
C’è un momento che ricorre nelle giornate degli italiani, alleggerendole e persino creando occasioni di condivisione: quello della pausa caffè. Un vero must tanto nelle aziende quanto negli spazi di coworking, persino per chi lavora in casa da remoto.
La pausa caffè è parte integrante di un lifestyle non soltanto made in Italy, risultando sinonimo di socializzazione, relax nonché di una resa migliore in termini di performance.
Al centro, nella maggior parte dei contesti, c’è la predilezione verso un formato particolare di tale bevanda: il caffè in cialde, pratico e perfetto per ottenere una tazzina, lunga o grande che sia, in pochissimo tempo. Le miscele migliori vedono al centro un dosaggio sapiente di Arabica e sono disponibili anche nella versione decaffeinata, apprezzata in special modo quando non si vuole rinunciare a un caffè in più, senza esagerare di caffeina.
Note storiche sulla pausa caffè, un rito tipicamente italiano
Prima della preparazione di massa del caffè presso gli uffici: la pausa caffè c’era già, anticipando i distributori automatici nonché le stesse macchine da caffè. Risale a prima della sua disposizione presso gli uffici e le fabbriche, dove veniva percepita più come una condizione di fermo produttivo e in quanto tale dannosa.
I prodromi si possono già inserire nella diffusione del consumo del caffè, che ha dato vita in particolare all’omonima rivista letteraria – Il Caffè – fondata a Milano nel 1764 da parte dei fratelli Verri.
L’inserimento effettivo nel contesto lavorativo risale agli inizi del Novecento, a opera di un ingegnere – Luigi Bezzera – che ebbe l’ardire di inventare la prima macchina di caffè espresso, mettendola a disposizione dei dipendenti.
Un’intuizione similare a quella della Barcalo Manufacturing di Buffalo, un’azienda di New York attiva nella produzione industriale di poltrone. Ed è proprio nel contesto statunitense che l’espressione “pausa caffè” fa la sua comparsa, all’interno della compagnia Pan-American Coffee Bureau, che lo disposse per pubblicizzare il proprio caffè.
Correva l’anno 1954 e il resto è storia, anche se, perché diventasse endemica nel panorama nazionale, si è dovuto attendere il 1968 e i movimenti operai. Da allora la pausa caffè è diventata un vero must presso tutte le aziende italiane: un rito irrinunciabile.
Perché fare pausa con un caffè
La pausa caffè porta con sé diversi benefici, a cominciare da quelli correlati a questa bevanda di origini così lontane, introdotta in Occidente da parte dei mercanti ottomani e veneziani.
Il caffè è:
- energizzante;
- riduce la stanchezza e la sonnolenza;
- aiuta a concentrarsi;
- favorisce la digestione e la memoria;
- vanta un’azione antiossidante.
Si tratta di peculiarità di ordine generale, tipiche anche delle versioni deca.
Ma la pausa caffè va oltre i benefici classici legati al caffè. È un momento per rigenerare corpo e mente, per staccare e riprendere subito dopo con maggiore efficienza.
Ed è l’ideale per fare amicizia e team building, condividere un punto di vista, essere più contenti di ciò che si fa nella quotidianità. L’importante è non esagerare: non più di due/tre caffè al giorno.















