La fine della sharing economy? Ecco il primo – vero – cambiamento post covid-19

Chi pensava di essersi sistemato per la vita affittando lo sgabuzzino in periferia a Roma, Firenze, Milano… a dei turisti con lo zaino farà bene a rivedere i piani per i prossimi anni. La sharing economy è a pancia all’insù. E non si muove.

La fine della sharing economy? Ecco il primo – vero – cambiamento post covid-19
La fine della sharing economy? Ecco il primo – vero – cambiamento post covid-19

Ho i miei dubbi che il tornado scatenato dal Covid-19 riuscirà davvero a cambiare le nostre vite nel medio e lungo termine come i giornali e le televisioni continuano e ripetere. Certo, nel breve, mascherine, distanziamento, igiene, mezzi di trasporto pubblici a capienza ridotta… certo. E ci mancherebbe. Ma riparliamone tra un anno, quando del virus non ci sarà più traccia e forse non grazie ad un vaccino ma perché il virus è semplicemente sparito. Come è successo a quello della SARS.

Ma qualcosa che forse non tornerà, non nella forma francamente insopportabile degli ultimi tempi, è quella della cosiddetta sharing economy.

Cosa significa sharing economy? Una forma di comunismo opportunista (nel senso che le cose sono messe in comune e qualcuno ci guadagna…) in cui la proprietà privata era sostituita dalla condivisione. Avete presente quei turisti con zaino e capelli sporchi che regolarmente stazionavano davanti al vostro portone di casa, in periferia? Non chiedevano soldi ai passanti (non lì almeno) ma erano ‘ospiti’ di un appartamento che un vostro furbo coinquilino subaffittava tramite un sito molto noto che si chiama(va) Airbnb.

Inizialmente l’idea originale era di subaffittare una stanza, poi ci si è allargati ad interi appartamenti non utilizzati che non si volevano affittare a lungo termine (anche per paura di non liberarsi più dell’inquilino, come capita). E infine si è arrivati a comprare (con mutuo) apposta per poter affittare tramite Airbnb. Veri e propri business nati dal nulla, che ora probabilmente torneranno nel nulla.

A questo aggiungeteci le compagnie aeree low cost. Non fanno proprio parte della sharing economy, ma per molti versi ben si incastrano in questo concetto. Arrivi a Milano da Barcellona con un volo da 49 euro, zaino in spalla, niente bagaglio in stiva per risparmiare, un paio di mutande eun paio di sandali infradito. Con i mezzi pubblici ti sposti in periferia dall’altra parte di Milano, e lì aspetti fuori dal portone dove i residenti ti guardano con sospetto. Arriva – di solito in ritardo – il proprietario dell’appartamento e ti fa salire. Inizia la tua vacanza low cost. Airbnb prende una percentuale, il proprietario prende più di quanto avrebbe preso per un affitto normale, tu ti fai due giorni a Milano con 100 euro tutto compreso, anche i panini da McDonalds.

Questa era la sharing economy.

Idem dicasi per quelle orribili automobiline pseudo ecologiche parcheggiate di traverso sui marciapiedi, le biciclette, i monopattini… tutto in condivisione. Una app sullo smartphone (e vai con la ulteriore perdita di dati e di privacy…) e potevi salire in macchina, pagare per il tempo necessario allo spostamento, lasciarla dove dovevi scendere. La sharing economy. Un fenomeno che hanno cercato di infilarci giù per la gola negli ultimi anni. Cosi come i concetti di inclusivity sustainability, diversity… ma di questi parleremo in altro articolo.

Ma come? Non ti piace l’idea di condividere? È ecologica, è facile, è economica. Basta proprietà, i giovani di domani non dovranno comprare e possedere un’automobile. I giovani di domani non dovranno comprare e possedere una casa. I giovani di domani non dovranno avere un ufficio, basta uno spazio da condividere, per il tempo che ti serve… una figata. Insomma.

Una figata che ha sbattuto il naso frontalmente contro il virus. Quel virus.

Viaggiare a basso costo? Non se ne parla nemmeno. Al momento non si parla nemmeno di viaggiare, figuriamoci a basso costo… Ryanair, EasyJet & compagnia bella non ringraziano, e stanno fermi come dei gatti bagnati in attesa di sapere quale sarà il loro destino. Sarà brutto, statene certi. Per loro.

Trovare una sistemazione grazie ad Airbnb a bassissimo costo? Non più. Airbnb che non ha mai generato veri profitti è in ginocchio e probabilmente non si rialzerà. I proprietari che subaffittavano, ancora peggio quelli che si sono indebitati per poter poi subaffittare, sono con il culo per terra. Primo nessun viaggia e pochi viaggeranno nei prossimi mesi. Secondo, chi ha voglia di entrare in un appartamento privato ripulito alla bell’e meglio dal proprietario che non aveva mai fatto quel lavoro prima? E se il cesso è schizzato di virus…? E se i bicchieri sono sporchi? E se il tavolo è attaccaticcio e chissà cosa ci ha fatto l’inquilino di cui ancora mi pare di sentire l’odore, che è uscito 30 minuti fa?

Vero o non vero, sono i pensieri che girano nella testa di tutti, ovunque. Figuriamoci in una camera subaffittata.

E così sarà probabilmente per tutti gli ‘esponenti’ della sharing economy. Non ci mancheranno. E speriamo non ne nascano altri, una volta svanita anche questa ennesima emergenza ‘globale’. Almeno sarà servita a qualcosa.

 

ADVERSUS

 

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