing digitale che devono raschiare il fondo della pentola ogni tot per vendere nuovi servizi ai loro clienti. Né i loro clienti, grossi brand della moda in testa, che non sanno più che pesci pigliare.

Sono passati nel giro di una decina di anni dalla comoda posizione di controllo totale di quanto veniva pubblicizzato e scritto su di loro (quanti quotidiani e quanti periodici di peso uscivano in edicola una decina di anni fa? Un numero limitato, assolutamente controllabile) a dover fronteggiare una disastrosa crisi economica unita al progressivo declino dei media tradizionali ed alla nascita di un polipo multiforme e indecifrabile che va sotto il nome (ormai forse anche troppo stretto) di web.

Web oggi significa online magazines, blogs, socialapplicazioni, programmi di chat… web oggi significa tutto e nulla. Il fatto è che se prima bastava dire al quotidiano di turno, o al mensile di moda di turno “Va bene ti compro tutta la terza pagina di pubblicità del prossimo numero ma tu mi fai pubblicare un’intervista in ginocchio allo stilista, e mi pubblichi tre capi sul prossimo servizio di moda che metterai in copertina” adesso non basta più.

Non basta più perché i quotidiani non li legge più nessuno, e i mensili di moda stanno chiudendo uno dopo l’altro per lo stesso motivo. La televisione… un altro casino. Infatti Fiorello viene pagato per cercare di traghettare quello che si può salvare (dei telespettatori) sui canali online della televisione di stato. Impresa disperata.

E allora cosa si deve fare? Continuare a brancolare nel buio. Che equivale ad affidarsi a ‘esperti di marketing digitale’ neolaureati o prelevati direttamente dal mezzo digitale che sembra andare per la maggiore in quel momento e chiedere loro “ adesso cosa facciamo?

La risposta è inizialmente stata, qualche anno fa: “Assoldiamo le blogger! Coinvolgiamole, usiamo la strategia Tupperware, regaliamo loro un paio di occhiali firmati in cambio di un articolo promozionale camuffato da recensione! Chiediamo loro di coinvolgere amiche e parenti e di aiutarci a vendere il nostro prodotto in cambio di un pezzo di pane!” Poi è arrivato instagram. “Prestiamo (o paghiamo per far indossare dipende dal ‘peso’) dei capi dell’ultima collezione a venti influencers e facciamole arrivare alla sfilata in limousine con autista così i fotografi street style le fotografano, loro stesse si scattano un migliaio di selfies, e poi le foto finiscono gratis su tutti i social e su tutti i magazines, e su tutti i blog… che figatà dai sì facciamo così! Bello bello!

Forse non avranno detto che figata, ma il resto del ragionamento, dello (s)ragionamento, è più o meno stato quello.

Ma poi si sono mai chiesti questi come mai un facebook, un instagram, dovrebbero consentire a chiunque di farsi pubblicità gratis sui loro canali, invece di pagare per essere presenti ma soprattutto per essere visti? No, non se lo sono chiesti perché non è stato chiesto loro di pensare, ma solo di fare qualcosa.

E infatti… un paio di anni fa facebook, e ora anche instagram, hanno chiuso i cordoni, hanno tolto il traffico cosiddetto ‘organico’ (quello che viene dal fatto che quando io pubblicavo una foto su instagram e avevo mille followers, quella foto, o quel post nel caso di facebook, lo vedevano mille persone).

Cosa hanno fatto facebook e instagram? (Vale anche per Google). Hanno ‘regalato’ visibilità alle ‘influencers’ e ai brand che pensavano di aver trovato la gallina dalle uova d’oro per qualche tempo. Così hanno creato un mercato, hanno abituato i brand ad essere sui canali social e poi…

E poi hanno detto “nell’interesse degli utenti, limitiamo la visibilità dei post, da adesso non tutti i post saranno visualizzati, e tantomeno in ordine cronologico. Da adesso, nell’interesse degli utenti verranno fatti vedere solo quelli che noi insindacabilmente riteniamo interessanti per un determinato utente. Gli altri… no. E poi, già che ci siamo e visto che abbiamo rincoglionito le masse con il narcisismo esasperato dei post instagram… togliamo i likes ai post, così nessuno si sentirà a disagio se ha pochi likes, e i likes non verranno dati solo ai post già molto gettonati”. Geniale. Così facendo hanno messo fuori gioco le influencers (non ancora tutte, ma aspettate e vedrete, a parte qualche eccezione le ‘influencers’sono destinate a tornare a cercarsi un lavoro) e hanno chiuso il traffico più o meno gratuito verso i grossi brand che si erano buttati a capofitto alla ricerca delle influencers come canale promozionale.

Morale della favola? Se gli inserzionisti vogliono farsi pubblicità sui social, devono pagarla, così come hanno sempre pagato per i quotidiani stampati, per i settimanali e i mensili di moda, per la televisione.

Chi avrebbe potuto prevederlo? Tutti, se avessero usato il cervello.

E così arriviamo ai giorni nostri. TikTok, una app che definire stupida è dire poco. Così stupida che al confronto instagram sembra quasi Giacomo Leopardi. D’altronde TikTok si rivolge a quelle generazioni di giovanissimi (Millenials, Generazione Z, mi sembra si chiamino) che hanno uno span di attenzione massimo di 8 secondi e preferiscono vedere immagini che leggere… Nemmeno il rapporto sessuale di un pesce rosso dura così poco.

E adesso inizia il nuovo mantra. TikTok è il futuro, bisogna trovare gli influencers di TikTok, non ci capiamo niente ma dobbiamo fare qualcosa con TikTok… le instagrammers come i topi che abbandonano la nave che affonda stanno saltando sulla barca di TikTok… facebook lo usano ormai solo le zie e le nonne più sgamate, instagram (che mi sono sempre chiesto che funzione avesse più che far vedere scatti ed autoscatti di tette e culi) sta cercando di correre ai ripari offrendo soluzioni copiate da TikTok… Ricordate Myspace.com?

Conclusione? Un casino, un niente costruito sul nulla e condito con un esperto di marketing digitale. 0 + 0 + 0 = fate voi la somma se ancora ci riuscite.

ADVERSUS

 

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