Edoardo Lugari, da batterista di una band punk a regista dei più importanti spot pubblicitari

Io consiglio ai giovani di cercarsi sempre un maestro. Non accontentatevi del primo risultato, perché girare una cosa, montarla mettere una musica e farla funzionare non è complicato. Quello che è complicato è…

Edoardo Lugari - Regista. Photo Courtesy of Edoardo Lugari
Edoardo Lugari – Regista. Photo Courtesy of Edoardo Lugari

Edoardo Lugari è uno dei più noti ed apprezzati registi nel campo della pubblicità, in Italia e all’estero. I nomi dei registi pubblicitari non sono sempre molto noti al grande pubblico, ma se vi dico Invicta, Fiat, Mini, Nastro Azzurro, Coca Cola, Vodafone… basta per farvi un’idea? Quando vedete, in televisione o online, lo spot pubblicitario di uno di questi brand pensate che molto probabilmente alla regia c’è Edoardo Lugari. Con Edoardo abbiamo parlato del suo lavoro, degli inizi (da batterista di una band punk a regista dello spot della Fiat 500 con Sting… ci siamo capiti), di quello che non gli piace nel mondo della pubblicità. Ma soprattutto gli abbiamo chiesto quali sono i suoi consigli a chi vorrebbe provare a seguire i suoi passi.

Tu sei stato un batterista in una hardcore punk band… e sei laureato in sociologia. Cosa avresti fatto nella vita se non fossi diventato un regista?
Io ho iniziato come batterista di una band punk, in effetti. Poi ho deciso di fare il regista, ma la cosa è andata molto in linea con quello che stavo facendo in quel momento della mia vita. Quando ho smesso di suonare c’era una serie di gruppi con i quali avevo suonato che aveva bisogno di video, un percorso abbastanza underground e controculturale, che però mi ha permesso di fare esperienza, e di far conoscere il mio lavoro a livello professionale.

Parliamo del 2003. Era appena uscita la prima release di Final Cut Pro, parliamo di cose tecniche, con le prime Canon con le ottiche intercambiabili un po’ più carine… insomma si cominciava già nel 2003 a fare i primi tentativi. Avevo aperto un’etichetta con una serie di amici per produrre i videoclip ad un giro di amici che facevano parte della mia band storica. Quindi se non avessi fatto il regista probabilmente era semplicemente perché avrei continuato a fare il batterista ma questo non è successo, e a questo punto sono anche contento che sia andata così.

FIAT 500 STAR & ROCKSTAR DC from edoardo lugari on Vimeo.

Quindi tu ti sei laureato in sociologia, ma non hai fatto una scuola di cinematografia?
Io ho cominciato a pasticciare con i video mentre ancora studiavo. Ho conosciuto un professore di Stanford, il professor Massarenti, una persona illuminata che mi ha introdotto al mondo della produzione video. Aveva una moglie che faceva la video artista che aveva bisogno di ragazzi che pasticciassero con i video, con il montaggio dei video. Quindi ho cominciato a farmi le ossa così. Tra lo studio e i videoclip, nel 2003 mi sono laureato e praticamente un mese dopo la laurea ho iniziato a mandare in giro i miei show reel, e una casa di produzione allora appena aperta mi ha preso.

È andata bene, sono stato fortunato, io ci provavo in tutti i modi. Ormai mi ero innamorato della regia, quando ti ammali di quella cosa non puoi più farne a meno, cerchi in tutti i modi di farti conoscere, di farti vedere. Avevo l’energia tipica dei ventenni.

Poi ho incontrato un produttore, che è stato il mio produttore per i successivi dieci anni, Giovanni Bedeschi che ha una casa di produzione che si chiama Bedeschi Film e che mi ha dato una struttura e mi ha permesso di formarmi come regista pubblicitario. Mi ha fatto girare un cortometraggio nel 2006, che ha partecipato a diversi festival nazionali e internazionali. Piano piano ho iniziato a lavorare in Italia nella pubblicità, a livello professionale, e poi all’estero. Oggi lavoro un po’ ovunque, dove mi chiamano.

INVICTA from edoardo lugari on Vimeo.

Ricordi ancora il tuo primo, vero lavoro retribuito?
Sì, è stato un videoclip per i Rumore Rosa che erano una band italiana rock, un lavoro prodotto da Franco Godi, dalla sua label. Loro erano un gruppo emergente di giovani, e ricordo che questo è probabilmente il primo ‘lavoro’ che poteva essere chiamato tale.

Quale è stata la tua prima ‘macchina da presa’?
In quel periodo ero più un filmmaker, adesso come regista non ho la mia attrezzatura ma mi appoggio a case di produzione e lavoriamo con delle attrezzature che nessuno possiede, con le macchine da presa, con le ottiche cinematografiche. Ma la mia prima è stata la Canon XM1, la prima vera camera abbordabile dal punto di vista del prezzo, anche se molto cara per un ventenne. Ricordo che ci siamo messi insieme con un amico, con cui abbiamo poi aperto questa etichetta, lui ha comprato la camera, ed io ho comprato Final Cut Pro. Io montavo quello che lui girava, e viceversa. Abbiamo cominciato così.

Quale è il progetto, magari ancora solo presente nella tua mente, che vorresti realizzare, e che considereresti un progetto ‘miliare’ nella tua carriera di filmmaker?
Ne sto realizzando diversi parallelamente. Ne ho uno in sviluppo da qualche anno che si chiama ‘Sei dita’ una sceneggiatura tratta da una storia vera e scritto in collaborazione con Alessandro Fabbri qualche anno fa. Abbiamo partecipato al bando della Cineteca Bologna che ci ha dato i soldi per sviluppare questa sceneggiatura, cosa che abbiamo fatto.

Adesso il progetto è stato un po’ parcheggiato perché nel frattempo ho iniziato a lavorare moltissimo per la pubblicità e non ho avuto il tempo di svilupparlo come si deve ma prossimamente lo riprenderò in mano. Ne ho ovviamente anche tanti altri, perché nel frattempo il contesto è cambiato molto e le televisioni si sono aperte, non sono più come una volta, c’è bisogno di contenuti sempre di più e per chiunque. È anche più facile proporre le proprie idee e portarle avanti, non è più solo il corto per promuovere il proprio talento, ma a volte è un’esigenza dettata da un cliente o dalla richiesta di contenuti da parte delle case di produzione. Da oggi le cose cambiano un po’ per tutti, anche per i filmmaker, per chi ha qualcosa da raccontare, forse oggi ci sono più canali di sbocco rispetto ad una volta.

Iberdrola DC from edoardo lugari on Vimeo.

Cosa non ti piace nel mondo in cui tu ti muovi, vivi e lavori? Quali sono le cose che potendo cambieresti, o perché ingiuste, anacronistiche o non ‘logiche’?
Io faccio parte di un sistema che è quello pubblicitario, quindi posso ti parlare di questo mondo. Una cosa che cambierei probabilmente… mi piacerebbe vedere assegnare le gare alle persone che veramente lo meritano. È forse un po’ utopistico, ma vorrei vedere più meritocrazia e meno politica.

Che consiglio daresti a chi pensa di poter dire qualcosa di interessante attraverso la comunicazione audiovisiva, ma non sa davvero come muoversi, come iniziare?
Darei il consiglio che poi ho dato anche a mio nipote che ha venticinque anni e sta anche lui iniziando a lavorare in questo mondo. La cosa più importante è sicuramente sentire di avere una passione trascinante, se non c’è quella passione che ti muove, che non ti fa pesare il fatto di non fare le vacanze, di non avere i soldi… che a volte ti fa perdere il sonno o anche la serenità pur di seguire questa ossessione… ecco se c’è l’ossessione va bene. Se uno lo fa tanto per fare, allora lo sconsiglierei. È un lavoro che ti dà grandi soddisfazioni solo se fatto per e con passione.

Mini. The Jungle. from edoardo lugari on Vimeo.

Oggi ci sono tantissime persone che vogliono fare il regista, persone che a volte si avvicinano in modo molto naturale a questa professione, a volte anche inventandosi di sana pianta questo lavoro. Lo ho fatto anche io, ma io poi ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada una persona che lo faceva in modo un po’ diverso, questo filmmaking classico. Io consiglio ai giovani di cercarsi sempre un maestro. Non accontentatevi del primo risultato, perché girare una cosa, montarla mettere una musica e farla funzionare non è complicato. Quello che è complicato è imparare ad essere un regista perché lo impari non solo girando ma anche guardando chi lo fa con saggezza, professionalità, talento, e magari lo fa da più tempo e magari lo fa con modalità che non sono quelle proprie dell’età contemporanea che stanno vivendo.

Io consiglierei di trovarsi i maestri, affidarsi a loro, e poi superarli ovviamente!

Ringraziamo Edoardo Lugari
Director
https://vimeo.com/edolugari

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